usato di lusso

Kering investe nel second hand di Vestiaire Collective

Per la piattaforma francese nuovo round di finanziamento da 178 milioni di euro, supportato dal colosso francese e dalla società Usa Tiger Global Management, che la porta a un valore di un miliardo di dollari. Tra gli obiettivi: carbon neutrality nel 2026 e un’alleanza sempre più stretta con i brand

di Marta Casadei

3' di lettura

Vestiaire Collective, piattaforma francese di second hand di lusso, continua ad attirare investimenti. Proprio questa sera è stato annunciato un round da 178 milioni di euro, sostenuto dal gruppo del lusso Kering e dalla società statunitense d'investimento Tiger Global Management, che porta l’azienda tra le “unicorn company” che hanno un valore di oltre 1 miliardo di dollari.

La mossa, che arriva a meno di un anno dal precedente round da 59 milioni, ad aprile 2020, ribadisce l’interesse crescente - sia del pubblico sia degli investitori - per il mercato second hand che dovrebbe toccare i 60 miliardi di euro di giro d’affari nel 2025. E che non si è fermato nemmeno di fronte alla crisi: Vestiaire Collective - nato proprio in seguito alla crisi economica del 2008 - ha registrato una crescita del 100% del volume delle transazioni.

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«Il modello ha dimostrato la sua capacità di prosperare durante i momenti particolarmente difficili. Il settore del resale è caratterizzato da una rapida crescita, in particolare tra i consumatori Millennial e della Generazione Z che sono destinati a plasmare nei prossimi anni la realtà retail» ha detto il ceo Max Bittner.

Il modello che piace agli investitori

Per un grande gruppo del lusso come Kering, l’investimento in un player come Vestiaire Collective (dove, peraltro, sono in vendita moltissimi prodotti dei brand che fanno capo al gruppo, da Gucci a Saint Laurent) rappresenta un passo verso il futuro del lusso. E, insieme, verso un pubblico nuovo: «Il lusso second-hand è ormai una realtà con radici consolidate, specialmente tra i consumatori più giovani. Vogliamo cogliere questa opportunità per aumentare il valore che offriamo ai nostri clienti e indirizzare il futuro del nostro settore verso pratiche più innovative e sostenibili», ha detto François-Henri Pinault, ceo e presidente del gruppo Kering. Il colosso francese ha investito in Vestiaire Collective - con cui condivide anche la visione di una moda più sostenibile - con una quota del 5% e una presenza nel Cda della società.

L’altro grande investitore di questo round è Tiger Global Management, società statunitense di investimento nel settore tecnologico che ha già supportato aziende come Facebook e Spotify nel loro processo di crescita. E punta a sostenere Vestiaire Collective nell’espansione sul mercato a stelle e strisce.

Dall’alleanza con i brand alla carbon neutrality

Con questo finanziamento - che ha visto la partecipazione anche degli attuali azionisti, inclusi Condè nast ed Eurazeo - , Vestiaire Collective punta ad accelerare sia sul fronte dell’innovazione tecnologica sia nella visione “circolare”. Portando a compimento, nel corso dei prossimi due anni, un piano di sostenibilità incentrato su quattro pilastri: il servizio “Brand Approved”, che punta a coinvolgere direttamente i marchi del lusso in questo percorso di circolarità ed è già stato lanciato in collaborazione con il brand Alexander McQueen del gruppo Kering; la crescita della comunità di fashion activist per fidelizzare e rendere sempre più consapevoli i consumatori; la riduzione dell’impronta ambientale con il raggiungimento della neutralità entro il 2026; la certificazione B Corp.

La spinta all’acquisto di capi pre-owned

La sostenibilità è uno dei motori che spingono i consumatori a scegliere un prodotto di seconda mano. Lo dimostra una ricerca condotta da Bcg per conto di Vestiaire Collective lo scorso anno, secondo cui il 70% degli intervistati nel 2020 si sente stimolato a comprare prodotti usati con l’obiettivo di diventare più sostenibili, rispetto al 62% del 2018. L’85% - dei compratori preowned, poi, contribuisce all’ambizione di ridurre il consumo eccessivo, comprando meno pezzi, ma di qualità superiore rispetto al fast fashion.

Il percorso verso una formula sempre più green del servizio - che è nato con l’intento di dare una seconda (o una terza) vita a capi, accessori e calzature - è già iniziato da tempo: . attualmente il 50% degli ordini è effettuato con la modalità direct shipping ( quindi con spedizione diretta tra venditore e acquirente), con un risparmio, dal lancio del programma, di 1.150 tonnellate di Co2. Sono previste, inoltre, nuove assunzioni: l’azienda raddoppierà le dimensioni del suo team, generando 155 nuove posizioni, in ambito data science, ingegneria, tecnologia e sviluppo prodotto.

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