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J&J crea una «bad bank» per le denunce contro il talco sotto accusa per cancro

La TLT chiede subito protezione dai creditori. Per l’azienda è la ricerca di soluzioni eque. Per i legali delle vittime un tentativo di fuga .

di Marco Valsania

Reuters

2' di lettura

Johnson & Johnson corre ai ripari di fronte alle ondate di ricorsi e sentenze di tribunale scatenate dalle accuse sugli effetti cancerogeni del suo storico talco. Ha dato vita a una nuova entità, una sorta di “bad bank” dedicata a raccogliere le decine di migliaia di casi legali portati negli Stati Uniti contro il colosso americano del settore sanitario e del largo consumo. E ha subito chiesto per la sua nuova creazione il regime di “bankruptcy”, di amministrazione controllata e protezione dai creditori. Il risultato dell'operazione, stando agli osservatori, dovrebbe essere quello di limitare l'esposizione diretta dell’intero gruppo a potenziali, ingenti danni.

La nascita di LTL

La nuova entità è stata battezzata LTL Management e ha presentato la richiesta di amministrazione controllata nelle ultime ore presso un tribunale della North Carolina. Nel mirino delle denunce è anzitutto il popolare talco per bambini e altri prodotti contenti talco targati J&J, che avrebbe contenuto amianto, sostanza che è stata legata allo sviluppo di tumori. Tra le vittime ci sono numerose donne malate di carcinoma ovarico e di mesotelioma.

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Un fondo speciale

Al momento J&J ha indicato di aver creato un fondo speciale da due miliardi per far fronte a risarcimenti e costi legali. E ha aggiunto che finanzierà poi la nuova LTL sulla base di quanto determinato dal magistrato competente nella procedura di protezione dai creditori. LTL ha inoltre già ricevuto 350 milioni di dollari sotto forma di pagamenti collegati a brevetti.

L'azienda: una soluzione equa

L'azienda ha spiegato l'azione in un comunicato a firma del responsabile legale Michel Ullman come motivata dal desiderio di trovare soluzioni eque e certe per tutti. “Stiamo prendendo simili iniziative per dare certezza alle parti coinvolte nei casi sul talco”, ha affermato l'executive. “Se continuiamo e essere convinti della sicurezza dei nostri prodotti, crediamo che risolvere il problema nel più rapido e efficiente modo possibile sia nell'interesse di tutti”, azienda e consumatori.

La risposta delle vittime

Dagli avvocati delle potenziali vittime sono tuttavia arrivati giudizi caustici. “Vogliono nascondersi” ha fatto sapere Any Birchfield della Beasley Allen Law Firm. E ha aggiunto: “Un altro esempio di ricchi e potenti che usano l'amministrazione controllata per proteggere i profitti e evitare responsabilità. Il Paese, il Congresso e oltre trentamila vittime di prodotti pericolosi al talco dicono no a simili abusi del sistema”.

Una saga ancora aperta e costosa

L'epopea del talco di J&J - la sua Baby Powder è stato a lungo un prodotto iconico e fa risalire le sue origini al 1894 - si trascina ormai da anni, tra costi in aumento oltre che conseguenze reputazionali. L'anno scorso l'azienda, nonostante la sua difesa ufficiale, ha cessato la vendita di Baby Powder basata su talco in Nordamerica, assediata dal moltiplicarsi dei ricorsi sui rischi collegati alla presenza di amianto. Inchieste giornalistiche avevano mostrato che il gruppo da tempo era cosciente della possibilità che i suoi prodotti contenessero tracce di amianto . In tribunale J&J ha a volte prevalso sulle accuse, ma le sconfitte sono state particolarmente cocenti, ancora di recente. Solo in giugno in Missouri ha perso una causa per danni da 2,1 miliardi, che dovrà versare a donne malate di tumore alle ovaie. Nel 2018 un altro caso si era concluso con un verdetto che le ordinava il pagamento di 4,69 miliardi a 22 donne e alle loro famiglie.

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