RISTORAZIONE

JoJolly, la piattaforma che ha salvato dal lavoro nero oltre 7.500 prestazioni

In un anno e mezzo di attività, la piattaforma della startup JoJolly ha messo in contatto 425 datori di lavoro e 3mila addetti. Ora è pronta a scalare

di A.Mac.

3' di lettura

In tempi di crisi il lavoro in nero pesa ancor più. Eppure proprio in questo periodo si è messa in attività JoJolly, la startup che ha lanciato una piattaforma per regolamentare l'incontro tra la domanda e l'offerta di prestazioni occasionali lastminute, sempre più diffuse nel canale Horeca, a causa delle aperture intermittenti causate dalla pandemia. Ora può contare sull'investimento di 100mila euro di Fondazione Social Venture Giordano Dell'Amore (braccio operativo di Fondazione Cariplo per l’impact investing ). All'operazione ha partecipato SocialFare Seed con un investimento di 70mila euro.

Come è nata l’idea

L’idea di JoJolly è di Mattia Ferretti De Luca, giovane laureato in economia, da sempre a contatto con il mondo della ristorazione, sia come dipendente, sia come proprietario di locali. Jojolly è un marketplace che si propone di agevolare l'incontro tra la domanda e l'offerta di personale - anche last-minute e a costi concorrenziali - con l'obiettivo di snellire la burocrazia, migliorare la qualità del servizio e contrastare il lavoro nero e la conseguente evasione fiscale. Nel primo anno e mezzo di attività, Jojolly ha ricevuto richieste da 425 datori di lavoro e coinvolto oltre 3.000 lavoratori, consentendo di eseguire, attraverso la piattaforma, oltre 7.500 prestazioni e favorendo la creazione di 130 posti di lavoro stabili.

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Il problema del nero nell’Horeca

Si stima che in Italia oltre il 90% dei lavoratori nel comparto Horeca abbia avuto esperienze in nero e che il 54% abbia attualmente qualche irregolarità nel proprio contratto (più di 500mila persone in Italia). Il 68% dei ristoratori, invece, ammette di aver fatto uso di manodopera illegale: il motivo principale è legato alla necessità di inserimento rapido del lavoratore. Solo nel 2019 sono state registrate 3,7 milioni di unità di lavoro irregolari in Italia, per un valore totale di 79 miliardi di euro.

Come funziona la piattaforma

Attraverso la piattaforma, la startup mette in contatto i ristoratori e i professionisti iscritti, dando la possibilità, da una parte, ai lavoratori di compilare un calendario con le proprie disponibilità e, dall'altra, ai datori di lavoro, di visualizzare i profili dei potenziali candidati, selezionare i più adatti in base alle loro esigenze ed effettuare il pagamento del relativo compenso. Jojolly si fa carico della burocrazia e della predisposizione del contratto, fornisce la copertura assicurativa al lavoratore e versa la ritenuta d'acconto in suo favore, retribuendolo entro 24h dalla prestazione. All'interno del marketplace è presente un sistema di review e feedback attraverso cui valutare l'affidabilità e la professionalità dei ristoratori e dei lavoratori iscritti, in un'ottica di reciproco miglioramento del servizio offerto.

Qual è il suo impatto?

Il settore Horeca è caratterizzato da una significativa volatilità della domanda di lavoratori. Il peso della burocrazia e la stagionalità del settore inducono numerosi ristoratori alla ricerca di personale non stabile e a basso costo, ricorrendo non di rado al lavoro in nero. «L'obiettivo di JoJolly è quello di incidere positivamente su questo fenomeno, facilitando la richiesta e la regolamentazione delle prestazioni occasionali - spiega Mattia Ferretti De Luca - Un beneficio per l’ampia categoria di persone fragili - studenti, giovani disoccupati, immigrati, madri single e in generale soggetti con redditi insufficienti - che faticano ad avere rapporti lavorativi più continui o intermittenti con le adeguate coperture assicurative e previdenziali. Siamo convinti, inoltre, che un’app come JoJolly possa favorire il rilancio del settore Horeca, in chiave sostenibile, nell'auspicata fase di ripresa post-pandemia».


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