Medio Oriente

Israele, 2mila razzi lanciati finora da Gaza. Gaffe sull’attacco di terra

Nella Striscia colpiti 150 obiettivi: 119 morti. Il lancio di razzi di Hamas, invece, avrebbe provocato sette decessi sul fronte israeliano

Aggiornato il 14 maggio 2021, ore 09:39

Medio Oriente, sale la tensione: niente tregua Israele-Hamas

5' di lettura

Sono circa 2mila i razzi lanciati finora da Gaza verso Israele. Lo ha fatto sapere l’esercito, citato dai media secondo cui nella passata notte ne sono stati tirati oltre 200 dall’enclave palestinese: di questi, 30 sono ricaduti all’interno della Striscia. Sempre durante la notte, circa 160 aerei dell’Esercito israeliano hanno colpito oltre 150 «obiettivi sotterranei» nel nord della Striscia di Gaza. Lo riferisce un comunicato delle Forze armate d'Israele citato dal Guardian. Parallelamente ai raid aerei forze di terra, artiglieria e truppe corazzate si sono schierate lungo il confine e hanno sparato centinaia di proiettili di artiglieria e carri armati. L’obiettivo degli attacchi, si legge ancora nel comunicato, era la rete dei tunnel sotterranei di Hamas, della quale «sono stati distrutti molti chilometri».

La gaffe sull’attacco di terra

Nessuna tregua nell’escalation militare fra Israele e Hamas. Il quarto giorno di conflitto ha segnato una nuova crescita nei raid aerei e attacchi via razzo fra le due parti ma anche con una clamorosa Gaffe dell'esercito israeliano: nella notte ha infatti annunciato l'avvio delle operazioni di terra a Gaza ma, dopo un paio d'ore, ha precisato che le truppe non erano mai entrate nella Striscia, adducendo «un problema di comunicazione interno».

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Israele continua comunque a bombardare in risposta alla pioggia di razzi da Gaza, con Netanyahu che afferma: faremo pagare a Hamas «un prezzo molto alto». Si aggiorna, intanto, il bollettino delle vittime. Sono 119 i morti, tra cui 27 minori, e più di 600 i feriti nella Striscia di Gaza dal’inizio delle ostilità tra Israele e Hamas. Lo riporta il Times of Israel che cita una nota diffusa dal ministero della Sanità dell’enclave palestinese controllata da Hamas. In precedenza la tv satellitare al-Jazeera parlava di 113 morti compresi 31 minori. Da parte israeliana, le Idf confermano stamani su Twitter un bilancio che parla di sette morti a causa della pioggia di razzi lanciati dalla Striscia in direzione di Israele. Secondo le autorità israeliane, sottolinea il Times of Israel, la maggior parte delle vittime nell’enclave palestinese sono membri di «gruppi terroristici» o persone rimaste uccise da razzi che non hanno raggiunto Israele ma sono caduti all’interno della Striscia.

L'esercito israeliano intorno a Gaza

L’esercito in questi giorni ha rinforzato il suo schieramento attorno alla Striscia e ha annunciato il richiamo di altri 9mila riservisti, oltre ai cinquemila già richiamati nei giorni scorsi. Tra questi - secondo la tv pubblica - quelli delle unità Iron Dome, dell'intelligence e dell'aviazione mentre non ci sarebbero tra questi soldati di fanteria nè delle unità corazzate. Sono state anche bloccate tutte le licenze. Le speranze di una tregua sembrano quindi sempre più esili, anche se gli Stati Uniti di Joe Biden hanno spedito nella regione l’inviato per il conflitto israelo-palestinese Hady Amr per incontrare le parti e cercare una de-escalation.

Israele, estese fino a sabato restrizioni nelle aree sotto il tiro dei razzi

Le autorità militari israeliane hanno esteso fino alla sera di sabato le restrizioni d'emergenza imposte nelle aree sotto il tiro dei razzi di Hamas. In queste zone del sud e il centro d'Israele, compresa l'area metropolitana di Tel Aviv, le scuole rimangono chiuse e sono vietati raduni all'esterno di oltre 10 persone. Al chiuso si può stare al massimo in cento e i luoghi di lavoro possono rimanere aperti solo se vi è un rifugio anti missile nelle vicinanze. Lo riferisce Times of Israel. La decisione del Comando del fronte interno dell'Idf (forze di difesa israeliane) è stata presa in base alla valutazione che il conflitto non mostra segni di ridursi.

