due ricerche sulla fruizione culturale

IntesaSanpaolo, driver per la cultura

Il lockdown ha avuto effetti negativi sul consumo live degli eventi, la scoperta del web ha ampliato il pubblico e ibridato l’offerta. Necessaria una bancarizzazzione delle imprese creative

di Marilena Pirrelli

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Il lockdown ha avuto effetti negativi sul consumo live degli eventi, la scoperta del web ha ampliato il pubblico e ibridato l’offerta. Necessaria una bancarizzazzione delle imprese creative


5' di lettura

In molti stanno monitorando l'impatto del Covid-19 sulla fruizione della cultura in Italia, dal vivo praticamente azzerata, con campioni più o meno grandi di intervistati e conclusioni medesime: ci si rifugia sul web in attesa di tempi migliori, tuttavia una novità emerge. La cultura in questi tempi attrae un pubblico più ampio, che sia teatro, museo, mostra, concerto o festival sul web i nuovi visitatori sono tanti e intendono restarci per fruire cultura, “consumo” che ha reso più “leggero” il confinamento.

Ora le due ricerche che Banca IntesaSanpaolo mette a disposizione degli operatori della cultura per aiutarli a ripartire, pone l’istituto in un ruolo driver in questo settore che raramente ha ricevuto attenzione dagli operatori del credito o solo da parte di banche dedicate. Il settore in effetti è poco bancarizzato e non solo per ragioni legate alla mancanza di cultura finanziaria al suo interno - la Fondazione Cariplo insieme ad IntesaSanpaolo da molto tempo con i progetti Crowd4Culture, iC-innovazioneCulturale lanciato nel 2018, FUNDER35, nato nel 2012, fa un’azione di formazione sul campo degli operatori, ma anche per l’assenza di studi ad hoc sul settore (ogni anno il rapporto Federculture fotografa il settore al suo interno) e di impegno da parte degli istituti bancari, ritenendo il settore poco profittevole e poco capace di garantire garanzie reali e flussi di cassa. Ma il vero problema ieri come domani quando bisognerà riaprire glli spazi della cultura sarà la bancarizzazione del comparto delle imprese culturali e creative. Già a ottobre del 2019, quando il settore cresceva con un’ulteriore previsione di crescita dei livelli di attività della propria impresa, nello studio condotto dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Mediocredito Italiano, risultava centrale il tema dei finanziamenti bancari, oltre la metà delle imprese vi faceva ricorso, soprattutto credito a medio lungo termine per lo sviluppo della propria attività. Ma, soprattutto, le imprese “chiedevano” strumenti finanziari adeguati e interlocutori qualificati in grado di comprendere le loro specificità.

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Le nuove ricerche

“I consumi culturali degli italiani ai tempi del Covid-19: vecchie e nuove abitudini” e “Effettofestival 2020: i festival di approfondimento culturale ai tempi del Covid-19”, sono state commissionate da Intesa Sanpaolo, la prima a Ipsos e la seconda a Giulia Cogoli e Guido Guerzoni. La banca con il Progetto Cultura, le Gallerie d’Italia e le attività di sostegno a progetti e istituzioni culturali è uno dei primi operatori del Paese. Indagare l'impatto del lockdown sulla cultura italiana è lo strumento per venire in soccorso delle organizzazioni culturali impegnate a programmare la ripartenza. La cultura intesa in senso ampio è un aspetto importante nella vita delle persone, perché assolve a diversi bisogni: crescita personale, riflessioni su temi attuali, condivisione, svago e curiosità. Indubbiamente, la fruizione dal vivo è il modo migliore per valorizzare un evento culturale, sia esso una mostra, uno spettacolo teatrale o la presentazione di un libro, perché offre un'esperienza immersiva, completa e valorizzante. Il lockdown ha inizialmente disorientato, soprattutto i fruitori abituali, la prima indagine condotta dal 6 al 21 ottobre 2020 su un campione di 1000 persone a livello nazionale e 200 fruitori abituali della cultura (“almeno quattro attività culturali al mese”) ha rilevato che la fruizione dal vivo degli eventi/attività culturali è mancata molto: l’86% del campione, che raggiunge il 94% tra i fruitori abituali. Ma il lockdown ha poi stimolato e imposto delle scelte, delle strategie per sopperire alla mancanza della fruizione dal vivo, che si sono rilevate tutto sommato soddisfacenti. Benchè il 24% abbia risposto alla domanda “Come ha sopperito all'impossibilità di usufruire dal vivo dei suoi eventi/attività culturali preferiti?” dicendo di non aver fatto nulla, invece il 53% ha cercato nuove modalità di fruizione culturale a distanza. Il digitale, infatti, ha ricoperto un ruolo chiave nei consumi culturali nel confinamento: ha aggiunto nuove modalità di fruizione, ha colmato un vuoto e ha allargato la platea permettendo l'avvicinamento al mondo della cultura di nuovi fruitori, meno esperti, che hanno mostrato l'entusiasmo dei «neofiti».

