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«Il voto non è tutto, cerchiamo giovani svegli e ambiziosi»

A colloquio con Renzo Rosso, presidente del gruppo Otb (Only The Brave) e delegato di Confindustria per l’eccellenza, la bellezza e il gusto dei marchi italiani

di Claudio Tucci

(IMAGOECONOMICA)

5' di lettura

«Ai maturandi dico: studiate, e guardatevi intorno. Siate curiosi, cercate di capire subito le aziende dove potete inserirvi e mandate cv personalizzati. Ogni imprenditore sarà contento di aver a che fare con giovani svegli e ambiziosi, a prescindere dal voto che prenderete all’esame di Stato. A me piace la persona, il carattere, l’educazione, l’espressione, la volontà, la voglia di lavorare». A parlare è Renzo Rosso, presidente del gruppo Otb (Only The Brave), la holding da lui stesso fondata che controlla marchi di moda del calibro di Diesel, Maison Margiela, Marni, Viktor & Rolf, Amiri, Jil Sander e Staff International, e delegato di Confindustria per l’eccellenza, la bellezza e il gusto dei marchi italiani. «Oggi la scuola e il lavoro sono distanti, occorre avvicinarli di più, come hanno fatto all’estero».

Qual è il ricordo della sua maturità?
Ero molto arrabbiato per il voto finale alla mia maturità, ho preso 36/60, quando invece avevo addirittura portato la terza materia in più addizionale perché volevo arrivare a 60/60. Quindi, molto deluso. Della scuola ho però un bellissimo ricordo: non c’erano docenti in senso stretto, ma gli insegnanti erano dei tecnici dell’industria, per cui appena uscivi da questo istituto potevi già andare a lavorare perché sapevi fare, e bene, qualcosa. Pertanto, chapeau! Io sono un perito per la confezione, un percorso che consiglio a tutti quanti. Perché è uno dei punti forti del nostro saper fare. Il made in Italy è questo: il capitale umano, la qualità di chi sa fare le cose. E siamo i più bravi al mondo.

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Che cosa rappresenta oggi l’esame di maturità?
L’esame di maturità è sempre un momento importante perché uno deve portare i cinque anni di studio. Mi sembra però che gli studenti lo stiano facendo sempre più seriamente. Il consiglio che mi sento di dare a tutti i ragazzi è di continuare nell’impegno e nello studio della materia perché poi te lo ritrovi nella vita.

Quando assume un collaboratore a cosa guarda?
Quando inserisco una nuova risorsa in azienda è ovviamente molto più importante la persona, il carattere, l’educazione, il talento, l’espressione, la volontà, la voglia di lavorare. Sono tutte competenze trasversali che sicuramente vanno al di sopra del voto secco dell’esame di Stato. Per cui, sì, il voto di maturità non è così importante per me. Un ragazzo a quell’età non può essere identificato solo con un numero. Forse, è più importante il voto che il ragazzo prende all’università. Perché quella è la conclusione di un percorso più consapevole e maturo.

Cosa, secondo lei, manca ancora per avvicinare scuola e lavoro?
Per realizzare un vero rapporto scuola-lavoro, oggi quanto mai fondamentale, bisogna avere molte più interazioni tra gli istituti scolastici e le realtà produttive, fin dall’inizio, da quando cioè gli studenti scelgono di andare in determinate aziende, e quindi avere la possibilità di vedere i luoghi di lavoro da vicino. È importante anche che le aziende preparino delle brochure o dei video per farsi conoscere dalla scuola e far vedere esattamente quello che fanno. È importante che le imprese siano delle fabbriche aperte ai territori, che sappiano valorizzare le persone ed essere un punto di riferimento per le comunità. Tutto ciò è molto importante per far immedesimare gli studenti nel futuro e nel lavoro della loro vita. E dopo deve esserci molta più interazione con le imprese durante il periodo scolastico. Bisogna quindi avere, come accade già all’estero, delle giornate dove consentire ai ragazzi di passare delle ore dentro le realtà produttive per far avere ai giovani la percezione di cosa succede, di poter toccare con mano la realtà dei fatti e dei processi. E anche come sarà il futuro. Le imprese devono essere pioniere del cambiamento, quindi ad esempio su digitale e sostenibilità hanno assoluto bisogno delle idee e delle energie dei giovani.

Che suggerimento darebbe a un neo diplomato che a luglio esce da scuola e vuole entrare in azienda?
Prima di tutto di capire se lo studio che ha fatto è esattamente quello che vuole fare lavorando. Perché il lavoro che fai ti deve anche appassionare. Dopo aver fatto questa verifica iniziale di andare a vedere le aziende presso le quali potersi inserire. Si tratta di andare a studiare le imprese individuate e vedere cosa fanno. Poi stilerei un curriculum vitae personalizzato per quell’azienda in particolare. Le assicuro che, anche se l’analisi arriva da uno studente, l’imprenditore serio sarà molto contento di ricevere feedback dall’esterno, e magari, senza velleità, di poter ricevere qualche input costruttivo. E consiglio di fare un lavoro che li possa rendere sempre orgogliosi.

E per diventare un imprenditore di successo?
Io penso che imprenditore non si diventi, ma si nasca, fa un po’ parte del Dna, delle caratteristiche delle persone. C’è chi è più adatto alla managerialità o a una professione intellettuale o manuale, e chi invece ha più idee, intuizioni, e capacità di far business. Imprenditore, quindi, ritengo che ci si nasce. Quello che si può fare per diventare un buon imprenditore è non accontentarsi mai. Bisogna infatti sapere che nel mondo c’è sempre tantissima gente che fa meglio di te. Perciò occorre essere molto curiosi, conoscere, leggere, capire, andare a vedere cosa fanno gli altri. E, poi, grazie agli stimoli ricevuti da chi fa meglio di te, si potranno portare avanti iniziative e nuove idee per sviluppare al meglio l’azienda.

Paesi come Cina, Stati Uniti, Germania, investono molto nella formazione. Che ricetta indicherebbe al premier Draghi?
La scuola è la cosa più importante per la formazione della persona, e quindi per il futuro di un Paese. È troppo sottovalutata. A Draghi suggerirei di cambiare la scuola in genere, di riformarla. La scuola così come è confezionata è poco collegata al mondo del lavoro. Andrei a fare una ristrutturazione pesante con molto più impegno sulla conoscenza e anche molte più ore da far passare “on the job”. Anche i percorsi di studio devono guardare avanti, ai driver di crescita. Spesso la scuola arriva dopo invece deve anticipare. Ci sono opportunità incredibili, anche nella moda per esempio, con il metaverso. Io nelle mie aziende a chi posso chiedere di lavorare su questo se non a un giovane?

Una domanda personale: notte prima degli esami, com’è stata la sua?
Non ho dormito, sono stato sui libri tutta la notte, volevo fare bella figura. Ho letto e riletto, mi facevo interrogare per riuscire a dare il meglio di me stesso. Tutto questo nel voto finale non è emerso, la vita poi ha saputo ripagarmi degli sforzi fatti. Quindi non bisogna arrendersi anche di fronte a quelle che possono sembrare sconfitte.

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