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Qualità della vita, da Rimini a Firenze: ecco le capitali italiane del tempo libero

Dalla densità turistica alla spesa negli spettacoli, passando per il numero di agriturismi e di ristoranti: la terza tappa verso la Qualità della vita 2019 fotografa un’Italia dove residenti e visitatori amano godere del proprio tempo libero, al mare (o in montagna) ma anche in città

di M. Casadei e M. Finizio


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(Marka)

4' di lettura

Sedersi a un tavolino che affaccia su una piazza animata da chiacchiere e persone, oppure che dà sul mare, e bere un caffè o un aperitivo. Mescolarsi alla folla per assistere a un concerto, in spiaggia oppure in uno stadio che ospita decine di migliaia di persone.

Godersi la natura in un agriturismo immerso nella campagna o la bellezza di un’opera d’arte esposta nel museo di una grande città. Una componente chiave dell’“italian lifestyle” che piace così tanto all’estero - e attira nel nostro Paese turisti da tutto il mondo - è senza dubbio la capacità di vivere appieno il proprio tempo libero, sfruttando una serie di possibilità legate sia al territorio sia all’offerta culturale.

Proprio quest’ultima, unita al fascino esercitato sui turisti, mette Rimini e provincia in testa alla classifica generale dell’Indice del tempo libero, terza tappa di avvicinamento alla Qualità della vita 2019, edizione che celebra i 30 anni dell’indagine del Sole 24 Ore sul buon vivere.

Indice del tempo libero, vai alla classifica interattiva .

Nonostante il tiepido inizio della stagione estiva 2019 (si veda Il Sole 24 Ore del 13 agosto), il primo posto di Rimini riflette un importante sviluppo storico: «Fin dalla fine degli anni Cinquanta - spiega Andrea Gnassi, sindaco del capoluogo di provincia, commentando il primato - è stata la capitale delle vacanze nel Paese; oggi la traiettoria di sviluppo va verso una Rimini meta turistica e dell’ospitalità per 12 mesi all’anno, superando il clichè della città balneare».

Dagli agriturismi ai cinema

L’Indice del tempo libero nasce dall’incrocio di 12 indicatori, ciascuno dei quali fotografa un diverso aspetto del tempo libero “speso” sul territorio da turisti e residenti: l’attrattività, la diffusione di bar e ristoranti, di librerie e agriturismi, l’offerta in termini di spettacoli, ma anche la spesa al cinema o a teatro.

Lab24/ Indice della salute, vai alla classifica interattiva.

Oltre alla già citata Rimini, con la Riviera romagnola che spicca anche per l’offerta food&beverage (è all’ottavo posto per numero di ristoranti e bar), la classifica generale - frutto della media dei punteggi ottenuti dai territori nei singoli indicatori - mette sul podio due grandi città d’arte: Firenze, medaglia d’argento, e Venezia, al terzo posto. A completare la top 5 sono altre due grandi città, assai diverse tra loro: Trieste, quarta, e Milano, quinta.

Se si allarga il focus alle prime dieci classificate, spiccano altre quattro province toscane, Siena (6°) e, Grosseto (7°), Livorno (8°) e Pisa (10°). Nella top 10 anche Gorizia (9°) che come Trieste, essendo sul confine, è spinta in alto anche dalla presenza di stranieri che scelgono queste mete per weekend oltre confine , ma a corto raggio. In fondo alla classifica, di contro, troviamo tre province del Sud: Enna (107°), Isernia (106°) e Agrigento (105°).

Lab24/ Indice del clima, vai alla classifica interattiva.

I primati

Ogni indicatore indaga, dunque, una diversa componente del tempo libero e della sua gestione. E mette in luce primati (positivi e negativi) differenti. Rimini è prima per densità turistica, ma se si parla di permanenza, la leadership spetta alla provincia di Crotone, seguita da Fermo e Vibo Valentia.

Nel complesso, quest’indicatore premia Calabria e Sardegna: nella top 10, infatti, ci sono anche Cosenza (9°, la terza calabrese) e tre province sarde (Nuoro, Sud Sardegna e Sassari). Se si parla di ricettività e natura, dove a vincere è Bolzano, il primato spetta alle province toscane: occupano tre posizioni tra le prime dieci. Verona trionfa invece per spesa pro capite in cinema e teatri: una vittoria comprensibile, se si pensa all’Arena e ai suoi spettacoli. L’Aida di Verdi, secondo l’Osservatorio Siae, è stato l’evento lirico campione d’incassi nel 2018.

Le grandi città, d’arte e non, sono in cima alla classifica generale (non tutte: Napoli è al 43esimo posto) complice l’alta densità turistica - che, pur premiando sempre Rimini, vede Venezia, Napoli, Milano, Roma e Firenze tra le prime 10 - e l’offerta ampia e la spesa pro capite sia negli spettacoli nel loro complesso, che catturano un’audience internazionale, magari attirata proprio dall’evento (un concerto, una partita di calcio) in sé, sia in cinema e teatro che raccolgono spettatori soprattutto nel bacino locale.

Focus sugli investimenti

Per mantenere un’offerta ampia e competitiva sono necessari investimenti costanti. Lo dimostra il caso di Rimini, protagonista di uno «sviluppo sostenibile, orientato sempre più sul versante della cultura, dell’ambiente, che avrà nei prossimi 5 anni la massima espansione attraverso l’apertura del nuovo Museo internazionale Federico Fellini (nel 2020) e nella rigenerazione di tutti gli undici km di lungomare, riqualificati a percorsi ciclopedonali e area benessere più grande d’Europa, attraverso il parco del Mare, i cui lavori cominceranno a ottobre», racconta il sindaco Gnassi.

Gli investimenti nella cultura sono importanti anche nella strategia di Enna, capoluogo dell’ultima provincia classificata nell’Indice del tempo libero. La città, 28mila abitanti, si sta impegnando a coltivare maggiormente questa dimensione, tutelando il patrimonio monumentale e proponendo un calendario di eventi musicali e artistici.

«Quest’anno abbiamo investito un milione di euro in eventi - spiega Francesco Colianni, assessore al Turismo del Comune di Enna - rafforzando la nostra offerta: abbiamo una stagione teatrale seguita, organizziamo concerti e mostre. Il nostro fiore all’occhiello è la settimana santa, che porta in città molti turisti: quest’anno abbiamo registrato un incremento di persone che hanno dormito in città».

Chi arriva a Enna può anche visitare il Castello di Lombardia e la torre: «Abbiamo fatto un accordo con il Demanio per la creazione di un ticket per l’accesso all’area museale». Un biglietto che, considerati i 40mila visitatori all’anno del Castello, potrebbe far salire la spesa pro capite di Enna e, di conseguenza, trainare la sua provincia oggi penultima nell’indicatore di spesa complessiva e al 104° posto per l’esborso pro capite in cinema e teatri.

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