Per loro, in particolare, il lockdown è stato «un momento di sperimentazione e scoperta, un'opportunità che ha semplificato e reso più accessibile la fruizione della cultura in qualunque momento (per il 68%) e in qualunque luogo (53%), nonché una condivisione familiare, capace di avvicinare i figli al patrimonio del sapere per il 30%. Oltre naturalmente al vantaggio economico riconosciuto dal 50% degli interpellati».

Quando l'emergenza sanitaria finirà, si vorrà tornare ad una fruizione dal vivo: il pubblico più assiduo e appassionato non ha alcun dubbio a tal proposito. Ma gli eventi dal vivo devono comunque andare incontro ad alcuni cambiamenti e adattamenti e sarà necessario un ripensamento. La fruizione da vivo e da remoto dovranno integrarsi sempre più, ampliando e valorizzando ulteriormente i contenuti e le modalità di offerta culturale. Il digitale può diventare un elemento di integrazione della fruizione in presenza, valorizzato il prima, il durante e il dopo dell'evento dal vivo, completandolo e arricchendolo con contenuti extra, digitali, secondo i ricercatori di Ipsos.

CHE COSA HANNO CONSUMATO GLI ITALIANI

La lettura di libri e i programmi artistico-culturali sono le attività preferite, svolte durante il lockdown (Fonte: Ipsos IntesaSanpaolo)

CHE COSA HANNO CONSUMATO GLI ITALIANI
DOPO IL LOCKDOWN COME SI CONSUMERÀ CULTURA

Non si rinuncerà al digitale anche quando riprenderà la fruizione dal vivo (Fonte: Ipsos IntesaSanpaolo)

DOPO IL LOCKDOWN COME SI CONSUMERÀ CULTURA

Le nuove modalità di fruizione

Prima dell’evento si può offrire una vista sul backstage, “trailer” e anticipazioni, soprattutto nel caso di performance (concerti, teatro, festival…). Si può creare l'attesa, ad esempio attraverso l'invio su WhatsApp di video di preview o di informazioni, che l'utente potrebbe ricevere al momento della prenotazione o acquisto del biglietto (contenuti speciali a lui dedicati). Nel caso di mostre o musei, si potrebbe anche pensare all'invio di una video guida da fruire con lo smartphone. Durante ci si aspetta la possibilità di accedere da remoto all'evento se impossibilitati a fruirlo dal vivo. In generale: per chi lo desidera, può essere interessante la creazione di una «community» dell'evento che metta in contatto i partecipanti, dando così modo di commentarlo insieme. Insomma tante e diverse le modalità per restare collegati con le proposte culturali.

Festival ibridi, live e digitale

L'impatto della pandemia di Covid-19 ha colpito anche i festival culturali, che il prossimo anno punteranno in larga misura su formule ibride, in cui alla presenza dal vivo si affiancherà la fruizione online. Emerge dalla ricerca conclusa il 9 ottobre “Effettofestival 2020: i festival di approfondimento culturale ai tempi del Covid-19”, commissionata sempre da Intesa Sanpaolo e realizzata da Giulia Cogoli e Guido Guerzoni su un campione di 87 festival nazionali. Come hanno risposto gli organizzatori di rassegne culturali di fronte all'emergenza sanitaria, che ha negato l'aggregazione e la presenza fisica? Lo studio ha evidenziato che il 17% delle rassegne ha annullato l'edizione 2020, il 7% ha proposto una doppia edizione, online e in presenza (a lockdown finito), il 17% ha optato per una formula completamente online. Solo il 35% è riuscito a realizzare una edizione in presenza, grazie alle date non impattate dal lockdown. Il digitale sarà un elemento irrinunciabile anche per il futuro: il 46% delle manifestazioni culturali proporranno infatti nel 2021 la formula ibrida tra online e live, con format nuovi e contenuti che andranno ad integrare l'esperienza dal vivo.

Conclusioni

Insomma volendo vedere il bicchiere mezzo pieno e immaginandoci un nuovo futuro, il lockdown ha spinto molti italiani che non avevano consumi culturali ad avvicinarsi al patrimonio profondo della nostra conoscenza, riducendo le barriere. La cultura ha così raggiunto nuovi pubblici, dimostrando che c’è spazio per una più larga offerta e con modalità miste di fruizione e di costo: il nuovo pubblico è giovane, internazionale e curioso. “Per i festival non si torna indietro - spiega Guido Guerzoni - più della metà ha sperimentato forme ibride con offerte digitali che hanno interessato un vasto pubblico più giovane, internazionali e senza esperienze pregresse. E poi finalmente, pandemia galeotta, i festival hanno iniziato a investire sui loro archivi, una ricchezza che dà un senso di continuità in tutto l’anno, da gestire come un broadcasting”.

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