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Industrie del cemento, piano da 4,2 miliardi per dimezzare la CO2

Le aziende cementiere rappresentate in Federbeton sono pronte a investire 4,2 miliardi di euro per tagliare le emissioni di CO2 e centrare l’obiettivo della neutralità carbonica

di Marco Morino

(acnaleksy - stock.adobe.com)

2' di lettura

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L’industria italiana del cemento e del calcestruzzo, rappresentata in Federbeton, è pronta a investire 4,2 miliardi di euro per tagliare le emissioni di CO2 e centrare l’obiettivo della neutralità carbonica. Ma senza misure di supporto le imprese della filiera del cemento e del calcestruzzo sono a rischio. Il principale è quello di perdere competitività rispetto alle industrie dei Paesi extra Ue, che non sono soggette alle stesse normative ambientali.

I meccanismi di protezione

È fondamentale, avvisa Federbeton, che i meccanismi di protezione ipotizzati dalla Commissione europea entrino in funzione il prima possibile e con valori adeguati. Questo, in sintesi, il messaggio che il presidente di Federbeton, Roberto Callieri, ha lanciato ieri incontrando, a Roma, un gruppo di parlamentari e rappresentanti del governo (tra cui il viceministro dello Sviluppo economico, Gilberto Pichetto Fratin). Spiega Callieri: «La filiera del cemento e del calcestruzzo vuole essere tra i protagonisti della transizione ecologica. Per affrontare la sfida della decarbonizzazione, le imprese si sono dotate di una strategia che, da qui al 2050, prevede investimenti per un totale di 4,2 miliardi di euro, oltre agli extra-costi operativi pari a circa 1,4 miliardi annui. Solo con adeguati e immediati strumenti di supporto si potrà impedire il depauperamento del tessuto industriale, preservare la competitività della filiera e scongiurare la delocalizzazione delle emissioni».

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Le azioni disponibili subito

Alcune azioni previste dalla strategia per la decarbonizzazione di Federbeton sono immediatamente disponibili, come il ricorso ai combustibili alternativi in sostituzione di quelli fossili; altre necessitano di una fase di sviluppo, come le tecnologie di cattura della CO2. Tra le azioni ritenute idonee, c’è anche la riduzione del rapporto clinker-cemento: una parte delle emissioni di CO2 sono determinate dalla stessa materia prima utilizzata per produrre il clinker (il prodotto intermedio del cemento). Produrre e utilizzare cementi innovativi con un minor contenuto di clinker - spiega Federbeton - consente di ridurre le emissioni, mantenendo comunque invariati gli standard di qualità e sicurezza del materiale.

Gli investimenti

Tutte queste azioni - ribadisce Federbeton - comportano investimenti da parte delle aziende e determinano anche un aumento dei costi operativi. Il rischio è che l’industria perda competitività nei confronti dei Paesi extra Ue che, non dovendo raggiungere gli obiettivi ambientali condivisi in Europa, hanno costi operativi più bassi. Del cemento non si può fare a meno, perché è alla base della vita quotidiana, della mobilità, della sicurezza, della stessa crescita economica del Paese. Aumenterebbero quindi le importazioni, con tutte le conseguenze negative sul clima globale derivanti da produzioni con bassi standard ambientali e da trasporti più lunghi. Ecco perché Federbeton sollecita «misure adeguate e di immediata applicazione a tutela del settore».

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