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In ripresa il rent-a-car, ma mancano le auto. Bene il lungo termine.

I dati del mercato italiano del noleggio a breve e a lungo termine

di Pier Luigi del Viscovo

(Photocreo Bednarek - stock.adobe.com)

3' di lettura

È un'ottima notizia che nel primo trimestre il rent-a-car, dopo essere stato il comparto che più ha sofferto in pandemia a causa del crollo dei viaggi e della mobilità, abbia quasi recuperato il giro d'affari rispetto al pre-pandemia, segnando “solo” un ritardo del 4% sul 2020, che pure fu toccato per tre settimane dal lockdown. Il recupero tuttavia si presenta con aspetti nuovi. Se i giorni di noleggio sono indietro del 2%, i noleggi segnano ancora meno 22%. Significa che mancano ancora i noleggi brevi tipici del turismo, professionale e leisure, che già nel 2021 era stato il grande ritardatario della ripresa. Se poi associamo questi dati al fatturato che come detto è solo il 4% inferiore, emerge l'altra caratteristica, forse la più rilevante per il settore: i prezzi sono in crescita, a causa della penuria di auto che i costruttori rifiutano di fornire ai noleggiatori, preferendo darle ai clienti privati che pagano di più. Gli operatori stanno reagendo sia tenendo più a lungo le vetture in flotta, e ciò comunque fa lievitare alcuni costi, sia ricorrendo a prodotti made in China, e questo è il segnale che maggiormente dovrebbe preoccupare l'industria e le istituzioni del continente.

Il Rapporto 2021 di Aniasa, curato come ogni anno dal Centro Studi Fleet&Mobility, evidenzia che lo scorso anno il noleggio a breve termine ha risentito fortemente della sostanziale scomparsa del travelling nella prima parte e più in generale dell'assenza del tradizionale apporto proveniente dal turismo internazionale. Una stagione estiva positiva, con clientela quasi esclusivamente nazionale, ha consentito di registrare una decisa crescita rispetto al 2020, ma rispetto al pre-pandemia il settore ha visto dimezzarsi le attività (-51% dei noleggi) e ridursi di un terzo la flotta, i giorni di noleggio e il complessivo giro d'affari. La crisi dei semiconduttori ha poi fatto il resto, rendendo molto difficile l'approvvigionamento di vetture proprio nei periodi con elevata domanda.

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Bene invece il noleggio a lungo termine, che nel trimestre è cresciuto del 9% come giro d'affari e del 7% come flotta, nel solco del 2021 in cui, forte della stabilità del business e della continua espansione nel canale dei privati, ha consolidato la crescita del giro d'affari, con un fatturato complessivo di quasi 8,8 miliardi di euro (+12% sul 2020). E' proseguita la crescita della flotta (+5%) che per la prima volta supera il milione di veicoli, grazie a un più ampio ricorso alla proroga dei contratti concordato con la clientela.

Tra le novità assolute del Rapporto un'analisi sul mercato dei privati (con solo codice fiscale) che hanno scelto di noleggiare un'auto per le proprie esigenze di mobilità, rinunciando alla proprietà: a fine 2021 hanno raggiunto quota 100.000. Un dato significativo, che segna una crescita del 55% rispetto all'inizio del 2020 e che sale a 150.000 unità, considerando anche i privati con partita IVA.

Il messaggio che arriva da Aniasa, per bocca del suo neo-presidente Alberto Viano, è il forte disappunto per l'esclusione delle auto aziendali e del noleggio dagli incentivi messi in campo dal Governo. Un vero autogol sulla via della transizione verso l'elettrico, visto che il noleggio, dati alla mano, è il principale strumento in grado di favorire questa transizione del parco circolante e di accelerare il ricambio dei veicoli più inquinanti. L'esclusione rivela una visione limitata, ancorata al concetto di proprietà del bene auto, che rischia di rallentare il passaggio verso un modello di mobilità sempre più pay-per-use, un'evoluzione che porterebbe con sé evidenti positive ricadute in termini di sostenibilità ambientale e sicurezza dei veicoli, nonché certezza sul fronte delle entrate tributarie per l'Erario”.

Non sarebbe giusto chiudere senza menzionare l'annosa criticità della detraibilità IVA sulle auto aziendali ancora bloccata al 40% dal 2007 e, di proroga in proroga, confermata almeno fino al prossimo 31 dicembre. Una penalizzazione che crea forte disparità di trattamento fiscale sui costi di mobilità che le aziende italiane vivono ogni giorno sulla propria pelle rispetto ai competitors europei, ad esempio, di Spagna, Francia e Germania che possono detrarre il 100%. La proposta di Aniasa è di un graduale riallineamento a quanto previsto nei maggiori Paesi europei con una detraibilità al 100% per i veicoli elettrici, al 90% per gli ibridi e al 60% per gli endotermici. Secondo le analisi di Aniasa, oggi su una vettura aziendale media (valore 30.000 euro) il totale di detrazioni e deduzioni fiscali in Italia ammonta a 5.778 €, meno di un quinto di quanto riescono invece a ‘scaricare' le aziende tedesche e spagnole e circa un quarto di Francia e Gran Bretagna.

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