Le sfilate di Parigi

In scena la moda con effetti speciali, nostalgica dell’edonismo pre-pandemia

Come a Milano si alternano spettacoli in digitale e dal vivo che non rinunciano alla spettacolarizzazione: la sperimentazione coerente di Rick Owens, lo show Balmain e l'attenzione all'ambiente di Chloé

di Angelo Flaccavento

Rick Owens PE 2022

3' di lettura

La settimana della moda parigina attualmente in corso alterna, con ritmo catatonico, eventi in presenza e spettacoli digitali. Come già a Milano, anzi forse di più, le sfilate dal vivo sono però all'insegna del tutto come prima, dal pigia-pigia al dispendio faraonico di mezzi ed effetti speciali.

«Alcuni si interrogano sulla necessità e opportunità di tutto questo, altri no - dice Rick Owens - Io lo faccio». Dopo quattro show al Lido di Venezia, produzioni leggere ma dal forte impatto visivo ed emozionale, Owens torna al Palais de Tokyo: all'aperto, in mezzo al fumo bianco e denso sparato da un plotone di piccole macchine. Non di mero espediente scenico si tratta, però, e non solo perché Owens pensa di commercializzare una versione portatile delle suddette macchine.

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Rick Owens

«Il fumo è associato alla vita notturna, al più sfrenato edonismo, ma anche al rito. Le macchine lo contengono: questa alternanza di controllo ed eccesso riassume il momento, e di certo il mio mondo», spiega. La collezione ha lo stesso movimento nebuloso, avvolgente e ondivago della nebbia attraversata dalle modelle: alterna picchi sexy a momenti sobri e solenni, passa dal nero profondo a tinte acidule o sature, dalle torsioni voluttuose alle leggerezze aeree. In un momento in cui la moda sembra piombare nell'ovvietà, di forme e di pensiero, Owens rimane uno dei pochi autori che continuano a sperimentare. Percorre una strada tutta sua, fatta di costruzione, lavoro vero sull'oggetto, affinando una estetica la cui coerenza evolutiva non smette di sorprendere.

Chloé

Gabriela Hearst, da Chloé, considera l'impatto sull'ambiente di ogni singola azione, dalla costruzione del set alla realizzazione degli abiti. La sfilata, sotto il sole zenitale e un cielo azzurro intenso, è una gioia per gli occhi: sulle sponde della Senna, con vista su Notre Dame e île Saint Louis, en plein air. Questa è la seconda prova di Hearst per la maison parigina: un passo avanti rispetto al debutto, ma ancora da affinare. L'immagine neo-hippie, asciutta invece che sbracata, è azzeccata, così come l'insistenza su texture, patchwork, fatto a mano. Peccato che siano proprio le texture ad apparire un po' piatte, il craft poco evidente. Rotondità e tridimensionalità sono aspetto da approfondire.

Dior, il circo colorato del non-sense

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Da Dior, Maria Grazia Chiuri opta per lo show-performance, con il set - una sorta di gioco dell'oca torreggiante, chiamato Gioco del Nonsense - disegnato dall'artista Anna Paparatti. Le modelle si muovono in cerchio, una per una, in una coreografia dalla forte geometria visiva. La collezione è ugualmente grafica: una delle più asciutte di Chiuri, che nell'archivio della maison sceglie come punto di partenza lo Slim Look di Marc Bohan, datato 1961 e caposaldo del giovanilismo della decade. A tratti, è tutto molto letterale, ma il senso di sintesi giova al messaggio, e così la dimensione ludica. «Questa è la mia difesa del gioco della moda - dice Chiuri -. L'abito ci aiuta a performare nel mondo». Il gioco della moda, questa stagione, riscopre il corpo, la sensualità, il sesso. Gli abiti sono cortissimi, oppure, anche se lunghi, si riempiono di tagli e aperture che svelano.

Balmain, per il super show tornano le top model anni 90

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Da Courrèges, Nicolas di Felice opta per un enunciato teso, angoloso, perforante. Da Coperni la seduzione è prevedibile, da Balmain ostentata e neobarocca, da Acne impigliata in un vuoto spaziotemporale tra passato e futuro.

Saint Laurent, la sfilata fra sculture di luci e acqua

Da Saint-Laurent è una teoria di tutine di lycra issate su trampoli impossibili, intervallate da lunghi abiti, oppure giacche, dalle spallone anni quaranta, e gioielli. Con un certo acume, il direttore creativo Anthony Vaccarello guarda a Paloma Picasso, donna volitiva dallo stile voluttuoso e influenza fortissima su Monsieur Saint-Laurent. La interpreta a modo suo, certo: con una secchezza di tratto che a volte intriga, altre suona sorda.

Tutto è talare e castigato, genere collegio svizzero, da Raf Simons, dove invero par di essere da Prada. Come che sia, la seduzione antigraziosa, in tempi di scosciature, brilla.

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