Sul piatto 2,1 miliardi di euro

Il Sud punta a nuovi impianti rifiuti: richieste oltre il doppio del budget Pnrr

In totale ci sono 2,1 miliardi di euro e le proposte, arrivate per il 45% dal Sud Italia, richiederebbero 12 miliardi

Toscana, Monni: con bandi Pnrr puntiamo a autonomia nei rifiuti

2' di lettura

Una valanga di progetti proposti dalle regioni del Sud per realizzare nuovi impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti o ammodernare quelli esistenti - progetti che da soli superano quanto ad ammontare di oltre il doppio il budget a disposizione - è calata sul ministero della Transizione ecologica. Obiettivo: aggiudicarsi le risorse messe sul piatto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. In totale ci sono 2,1 miliardi di euro e le proposte, arrivate per il 45% dal Sud Italia, richiederebbero 12 miliardi. A concorrere per le risorse del Pnrr (1,5 miliardi per Comuni e imprese pubbliche e 600 milioni per le imprese private) 1.860 progetti proposti dalle regioni del Mezzogiorno, del valore complessivo di 4,6 miliardi, che da soli eccedono di oltre il doppio il totale disponibile.

La selezione del ministero

Toccherà al ministero, con la collaborazione dell’Ispra (Istituto per la protezione e la ricerca ambientale), valutare quali progetti rispettano i requisiti dei bandi (chiusi mercoledì 23 marzo) e potranno aggiudicarsi i fondi a disposizione. Da tutta Italia sono arrivate 4.114 proposte, ha spiegato la sottosegretaria al Mite con delega all’economia circolare Vannia Gava presentando il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti, nella sede dell’Ispra. Sono 1.474 le proposte arrivate dal Nord (il 36% del totale), che cubano nell’insieme 4,4 miliardi di euro; dal Centro Italia 780 progetti (19%), per un valore complessivo di circa 3,3 milioni di euro.

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Il nuovo Piano nazionale per la gestione dei rifiuti

L'applicazione del nuovo Piano nazionale per la gestione dei rifiuti «eliminerà le inefficienze e le diseconomie, trasformerà i rifiuti da problema in risorsa», ha spiegato Gava (che è anche responsabile dipartimento Ambiente della Lega) assicurando che il Mite farà di tutto affinché «i progetti vengano valutati rapidamente e realizzati al più presto». «È necessario arrivare ad una autonomia di impianti a livello regionale e territoriale e bloccare “il turismo” dei rifiuti da una regione all’altra - ha sottolineato Gava - Avere una risorsa impiantistica vuol dire anche non avere circolazione su gomma e ulteriore inquinamento».

Gli obiettivi europei

La sottosegretaria ha ricordato da un lato che l’Europa ha fissato di ridurre al 10% nel 2035 la quota dei rifiuti in discarica e dall’altro che il 70% degli impianti per il recupero energetico sono nell’Italia settentrionale, la soluzione migliore a suo avviso per chiudere il ciclo dei rifiuti piuttosto che la discarica. Quote considerevoli di rifiuti dal centro e dal Mezzogiorno vengono invece trattate in impianti soprattutto nell’Italia settentrionale, ma anche esportate all’estero.

Il riferimento al Pnrr

Il Programma nazionale per la Gestione dei Rifiuti, ha spiegato il presidente dell’Ispra, Stefano Laporta, parte dal quadro di riferimento europeo, è una delle riforme strutturali per l’attuazione del Pnrr e punta a migliorare la capacità di gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti. Ha un orizzonte temporale di sei anni (2022-2028) ed è uno strumento strategico di indirizzo per le Regioni e le Province autonome. Il Pnrr, è stato ricordato, ha l’obiettivo di dotare tutto il paese di una rete omogenea di impianti di trattamento e riciclo dei rifiuti, colmando il divario esistente al momento fra Nord e Centrosud e puntando allo sviluppo di progetti “faro”, innovativi, di economia circolare oggetto di parte di quelli presentati al Mite.

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