La rinascita

Il giaciglio ancestrale dell’amaca ritorna protagonista del riposo

di Antonella Galli

L'amaca Amanda di Unopiù, resa famosa da Jep Gambardella ne “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, nella versione con struttura in legno lamellare e con la nuova base composta da due cilindri in acciaio zincato e sabbiato

2' di lettura

Nel 1934 sulla rivista Domus Gio Ponti scriveva: «Le nostre case di campagna debbono rispondere a caratteristiche del tempo nostro: l’amore per il moto e l’aria, e la voglia di evadere dalle preoccupazioni quotidiane, cioè la sete di vita poetica: esigenze della vita fisica, esigenze della vita spirituale». C’è un arredo semplicissimo, quasi primitivo, che corrisponde perfettamente al desiderio di evasione descritto da Ponti: l’amaca, giaciglio sospeso di origini antichissime e lontane, che assomma il movimento oscillatorio alla posizione distesa in un guscio tessile, fresco e accogliente. Se ne attribuisce l’invenzione ai popoli dell’America Centrale, e la diffusione nel resto del mondo a Cristoforo Colombo, che la importò in Europa sulle sue navi come giaciglio comodo e pulito per i marinai.

Oggi è sinonimo di relax assoluto e ha trovato forme e colori nuovi nel mondo del design. MissoniHome, ad esempio, propone il modello Luna percorso dalle inconfondibili rigature della maison: è realizzata in Messico con un intreccio manuale policromo di fili ritorti di nylon a tre capi. È esplicativo della sua funzione il nome dell’amaca prodotta da Paola Lenti: Farniente, disegnata da Bestetti Associati, è realizzata interamente in tessuto Trame, una maglia per outdoor in splendide tinte mixate, dal giallo al rosso, dal verde smeraldo al grigio.

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Nella memoria dei cinefili – e non solo – c’è l’immagine da Oscar di Toni Servillo, il Jep Gambardella de “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, sdraiato in terrazza sull’amaca Amanda di Unopiù ad ammirare il tramonto su Roma. Amanda, con il suo supporto ad arco in legno, è uno dei pezzi più rappresentativi dell’azienda viterbese, che lo produsse nel 1988 come una delle prime amache autoportanti. Dopo il passaggio cinematografico si è aggiudicata il ruolo di icona del relax outdoor. Ne spiega il successo Marco Ravasi, chief marketing officer di Unopiù: «Amanda ha donato a tutti la possibilità di avere un’amaca stabile e sicura, senza bisogno di sostegni esterni: ha preso così vita una nuova idea di amaca, un prodotto di design che ha innovato una proposta tradizionalmente concepita come una semplice rete da agganciare agli alberi». Quest’anno l’azienda, accanto alla versione originaria, ne propone una più contemporanea, con struttura in legno lamellare impregnato e ferramenta in acciaio. Alla base, anziché due blocchi in legno, a sostenere l’arco sono due cilindri in acciaio zincato e sabbiato.

Di forma innovativa è anche l’amaca della collezione Panama di Talenti, ideata da Palomba Serafini Associati, in cui il lettino in corda nautica dall’intreccio originale si mantiene stabilmente esteso grazie a un profilo perimetrale metallico. Una struttura autoportante in alluminio, leggera e robusta, garantisce la sospensione sicura e un materassino il comfort indispensabile al rilassamento totale.

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