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Auto, prenotazione incentivi al via. A chi convengono di più?

Pronta la circolare ministeriale che permetterà ai concessionari di raccogliere contratti agevolabili, anche se l’apertura della piattaforma telematica di prenotazione è prevista per il 25 maggio

di Maurizio Caprino

Auto e moto, da lunedì gli ecoincentivi

5' di lettura

Dopo due mesi e mezzo di attesa, che ha bloccato il mercato, arrivano gli incentivi auto: il Dpcm del 6 aprile che li fa partire è stato pubblicato oggi, lunedì 16 maggio, sulla Gazzetta Ufficiale. Per il ministero dello Sviluppo economico (Mise), che ha preparato una circolare, ciò basterà perché i concessionari inizino a raccogliere subito contratti agevolabili, anche se l’apertura della piattaforma telematica di prenotazione è prevista per il 25. La circolare affronta alcuni dubbi applicativi. Altri saranno trattati dalle nuove faq, attese per il 25 maggio.

Dubbi di altro tipo riguardano l’effettiva convenienza degli incentivi: oltre agli importi limitati rispetto agli anni scorsi, pesano i prezzi rincarati, i tempi di consegna lunghi e i cambiamenti attesi che potrebbero rendere obsoleti anzitempo modelli oggi incentivati.

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Il percorso disegnato dall’Ue

La verità è che stiamo davvero entrando nella transizione ecologica disegnata da norme Ue sin dal 2016 non ancora complete. Finora la si è narrata solo con slogan. Il cambiamento tocca pure le norme sui bonus. Si passa dalla fase sperimentale - avviata a marzo 2019 e terminata nel 2021, dopo l’allargamento ai motori tradizionali dall’estate 2020 per la crisi pandemica - a un percorso disegnato a grandi linee il 1° marzo dal Dl 17/2022 (articolo 22), che porta al 2030. Cioè all’anno in cui l’attuale normativa Ue prevede emissioni medie di CO2 (non inquinante, ma responsabile dei cambiamenti climatici) delle auto sul mercato ridotte del 37,5% sul 2019.

A quel punto, non saremo lontani da quel 2035 per il quale la Commissione Ue ha proposto di mettere al bando la vendita di auto con motore tradizionale. E lo standard antinquinamento sarà l’Euro 7, che dovrebbe nascere a luglio per entrare in vigore nel 2025. Assieme a guida semiautonoma ed elettrificazione, renderà più costose anche le auto con motore diesel o benzina. Spingendo molti a tenersi la propria attuale vettura, se non fosse che nel frattempo le limitazioni al traffico in molti centri abitati saranno più selettive (soprattutto al Nord), anche perché giovedì 12 maggio la Corte Ue ha condannato per la seconda volta l’Italia per gli sforamenti dei limiti di inquinamento. Così non pochi dovranno rinunciare all’auto o ricorrere al car sharing (dove fruibile).

Aggiustamenti successivi

Nessuno sa come si arriverà al 2030. La commissione Ambiente del Parlamento europeo ha confermato la proposta di bando al 2035 (bocciata a fine aprile in commissione Trasporti) e approvato nuove tappe intermedie: rispetto ai valori di CO2 del 2021, tagli del 20% nel 2025 e del 55% nel 2030, ma senza la tappa intermedia del 2027 richiesta dagli ambientalisti, “accontentati” invece dalla bocciatura del trattamento di favore per i carburanti sintetici proposto col favore delle industrie. Ora si attendono il voto dell’Aula, nella sessione 7-8 giugno, e il passaggio alle trattative con i governi nazionali, che porterà alle norme definitive.

Il governo Draghi, stretto fra necessità dell’ambiente e rischio di affondare la filiera automotive italiana, non dà una linea di lungo periodo: il Dl 17/2022 si limita a stanziare per gli aiuti al settore un miliardo di euro l’anno dal 2023 al 2030 (700 milioni per il 2022). I dettagli sono di volta in volta in Dpcm. Il primo, firmato il 6 aprile, riguarda il periodo 2022-2024, facendo intuire novità dal 2025.

