Il report sulla situazione del Paese

Istat, in forte crescita la povertà assoluta: colpite oltre 2 milioni di famiglie. Difficoltà nel fronteggiare gli impegni economici

Si riduce il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, cala la spesa media delle famiglia, aumenta la propensione al risparmio

di Nicoletta Cottone

Istat, forte crescita della povertà assoluta: 2 milioni di famiglie, 5.6 milioni di persone in difficoltà

6' di lettura

Si riduce il reddito disponibile delle famiglie consumatrici, cala la spesa media delle famiglie, aumenta la propensione al risparmio, è in forte crescita la povertà assoluta nelle famiglie che riguarda oltre 2 milioni di nuclei familiari. Nove persone su dieci hanno potuto oontare sull’aiuto di amici, parenti o vicini. I danni causati dalla pandemia sulle famiglie sono evidenti nel Rapporto annuale Istat sulla situazione del Paese, presentato dal presidente dell’Istituto Gian Carlo Blangiardi a Montecitorio. Un quadro fatto di luci e ombre che evidenzia come l’emergenza da nuovo coronavirus abbia pesantemente colpito le parti più fragili della società. Crollo dei matrimoni, in calo le nascite nel 2020, che sono state 404.104, in diminuzione del 3,8% rispetto al 2019 e di quasi il 30% rispetto al 2008, anno di massimo relativo più recente delle nascite. Un trend che sembra ribaltarsi nel 2021, che segna, invece, una ripresa delle nascite.

Scende di oltre 92 miliardi il reddito primario delle famiglie

Il report Istat segnala che il reddito disponibile delle famiglie consumatrici nel 2020 è sceso di 32 miliardi, pari al 2,8%. talmente diminuito da azzerare la crescita del biennio precedente. Ancor più ampia risulta la caduta dei consumi finali , che segna un meno 10,9%, percentuale mai registrate dal dopoguerra. Il report attesta che il reddito primario delle famiglie è sceso di 92,8 miliardi di euro, segnando un meno 7,3%.

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Gli interventi pubblici hanno sostenuto il potete d’acqusito delle famiglie

Il report sottolinea la portata degli interventi pubblici di redistribuzione - circa 61 miliardi di euro - che hanno compensato circa due terzi della caduta, sostenendo il potere d'acquisto delle famiglie.

Cresce la povertà assoluta: oltre 2 milioni di famiglie

La povertà colpisce le fasce più fragili della popolazione. Il report Istat segnala che la povertà assoluta è in forte crescita e interessa nel 2020 oltre 2 milioni di famiglie (7,7% dal 6,4% del 2019) e più di 5,6 milioni di individui (9,4% dal 7,7 per cento). Coerentemente con l'andamento dei consumi, la condizione peggiora di più al Nord che al Centro e nel Mezzogiorno. Anche se nel Mezzogiorno si registra ancora i l'incidenza più elevata (9,4% l'incidenza familiare), nel Centro la più bassa (5,4 per cento). Le famiglie con persona di riferimento occupata sono state più colpite dalla crisi (incidenza familiare dal 5,5% al 7,3 per cento). Le famiglie con persona di riferimento ritirata da lavoro restano, invece, quelle con la minore incidenza di povertà (il 4,4% nel 2020). Per le famiglie con almeno uno straniero l'incidenza di povertà si attesta al 25,3%; tra queste, è al 26,7% per le famiglie di soli stranieri mentre scende al 6% tra le famiglie di soli italiani.

Dal calo del reddito delle famiglie all'impatto del Pnnr sul Pil: l'Istat fotografa il Paese

La povertà colpisce le famiglie più numerose

La povertà colpisce le famiglie più numerose: 20,5% per quelle con cinque e più componenti e 5,7% per quelle di uno o due componenti.Rispetto alla crisi del 2012, segnala il report, «il calo dei consumi e l'aumento della povertà registrati lo scorso anno sembrano più legati a vincoli oggettivi alla possibilità di spendere che a un deterioramento della capacità di spesa, molto contrastato dalle misure di sostegno ai redditi». I cittadini percepiscono, comunque, un peggioramento delle condizioni economiche della propria famiglia nel 20,5% dei casi. L'età avanzata - fa notare il report - «esercita un effetto protettivo: il 12% di chi ha 65 anni e più lamenta un peggioramento a fronte del 26,3% dei 35-54enni».

Difficoltà nel fronteggiare gli impegni economici

Più di una persona su cinque (22,2%) ha avuto difficoltà nel fronteggiare impegni economici; la quota è più alta nel Mezzogiorno (30,7%) rispetto al Nord (18,4%) e al Centro (17%). «Il peggioramento delle condizioni economiche al Nord - si legge nel rapporto dell’Istituto - è più marcato di quello registrato nel Centro-sud, in coerenza con gli andamenti della spesa per consumi e della povertà assoluta.

Salita la propensione al risparmio

Il report analizza anche la propensione al risparmio, salita dall'8,1 al 15,8%.Le prestazioni sociali sono aumentate di 37,6 miliardi di euro (+9,6%). Tra le misure di sostegno al reddito, 13,7 miliardi sono andati alla copertura della cassa integrazione guadagni e 14 miliardi ad altri assegni e sussidi.Oltre 7 miliardi sono stati erogati nel corso del 2020 attraverso reddito e pensione di Cittadinanza, con 1,6 milioni di nuclei familiari percettori, per un totale di 3,7 milioni di persone coinvolte. Il reddito di emergenza ha invece interessato 425mila nuclei familiari.

