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Imprenditori e samurai: perché in Italia ci sono imprese che hanno a che fare col bushido

Nel saggio di Cappellozza, Dal Pozzo e Maugeri un viaggio alla ricerca dello spirito dei nobili guerrieri giapponese nel sistema produttivo italiano

di Francesco Prisco

2' di lettura

Essere imprenditori in Italia, in un contesto non sempre favorevole per infrastrutture, carichi burocratici, diseconomie varie ed eventuali, ha in un certo senso a che fare con l’arte della guerra. Certe volte hai la sensazione di essere tu - con le cose in cui credi - contro il resto del mondo. Proprio per questo, se qui da noi esistesse un codice d’onore dell’impresa che resiste, non sarebbe molto diverso dal bushido, i sette principi che regolavano la vita dei samurai: onestà, coraggio, compassione, cortesia, sincerità, onore e lealtà. Fiaccola da tenere accesa anche nella notte più buia, eredità da trasmettere ai figli.

Poggia su questa suggestione Imprenditori e samurai - Viaggio alla scoperta dei valori e dello spirito dei nobili guerrieri giapponesi nelle imprese italiane, volume che esce ora per Este Libri curato insieme dai consulenti d’azienda Fabio Cappellozza, Gianni Dal Pozzo e da Mariano Maugeri, per vent’anni inviato del Sole 24 Ore. Testo che nasce da una meditazione dei giorni della pandemia, quando l’Italia era chiusa in casa e le imprese, in molti casi, per cause di forza maggiore non potevano produrre. E chi le guidava, in alcuni casi, sentiva dentro di sé ancora più forte il senso di appartenenza a un progetto, più che a un business. Quasi come una forma di ascetismo.

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Il libro individua così 15 figure di «imprenditori-samurai» che, dal Nord al Sud della penisola, fanno impresa nell’accezione etica - e per questo anche un po’ «epica» - del termine. C’è chi non ha paura di prendere decisioni come Massimo Pavin di Srimax, chi ha stoffa di antropologo come Emilio Leo del Lanificio Leo, chi sa tutto di materie prime e dove trovarle come Mauro Fanin di Cereal Docks, chi studia le curve demografiche come Luca Tomasi di inglesina, fino a chi sa meglio di tutti che la qualità fa la differenza anche quando si tratta di valorizzare prodotti dai più considerati commodities (Pippo Callipo di Callipo).

Quindici storie, quelle raccontate da Maugeri con approccio divertito e divertente, che sembrano un po’ rifarsi alla lezione di Arturo Ferrarin, erede dell’omonimo lanificio di Thiene (Vicenza) e grande appassionato di volo che nel 1920, a soli 26 anni, contro il volere della famiglia, con il suo biplano Ansaldo S.V.A. 9 di seconda mano si lanciò in un’improbabile trasvolata Roma-Tokyo, in compagnia del giovane motorista Gino Cappannini. Arrivò a destinazione dopo 112 ore di volo e innumerevoli peripezie. Per lui il principe Hirohito proclamò 40 giorni di festeggiamenti. Non lo sapeva, ma era idealmente il primo della dinastia tutta italiana degli imprenditori-samurai.

Imprenditori e samurai
Viaggio alla scoperta dei valori e dello spirito dei nobili guerrieri giapponesi nelle imprese italiane

A cura di Fabio Cappellonza e Gianni Dal Pozzo
Interviste di Mariano Maugeri
Prefazione di Marco Vitale
Este Libri
Euro 22
pp. 144

Riproduzione riservata ©

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