Con i giri di vite Ue sulle emissioni, si diffonderanno le auto elettriche, anche a scapito delle ibride oggi ambite. Solo il tempo dirà se il passaggio all’elettrico sarà totale e se abbatterà la CO2: la produzione di batterie è energivora e tanto costosa da rischiare di favorire, almeno potenzialmente, risparmi né ecologici né etici.

Regole e importi del bonus

In sintesi, per l’acquisto, anche in leasing, di autovetture nuove (veicoli di categoria M1) immatricolate in Italia, se le emissioni sono fino a 20 g/km (auto elettriche) e il prezzo di listino non supera i 35mila euro, Iva esclusa, spetta un contributo di 3mila euro; si possono aggiungere 2mila euro se si rottama un’auto. Il contributo scende a 2mila euro per emissioni tra 21 e 60 g/km (ibride plug-in) e spetta con un prezzo fino a 45mila euro oltre l’Iva; si possono aggiungere 2mila euro con la rottamazione. Per le auto nuove nella fascia 61-135 g/km (endotermiche a basse emissioni) con prezzo fino a 35mila euro oltre l’Iva, spettano 2mila euro e solo se c’è rottamazione.

L’auto va intestata al beneficiario del bonus, che deve mantenerne la proprietà per almeno 12 mesi. La rottamazione deve essere contestuale all’acquisto; l’auto demolita deve essere di classe inferiore a Euro 5 e intestata, da almeno 12 mesi, all’acquirente o a un suo familiare convivente.

La circolare

La circolare del Mise precisa che per le prenotazioni si applicano le disposizioni del Dm 20 marzo 2019 che furono dettate per gli incentivi precedenti, ritenendole compatibili (e il Dpcm stabilisce proprio che si applicano tutte le vecchie regole compatibili con i nuovi bonus). Al momento della prenotazione, e allo scopo di accertare la sussistenza dei requisiti previsti, dovranno essere riportate alcune informazioni.

Innanzitutto, nel caso di acquisti da parte di persone fisiche, una dichiarazione di presa d’atto dell’obbligo di mantenimento della proprietà del veicolo acquistato per almeno 12 mesi. Per acquisti effettuati da persone giuridiche, sarà necessaria una dichiarazione sostitutiva di atto notorio relativa all’impiego del veicolo in car sharing con finalità commerciali e con contestuale dichiarazione di presa d’atto del mantenimento di tale impiego nonché della proprietà del veicolo acquistato per almeno 24 mesi.

I moduli per le dichiarazioni saranno resi disponibili sul sito ecobonus.mise.gov.it.

La circolare specifica poi che sulle prenotazioni completate in piattaforma saranno effettuati controlli di completezza e regolarità della documentazione fornita dai venditori. In caso di accertata indebita fruizione totale o parziale del contributo per mancanza dei vari requisiti, scatterà la revoca.

Dubbi residui

Ancora nessuna precisazione sul problema peculiare del car sharing: in buona parte dei casi, le vetture in realtà non sono acquisite direttamente dagli operatori ma da loro prese in sublocazione presso società di noleggio. In assenza di precisazioni, non è improbabile che un simile schema non possa fruire degli incentivi.

I venditori dovranno confermare le operazioni entro 180 giorni dalla data di apertura della prenotazione. Un punto che aveva sollevato forti dubbi tra gli operatori del settore considerati i ritardi delle consegne dovuti alla carenza internazionale di chip utilizzati nel processo di produzione delle auto.

Infine, il tenore e la formulazione letterale del Dpcm fanno pensare che ogni beneficiario possa acquistare con bonus solo un’auto in questa tornata di incentivi (cioè fino al 2024), tranne che nel caso del car sharing. Servono però conferme esplicite ed ufficiali, perché è la prima volta che gli incentivi contengono vincoli sul tempo minimo per il quale un’auto acquistata in modo agevolato debba essere mantenuta nella proprietà del beneficiario.

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