il graffio del lunedì

Il Milan si salva al 91’. Ha abbastanza «Fattore C» per vincere lo scudetto?

Theo Hernandez evita la sconfitta nel giorno in cui vincono tutte le rivali dirette. L’Italia ritrova sé stessa ricordando Paolo Rossi. Ed esce per strada

di Dario Ceccarelli

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(Afp)

3' di lettura

Anche per il Milan dei giovani non è sempre festa. Questa volta, col Parma,  nel posticipo serale, se la vede brutta, ma brutta davvero. Sotto di due gol,  dopo aver preso quattro pali e sprecato l’impossibile,  riesce nella straordinaria impresa di pareggiare al 91, quando ormai la perfida macumba sembrava consumata. Ma il Diavolo, quest’anno,  ha  proprio qualche santo in Paradiso. E così Theo Hernandez, dopo  l’ennesimo parapiglia  in area emiliana, riesce a firmare  2-2. È il secondo gol del francese che, in versione Ibrahimovic, evita  ai rossoneri la prima caduta in campionato proprio nel giorno in cui la concorrenza (Inter, Napoli, Juventus, Roma) si fa sempre più minacciosa 

Il «Fattore C» sta col Diavolo?

Ora si apre il dibattito: questo passo falso  del Milan è un vero allarme  o è  invece l’ennesima conferma che quest’anno tutto  gira per il meglio? E che quel famoso «bus del cul» di cui parla sempre Arrigo Sacchi come elemento decisivo per gli scudetti, altrimenti detto «Fattore C», è decisamente propizio ai ragazzi del Milan? Difficile rispondere. Diciamo che, in attesa del ritorno del taumaturgico Ibra,  questo sarà il tormentone della settimana. Chi vede il bicchiere mezzo pieno dice che rossoneri allungano la striscia positiva (23 partite) di imbattibilità in campionato. Chi vede il bicchiere mezzo vuoto, dice invece che per il Milan la festa è finita. E che ora, quando il gioco si fa duro, verranno fuori le super corazzate con panchina extralarge. 

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L’Inter con l’elmetto

Vediamole queste corazzate.  L’Inter di Conte, ora a tre lunghezze  dal Milan,  dopo il solito primo tempo da brivido, ribalta il Cagliari  (tre a uno) nel finale. La novità  è che Conte  passa al «piano B»  e alla difesa a quattro quando le cose si mettono male. Nel primo tempo, incredibilmente, fa anche giocare Eriksen. Il tecnico  nerazzurro, insomma, azzarda una specie di autocritica. «Voglio l’inter con l’elmetto», dice  poi Conte con una delle sue solite  metafore belliche.  Voglio un bel gioco, invece, non lo dice mai.  

Napoli salvato da Lozano e Petagna

Bene anche il Napoli, ora a quattro punti dai rossoneri. Anche i partenopei, sotto di un gol con la Sampdoria, ricorrono al  famoso «piano B».  Ormai è una moda. Gattuso, forse in ritardo, inserisce Lozano e Petagna e il Napoli s’illumina  vincendo per 2-1. Meglio tardi che mai.

I soliti due rigori di Ronaldo

Domenica (quasi) tranquilla invece per la Juventus  che rifila tre reti al Genoa restando  agganciata al treno dello scudetto. In realtà, la Juve fa più fatica con i rossoblù che col Barcellona in Champions.  Però poi, grazie ai soliti  due rigori di Ronaldo, e alla prima rete di Dybala,  i bianconeri dilagano senza problemi. Un’altra che dilaga, sui resti del Bologna, è la Roma di Fonseca. Una specie di crudele tiro al bersaglio (5-1), con la difesa emiliana nella parte del povero orso che viene sforacchiato al Luna Park. Per il Bologna un inquietante  segnale di allarme. Per la Roma un avviso ai naviganti del campionato.  

Il commosso addio a Paolo Rossi

Dopo questo week calcistico, è impossibile non parlare di quanto sia stato corale e intenso l’addio a Paolo Rossi. Una travolgente ondata di affetto non  spiegabile solo con  la forte popolarità  di un calciatore che a suon di gol ha portato l’Italia a un trionfo inimmaginabile. Vedere i suoi vecchi compagni, Tardelli, Cabrini, Antognoni e tutti gli altri, accompagnarlo in spalla, con quelle rughe non nascoste dalle mascherine, ci ha commosso nel profondo, come se fosse andato via un pezzo di quell’Italia festante  che  tutti rimpiangiamo. 

(Ansa/Alessandro Di Marco)

Riguardando il sorriso di Rossi, gli abbracci degli azzurri, gli italiani  rauchi di felicità che  in quell’estate invadono  le strade, non si può non fare un confronto con questo presente  così avaro di certezze. Al punto che, appena  ci viene dato il via libera, ci si butta come automi  nelle strade dello shopping  per vedere l’effetto che fa. Una illogica allegria,  cantava Giorgio Gaber. 

Effetto Maradona

Già l’addio a Maradona, per quanto l’argentino  sia stato molto più controverso divisivo, ci aveva comunque riportato  alla bellezza  più autentica del calcio. E a un periodo dove tutto, non solo calcisticamente,  sembrava possibile. Anche che un povero ragazzo  di un barrio di Buenos Aires fosse osannato come un Dio.  Ma l’addio di Paolo Rossi, con la sua vita normale e (quasi) felice, ci ha colpito ancora di più. Che bello vederlo segnare quei tre gol al Brasile, abbracciarsi con Bearzot mentre il presidente Pertini lo guarda come un figlio ritrovato che lo rende felice. 

Dopo la caduta, fai tre gol al Brasile

Dopo un anno di lutti e di brutte notizie, rivedere quelle immagini così travolgenti  e cariche di umanità, quella squadra di amici così compatta, ci ha riscaldato il cuore facendoci uscire dalla gabbia dei cattivi pensieri. E  Rossi, con quel  sorriso infinito, anche  nella tristezza dell’addio ci  ha fatto un ultimo regalo ricordandoci che la vita, pur nelle cadute, vale la pena sempre di essere vissuta. E che ogni tanto, dopo una squalifica,  può anche capitare di  fare tre gol al Brasile. 

Per approfondire

Addio a Pablito, il “signor Rossi” che annichilì il Brasile

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