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In Puglia boom di investimenti: la corsa alle masserie del lusso

Confermato l'appeal turistico di alta gamma per i grandi brand del settore: numerosi i cantieri aperti soprattutto nel Salento per trasformare le antiche costruzioni agricole

di Vincenzo Rutigliano

Masserie di lusso. In Puglia sono numerosi gli investimenti di trasformazione delle antiche masserie in resort di llusso soprattutto nell'area del Salento

4' di lettura

Al via, dal 25 maggio, la masseria extra lusso targata Baglioni Hotels&Resort, nelle campagne di Otranto, con camere e suite rigidamente in calce bianca, pietra a vista, muretti a secco, come nelle migliori tradizioni delle architetture rurali pugliesi.

Si chiama Masseria Muzza, costruita nel XVII secolo, una struttura semplice e lineare posta tra Baia dei Turchi e i laghi di Alimini, nei pressi del Golf Club Acaya, e marca lo sbarco, nel Salento, anche del gruppo Baglioni H&R che così arricchisce la sua collezione di resort di lusso che, da giugno 2021, conta anche su quello sardo posto a nord di San Teodoro, sulla spiaggia di Lu Impostu. La presenza anche del gruppo Baglioni nella regione è la conferma dell’appeal turistico di alta gamma che la Puglia ha per i grandi brand del settore, anche stranieri.

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La serie è lunga. Più a nord di Otranto, nel barese, a Polignano a Mare, dovrebbe sorgere infatti un polo turistico di lusso, frutto dell’intesa siglata nelle settimane scorse tra il gruppo spagnolo Melià – 400 hotel di fascia alta in tutto il mondo – e il gruppo barese Andidero, gruppo storico del turismo in Puglia che a Marina di Ugento aveva realizzato, negli anni 80, un maxi villaggio vacanze poi venduto, per metà, nel 2012, ai tedeschi di TUI, e successivamente l’altra, il Victor Village. Il progetto sulla costa nord di Polignano – posizione centrale a metà strada dall’aeroporto di Bari e da quello di Brindisi - ha un valore di circa 80 milioni , prevede un hotel a 5 stelle con 266 camere e 110 suite, la valorizzazione di un parco agricolo sul mare con il recupero dei trulli oggi esistenti e la realizzazione di un beach club. «Stiamo completando le procedure autorizzative e contiamo di avviare i cantieri – spiega Vittorio Andidero, amministratore delegato del gruppo – entro quest’anno e terminarli a fine 2024». Quanto all’accordo, Andidero spiega che in Melià ha trovato «un partner con una visione globale dei mercati, con una attitudine al leasure specifica sul Mediterraneo e un’intesa anche per il prodotto, la destinazione Puglia, le logiche locali. Non è una cosa scontata, non tutti comprendono la salvaguardia del paesaggio, i vincoli. Non tutti i brand hanno questa capacità ci compenetrarsi in queste esigenze locali».

Dietro questi investimenti internazionali vi è l’obiettivo di attrarre flussi turistici sempre più ampi, di fissare nuovi standard di ospitalità portando la propria esperienza di alto livello.Ad attrarre è, in particolare, l’area compresa tra il sud est barese, l’Alto Salento (Ostuni) e la Valle d’Itria, come per il gruppo Rocco Forte Hotels con la sua masseria Torre Maizza, del XVI secolo, a Fasano-Savelletri, contrada Coccaro. E ancora il nuovo resort di lusso targato Four Seasons Hotels and Resorts e Omnam Group che sorgerà a 40 minuti di auto da Ostuni, in provincia di Brindisi, con 150 camere e suite con accesso diretto alla spiaggia. E ancora la società di hotellerie di lusso Belmond, parte della galassia Lvmh, sbarcata in Puglia con l'acquisizione, sempre ad Ostuni, ad aprile 2021, della Masseria Le Taverne, struttura appartenuta alla famiglia dell'oncologo Umberto Veronesi, che diventerà un resort 5 stelle, con suite private con giardino e piscina, spa ristorante.

In Puglia è dunque corsa alla Masseria: voci insistenti, non confermate ovviamente, riportano infatti di un interesse anche del gruppo alberghiero internazionale Mandarin Oriental per la Masseria Lamacoppa (70 ettari di parco) di Ostuni della famiglia Mondadori. Una corsa alla masseria pugliese per farne resort di lusso, una gara che ha una data precisa, il 1996, quando la famiglia Melpignano decise di trasformare la sua casa di campagna, tra gli ulivi millenari di Savelletri di Fasano, nel resort Masseria San Domenico, intuendo l’appeal delle masserie storiche. In 25 anni alla prima si aggiungerà la Masseria Cimino, la Masseria Le Carrube e, nel 2010, Borgo Egnatia, villaggio pugliese ricostruito con pareti di tufo tagliate a mano. Il gruppo San Domenico Hotel ha notorietà internazionale e ancora nelle settimane scorse ha lanciato il reclutamento di 100 figure professionali per continuare ad assicurare la qualità dei suoi servizi. I nuovi investimenti faranno aumentare ancora i valori del patrimonio immobiliare alberghiero presente in Puglia e che, secondo la ricerca World Capital e PKF hotelexperts resa nota a giugno scorso, sono di poco superiori ai 4 miliardi, di cui 408 milioni per i 5 stelle. Gli investimenti stranieri si aggiungono a scelte che l’imprenditoria turistica pugliese ha fatto e fa da anni. Come il gruppo Greenblu H&R di Noci, nel barese, che ha trasformato in resort di lusso 5 stelle Borgobianco a Polignano a Mare, Torre Cintola a Monopoli, Torre Guaceto a Carovigno, a 400 metri dalla omonima riserva. «L’arrivo di questi brand internazionali –spiega Vincenzo Gentile, amministratore delegato di questo gruppo che conta 9 tra resort e hotel, 1.200 camere, 600 occupati, 25 milioni di fatturato – è positivo: concentra un forte interesse sulla Puglia e conferma la qualità dei nostri servizi che ci collocano ormai tra le mete turistiche preferite in Italia e all’estero».

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