Spesa media delle famiglie: 2.328 euro mensili, calo forte al Nord

Dall'indagine sulle spese per consumi emerge che la spesa media mensile familiare è di 2.328 euro mensili, in calo del 9% rispetto al 2019. Un passo indietro al 2000 nel dato medio in valori correnti. L’evoluzione della pandemia ha colpito pesantemente i consumi. «La riduzione delle spese - si legge nel report Istat - è stata più intensa nel Nord Italia (-10,2% il Nord-ovest e -9,5% il Nord-est), seguito dal Centro (-8,8%) e dal Mezzogiorno (-8,2% il Sud e -5,9% le Isole)».

Invariata la spesa per alimentari, crollano servizi ricettivi e ristorazione

Dalla fotografia scattata dall’Istat sul 2020 risultano invariate la spesa per alimentari e abitazione, «difficilmente comprimibili e solo marginalmente toccate dalle restrizioni agli acquisti». Le spese per altri beni e servizi sono crollate del 19,3 per cento.I cali maggiori riguardano quei capitoli di spesa sui quali le misure di contenimento hanno inciso di più: Servizi ricettivi e di ristorazione (-38,9%) e Ricreazione, spettacoli e cultura (-26,4). Molto colpiti anche quelli più penalizzati dalle limitazioni alla circolazione e alla socialità. Trasporti (-24,6%) e Abbigliamento e calzature (-23,3%).Le stime preliminari del primo trimestre 2021 indicano un calo ulteriore del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La flessione continua a concentrarsi sulle spese diverse da quelle per prodotti alimentari e per l'abitazione (-7,5%).

Il calo dei consumi riguarda le famiglie più ricche

Nel 2020 il calo della spesa per consumi riguarda soprattutto le famiglie più abbienti (-9%), che destinano più risorse proprio ai capitoli particolarmente penalizzati dalla crisi. Le famiglie meno abbienti, le cui spese sono molto più concentrate su consumi essenziali quali abitazione e alimentari, registrano, invece, una diminuzione complessiva del 2,7 per cento. calano ancora le già scarse risorse che le famiglie destinano ai consumi culturali, solo il 2,1% della spesa totale nel 2020. Anche perché cinema e spettacoli dal vivo hanno avuto 67 giorni di funzionamento ordinario, 134 di riaperture contingentate e 165 di chiusura totale. Per musei e biblioteche ci sono stati 173 giorni di riaperture parziali e 126 giorni di chiusura totale.

Minimo storico di nascite, crollano i matrimoni

«Nuovo minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia», «massimo di decessi dal secondo dopoguerra», sottolinea l’Istituto nazionale di statistica. Si registra anche un calo eccezionale dei matrimoni. «I primi dati relativi al 2021 rafforzano la convinzione che la crisi abbia amplificato gli effetti del malessere demografico strutturale che da decenni spinge sempre più i giovani a ritardare le tappe della transizione verso la vita adulta, a causa delle difficoltà che incontrano nella realizzazione dei loro progetti. L'emergenza sanitaria ha imposto restrizioni che hanno dettato nuovi stili di vita e limitato la mobilità, riducendo sia i trasferimenti interni sia i flussi da e per l'estero».

Effetto drammatico della pandemia sulla mortalità

La pandemia, evidenzia l’Istat, «ha avuto un effetto drammatico sulla mortalità, non solo per i decessi causati direttamente, ma anche per quelli dovuti all'acuirsi delle condizioni di fragilità della popolazione, soprattutto anziana. Nei primi due mesi della crisi sanitaria sono aumentati i decessi legati a patologie per le quali la tempestività e la regolarità delle cure è spesso decisiva. I ritardi e le rinunce a prestazioni sanitarie - finalizzate alla cura di patologie in fase acuta o ad attività di prevenzione - avranno delle conseguenze sulla salute della popolazione. I dati più recenti sull'attività di assistenza sanitaria territoriale, visite specialistiche e accertamenti diagnostici misurano una diminuzione generale delle prestazioni, anche di quelle indifferibili».


Nove persone su dieci contano sull’aiuto di amici, parenti o vicini

La rete informale di aiuto ha svolto un ruolo di sostegno importante. Oltre 9 persone su 10 possono contare sull'aiuto di qualcuno che sia un parente, un amico o un vicino in caso di necessità. Il 93,1% definisce buoni o ottimi i rapporti con i familiari conviventi. Il 14,9% esprime paura nel dire o fare qualcosa quando si trova in famiglia.Durante la seconda ondata epidemica, il 12% dei cittadini (o un membro della loro famiglia) ha dovuto fronteggiare criticità tali da dover ricorrere ad aiuti economici, pubblici o privati, o alla vendita di beni di proprietà.In questa seconda fase emergono segnali di una transizione verso una quotidianità più vicina a quella pre-crisi: ha lavorato il 31,5% dei maggiorenni (a fronte del 16,7% di aprile 2020) mentre il 58,3% ha effettuato uno spostamento per qualsiasi motivo (28% ad aprile 2020).«Un altro segnale di ritorno alla normalità - si legge nel report - emerge dalla crescita significativa della quota di persone che non rilevano cambiamenti nel tempo dedicato ai diversi tipi di attività giornaliere rispetto al periodo precedente la pandemia».

Aspettativa di vita scesa a 82 anni: 1,2 anni meno del 2019

La speranza di vita alla nascita, per il complesso della popolazione (maschi e femmine insieme), scende a 82 anni nel 2020, ben 1,2 anni sotto il livello del 2019. Per osservare un valore analogo occorre risalire al 2012. Gli uomini sono più penalizzati: la loro speranza di vita alla nascita si abbassa di 1,4 anni, a 79,7 anni, mentre per le donne scende di un anno, a 84,4 anni, ampliando così il differenziale di genere.

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