Gaza rimarrà senza elettricità a partire da domenica

Gaza esaurirà domenica le sue riserve di combustibile per far funzionare i generatori elettrici. Lo ha detto ai giornalisti una fonte dell'esercito, scrive Times of Israel. Prima del conflitto, nella Striscia vi era elettricità per 16 ore al giorno, ma ora sono solo cinque. Il rifornimento di combustibile avveniva tramite il valico di Kerem Shalom, che è ora è stato chiuso. Inoltre afferma la fonte, alcuni razzi sparati da Hamas hanno colpito linee elettriche all'interno della Striscia vicino la città di Rafah. Tre delle quattro turbine che alimentano l'impianto elettrico della Striscia sono già chiuse per mancanza di carburante. Il taglio delle forniture elettriche ha conseguenze anche sull'erogazione dell'acqua corrente, che ormai avviene ogni due giorni. Secondo la fonte, gli abitanti di Gaza sono molto preoccupati per la situazione di conflitto e rimangono chiusi a casa. Vi è anche rabbia per non poter festeggiare degnamente la festa di Eid al Fitr che segna la fine del Ramadan.

Ambasciatore Israele all'Onu, non vogliamo escalation, dobbiamo difenderci

«Lo Stato di Israele non è interessato a un'escalation. Tuttavia ha il diritto e il dovere di difendere la sua gente e la sua sovranità e continuerà a farlo». È quanto scrive in una missiva al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l'ambasciatore israeliano all'Onu, Gilad Erdan, che sollecita una condanna per la pioggia di razzi dalla Striscia di Gaza contro Israele, accusando Hamas - e sottolineando il sostegno dell'Iran al movimento - di essere «responsabile per questi attacchi sanguinari». «Il fuoco indiscriminato dei razzi costituisce un duplice crimine di guerra: colpire i civili di Israele e lanciare razzi dai quartieri abitati dai civili e dalle istituzioni di Gaza - afferma nella missiva di cui dà notizia il Times of Israel alla vigilia della nuova riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu - Hamas si presenta come 'difensore di Gerusalemme e dei luoghi sacri'. E' ovviamente una bugia. E' chiaro che Hamas ha premeditato questa escalation di violenza e terrorismo».

Macron condanna attacchi Hamas e lancia appello alla calma

Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato con il presidente palestinese Mahmoud Abbas degli scontri in Medio Oriente e ha condannato gli attacchi di Hamas, esortando Abbas a “usare tutti i mezzi della sua influenza per ristabilire la calma il più rapidamente possibile”. È quanto si legge in una dichiarazione ufficiale in cui il presidente francese ha espresso le condoglianze per i palestinesi uccisi nel conflitto con Israele. Macron ha sollecitato “un ritorno alla pace” e un “rilancio decisivo” dei negoziati di pace, precisando che presto parlerà con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e con altri leader.

Berlino condanna gli attacchi alle sinagoghe in Germania

Le tensioni per la guerra tra Israele e Hamas si scaricano anche altrove, come hanno mostrato casi di attacchi a sinagoghe, in particolare in Germania. Il governo tedesco, attraverso il portavoce della cancelliera Angela Merkel, Steffen Seibert, ha condannato questi attacchi affermando che «manifestare dissenso pacificamente in Germania è garantito come libera manifestazione del pensiero, ma chi usa le manifestazioni per esprimere odio, abusa di questa libertà». «Proteste e attacchi alle sinagoghe, con danni ai simboli ebraici mostrano che si tratta non di critiche alla politica di Israele, ma di aggressioni e odio verso una religione e chi ne fa parte, e questo lo condanniamo con forza», ha detto il portavoce, annunciando conseguenze sul piano giudiziario.

Bennett via da possibile accordo di governo con Lapid

Intanto si smuovono le acque anche nella politica israeliana, alle prese con il rebus sulla formazione di un nuovo governo. Il leader di Yamina Naftali Bennett ha escluso di poter far parte ora di un governo del 'cambiamento' anti Netanyahu con Yair Lapid premier incaricato. Un esecutivo di quel tipo - ha detto citato dai media - è ora «fuori questione». Secondo le stesse fonti, Yamina riprenderà i colloqui con il Likud di Netanyahu. La decisione sarebbe legata - secondo i media - ai crescenti violenti disordini tra arabi ed ebrei. Al governo del «cambiamento» si accreditava la possibilità che potesse essere sostenuto dall'esterno dai partiti arabi.

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