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Iva: passare da 3 aliquote a una. Una proposta per il Conte bis

L’ imposta sul valore aggiunto nel nostro Paese è (sostanzialmente) organizzata su tre aliquote: 4, 10 e 22, l’aliquota media effettiva risulta lievemente inferiore al 15%. Tuttavia se si utilizzasse questa aliquota media come aliquota unica con cui applicare l’imposta, si otterrebbe un gettito non eguale a quello attuale, bensì superiore di 8-10 miliardi

di Vincenzo Visco


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3' di lettura

L’ imposta sul valore aggiunto nel nostro Paese è (sostanzialmente) organizzata su tre aliquote: 4, 10 e 22, l’aliquota media effettiva risulta lievemente inferiore al 15%. Tuttavia se si utilizzasse questa aliquota media come aliquota unica con cui applicare l’imposta, si otterrebbe un gettito non eguale a quello attuale, bensì superiore di 8-10 miliardi.

La ragione è che scomparirebbe l’evasione che oggi si concretizza lungo la filiera produttiva, utilizzando opportunamente la mancata dichiarazione di una parte del valore aggiunto effettivo e la differenza delle aliquote (arbitraggio). In sostanza nell’evadere l’imposta, i contribuenti utilizzano comunque per quanto possibile gli acquisti con aliquota ordinaria a monte e quelli con aliquota ridotta a valle.

Ciò risulta chiaramente dal fatto che l’evasione della base imponibile risulta inferiore a quella della imposta. L’aliquota unica eliminerebbe questa differenza e le due percentuali verrebbero a coincidere. Ciò significa anche che l’entità del recupero potrebbe essere stimata in modo certo.

Se l’unificazione dell’aliquota venisse introdotta a parità di gettito per l’erario, il beneficio del recupero dell’evasione si trasferirebbe direttamente a beneficio dei consumatori, ma basterebbe applicare una aliquota lievemente più elevata per acquisirlo allo Stato e utilizzarlo per la riduzione di altre imposte. Per esempio come fonte di finanziamento per il taglio del cuneo fiscale.

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    Strumento anti-evasione
    Se politicamente l’aliquota unica risultasse improponibile perché considerata regressiva (ma su questo aspetto si potrebbe discutere a lungo), si potrebbe pur sempre ricorrere a un intervento più limitato. Per esempio mantenendo l’aliquota del 4% sui beni di consumo e sulle prime case, e quella del 10% sulle seconde case, e unificando tutte le altre al 17% (circa) il recupero di evasione rimarrebbe molto consistente. Altre combinazioni potrebbero essere immaginate, ma sarebbe necessaria consapevolezza e capacità di tenuta di fronte a polemiche e strumentalizzazioni: se l’evasione recuperata fosse utilizzata per ridurre il cuneo fiscale (riducendo l’Irpef o i contributi a carico dei lavoratori) il beneficio netto sarebbe rilevante per gran parte dei contribuenti, e ci sarebbe poco da polemizzare.

    Partite Iva, l’estensione del forfait ha favorito l’evasione
    Un’altra fonte di finanziamento a breve potrebbe essere individuata nella revisione della misura più scandalosa presa dal Governo giallo-verde lo scorso anno, vale a dire il forfait che ha di fatto legalizzato l’evasione abituale di decine di migliaia di contribuenti, creando una grave disparità di trattamento con i lavoratori dipendenti con lo stesso reddito, ha creato decine di migliaia di false partite Iva, stimolando al tempo stesso nuova evasione (valutabile in 3-5 miliardi a regime) dal momento che i forfettari vengono trattati come se fossero consumatori finali, e quindi non sono tenuti alla conservazione delle fatture né alla loro trasmissione all’Agenzia delle entrate.

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    Forfait da riportare sotto ai 30mila euro di reddito
    Il forfait andrebbe riportato ai suoi livelli fisiologici che a rigore dovrebbero essere inferiori anche ai 30mila euro stabiliti dal Governo Renzi. Per avere un senso il limite del forfait, e il confronto con gli altri contribuenti, andrebbe sempre fatto con i livelli di retribuzione lorda dei dipendenti meno pagati, e i forfettari dovrebbero mantenere gli adempimenti Iva, anche se a loro potrebbe essere garantito lo stesso beneficio previsto per l’agricoltura attraverso le cosiddette aliquote di compensazione che ridurrebbero l’incidenza dell’imposta e incentiverebbero la fatturazione. Andrebbe in ogni caso soppressa l’estensione del forfait fino a 100mila euro prevista per il 2020. In questo modo si potrebbero recuperare alcuni miliardi ulteriore sempre da utilizzare per la riduzione di tasse o contributi. È del tutto illusorio infatti pensare di riuscire a ridurre le tasse senza al tempo stesso eliminare privilegi ingiustificati ed evasione di massa.

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    Fattura elettronica da estendere a tutti
    Per quanto riguarda l’evasione la fatturazione elettronica va estesa a tutti i contribuenti, forfettari compresi, vanno introdotte sanzioni ragionevoli e credibili e rafforzati i controlli dell’amministrazione. In cambio i contribuenti potrebbero essere esentati dalla tenuta della contabilità Iva. L’estensione della tracciabilità dei pagamenti ai corrispettivi e ai compensi professionali deve essere attuata senza indugio. Inoltre andrebbero reintrodotte forme di tracciabilità dei pagamenti come quella relativa agli affitti (inopinatamente soppressa dal Governo Renzi), e limitato l’uso del contante portando il limite al livello della banconota di valore più elevato oggi in circolazione: 500 euro.

    Ulteriori misure di contrasto all’evasione potranno essere studiate e introdotte in tempi successivi. Le proposte non mancano.

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