Italia

In Europa il perito è già industrial engineer

di Claudio Guasco

2' di lettura

Ho letto con attenzione il dibattito sulle pagine del Sole 24 Ore relativo all’ipotesi di modificare il nome di perito industriale in “digital maker”, o addirittura in “ingegnere diplomato”.

Al di là del mio diretto coinvolgimento come rappresentante dell’ordine dei periti industriali e dei periti industriali laureati, la sollecitazione mi stimola a una riflessione nell’interesse più generale. Sia per la necessità di qualificare al meglio il professionista che esercita attività tipiche, sia per informare il cittadino su quale sia il profilo più adeguato a rispondere alle necessità di servizi sempre più specializzati.

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Il punto di partenza è solo apparentemente semplice: nel nostro Paese da sempre culturalmente si confonde il titolo formativo con il titolo professionale, rischiando una sovrapposizione lessicale che trascina dietro di sé due figure diverse. La prima è quella del tecnico, necessario e indispensabile al mondo industriale e della produzione, la seconda è quella del libero professionista, direttamente collegata al titolo professionale del perito industriale iscritto all’albo con tutte le garanzie e i controlli che la legge gli attribuisce (esame di Stato, formazione continua, deontologia, controllo disciplinare, tirocinio).

La confusione deriva dal fatto che le due figure pur svolgendo attività differenti sono state legate finora a un comune percorso formativo e a una conseguente univoca denominazione. Cioè detto, se è vero che l’evoluzione legislativa - l’obbligo della laurea triennale per accedere all’albo dei periti industriali e prima ancora la necessità di maturare il tirocinio – impone una diversa identificazione del libero professionista, è altrettanto vero che l’esigenza della categoria di riconoscersi in un titolo professionale più adeguato, sia legata anche all’evoluzione tecnologica. Non certo per una difesa corporativa o per attribuirci più competenze, semplicemente per rendere il professionista perito industriale italiano uguale al suo omologo europeo che, a parità di formazione, esercita la stessa attività.

Al contrario di quello che accade in Italia, infatti, in Europa la figura del perito industriale viene più correttamente denominata come industrial engineer uniformandosi alla terminologia utilizzata dai legislatori degli altri Paesi europei.

Penso valga la pena fare una riflessione più consapevole e informata per l’utenza su una questione che va al di là del mero cambio di denominazione. Coinvolgendo istituzioni vigilanti, industria e parti sociali.

Presidente del Consiglio
nazionale dei periti industriali

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