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Inflazione ferma, ma non per gli alimentari dove continua il caro prezzi

Il costo della spesa per i beni alimentari è cresciuto del 2,5% a maggio su base annua

di E.Sg.

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(Imagoeconomica)

Il costo della spesa per i beni alimentari è cresciuto del 2,5% a maggio su base annua


2' di lettura

Mentre si registra un calo dei prezzi generalizzato (-0,2% sia su base mensile che rispetto allo scorso anno, dato condizionato al ribasso dai benei energetici), aumenta il costo della spesa per i beni alimentari, per la casa e la cura della persona.

Lo comunica l’Istat diffondendo i dati definitivi sui prezzi al consumo di maggio, dove viene segnalato che la crescita tendenziale (cioè riferita allo stesso mese del 2019) dei beni alimentari passa dal +2,7% di aprile a +2,5%. «Pur continuando a registrare tassi di crescita elevati – specifica l’Istituto nazionale di statistica – decelerano i prezzi dei vegetali freschi o refrigerati»: da +6,4% a +5,3%, cioè il 2,9% in meno rispetto ad aprile. Analogo trend per la frutta fresca: da +9,6% a +7,9% (ma il dato congiunturale, cioè riferito ad aprile, è pari a +9%).

«Volano i prezzi al consumo nel carrello, dai salumi (+3,7%) alla frutta (+7,9%) ma anche latte (+3,5%) e carne (+2,7%) – si legge in una nota di Coldiretti – tutto questo in controtendenza con l’andamento generale che su base tendenziale vede il Paese in deflazione (-0,2%)». Incrementi anche per pesce surgelato (+5%), verdura (+5,3%), pasta (+3,5%), burro (+2,1%), formaggi (+2,4%), acqua minerale (2,3%) e zucchero (+2,2%), «prodotti spinti dall’andamento anomalo della domanda che ha favorito l'accumulo di scorte di prodotti durante l'emergenza sanitaria e dalle limitazioni ai consumi fuori casa».

Ad incidere sulle quotazioni, sottolinea la Coldiretti, «sono stati i problemi di una scarsa concorrenza nell’offerta per la chiusura forzata in molte regioni di mercati rionali e degli agricoltori, riducendo le possibilità di scelta dei consumatori. Una situazione che ha favorito le speculazioni al ribasso in campi e stalle, tagliando i compensi pagati ai produttori che non riescono neanche a coprire i costi. A pesare oltre all'andamento sfavorevole del mercato, è stato il clima impazzito in una primavera iniziata con il gelo, proseguita con caldo e siccità, per andare a concludersi con le tempeste di vento e grandine».

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