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Il tedesco Kamna vince sull’Etna. Juan Pedro Lopez in rosa, cede Nibali

Il tedesco si prende la quarta tappa, con la prima salita: crollano i big, Nibali in crisi, affonda Dumoulin

di Dario Ceccarelli

Giro d'Italia, van der Poel è la prima maglia rosa

3' di lettura

Nella giornata dell’Etna, prima tappa in salita di questo 105esimo Giro d'Italia (arrivo a Rifugio Sapienza, 1892 metri), ci sono due senor Lopez al centro della scena.

Il primo è la nuova maglia rosa, il giovane spagnolo Juan Pedro Lopez, 24 anni, primo corridore iberico leader di classifica dai tempi (2011) del mitico Alberto Contador. A Juan Pedro, quando glielo dicono, quasi viene il magone. E la maglia rosa spagnola più giovane di sempre. «Una grossa emozione, questa maglia. Voglio portarla il più a lungo possibile perchè è la maglia più bella». È magro magro, Juan Pedro. Tutto fibra, ossa e muscoli. Pesa neanche 60 chili. Ricorda i grandi scalatori di una volta, che adesso nel ciclismo non vanno più di moda.

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Tappa al ritrovato Kamna

Allo spagnolo il comando della classifica, al tedesco Lennard Kamna, 25 anni, la vittoria di tappa. I due, ultimi superstiti di una lunga fuga di giornata, a un paio di chilometri dal traguardo, si sono accordati alla buona per non intralciarsi a vicenda. Obiettivo raggiunto con piena soddisfazione di entrambi. Il tedesco, va detto, non è un pivello qualunque. Già vincitore di una tappa al Tour del 2020, stava per spiccare il grande salto. Diventare una nuova stella. Poi, forse per la pandemia, forse per quegli strani meccanismi che regolano la testa delle giovani promesse, qualcosa si è rotto. Un buio di due anni finalmente interrotto prima dal successo a una tappa del Tour of the Alps, poi da questa bella impresa nella tappa dell'Etna.

«Credo di essere tornato quello di una volta », ha detto Kamna con due occhioni felici. «Ora posso solo migliorare». L'altro senor Lopez, di cui si parlava all'inizio, è invece il colombiano Miguel Angel Lopez, quello che avrebbe dovuto essere, a questo Giro, il capitano dell'Astana, la squadra di Vincenzo Nibali. Purtroppo Lopez, pochi chilometri dopo la partenza di Avola, si è dovuto fermare per un dolore muscolare alla coscia sinistra che, secondo i medici, si è riacutizzato proprio qui al Giro.

Inizio difficile per Nibali

Non è la prima volta che il colombiano ha dei guai in avvio di corsa. Già due anni fa, si era dovuto ritirare per una caduta nella crono d’apertura di Palermo. Forse, ha ironizzato qualcuno, soffre il caldo abbraccio della Sicilia. Il risultato però è che ora Nibali, 16esimo con più di 4 minuti di ritardo, deve tornare a fare l’uomo di classifica. Per lo Squalo non è un buon inizio. I big come Carapaz e Yates, sono due minuti più avanti. Ma il Giro è solo al principio, forse c'è ancora tempo per rimediare.

Chi invece è già fuori dai giochi è l'olandese Tom Dumoulin, maglia rosa nel 2017. Una giornata nera per il capitano della Jumbo. Quando la pendenza si è fatta sentire, ha subito perso terreno dai big finendo malinconicamente nelle retrovie. Oltre sei minuti di ritardo che difficilmente potranno essere colmati. Anche l'olandese, come il vincitore di tappa, il giovane Kamna, due anni fa si era “smarrito”, annunciando perfino il suo ritiro dal mondo del ciclismo. Troppa pressione, aveva detto. Dopo, Tom ha cambiato idea, ma qualcosa ancora non va. «Non capisco cosa mi succede. Non me l'aspettavo nemmeno io», ha poi detto lo sconsolato Dumoulin.

Dumoulin già fuori dai giochi

E quindi? Cosa ha detto la tappa dell'Etna? Tanto vulcanica non è stata, ma alcune cose le ha dette. La prima che Dumoulin è arrivato al capolinea. Spiace, ma questa è la verità. La seconda è che i grandi, Nibali a parte, sono più o meno tutti in un fazzoletto. Quello meglio posizionato, anche se ha preso una botta al ginocchio in una caduta, è l'inglese Simon Yates. Gli altri, compreso il favorito, Richard Carapaz, sono tutti uno vicino all'altro. Al massimo meno minuto di distacco.

Va peggio per il nostro Giulio Ciccone, a 50 secondi da Yates. Vincenzo Nibali è ancora più sotto a circa due minuti e mezzo. È dura finire indietro proprio davanti alla propria gente. Dimenticavamo Mathieu Van Der Poel. L’ex maglia rosa, dopo tre giorni di festa, ha preferito lasciar perdere arrivando venti minuti dopo. È un grande talento, ma le salite non fanno per lui. Lo vedremo presto in altre occasioni.

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