Gruppo Toyota

Kinto, la mobilità “captive” che non parla solo di automobili

Il terzo brand globale di Toyota sviluppa l'idea di una mobilità semplice, inclusiva e accessibile e, dopo due anni di radicamento e consolidamento organizzativo, si prepara ad espandersi

di Nicola Desiderio

4' di lettura

La mobilità? Non è detto che sia sinonimo di automobile. Parola di un costruttore come Toyota che ha deciso di essere una mobility company e, a questo scopo, ha deciso di costituire Kinto, un marchio dedicato esclusivamente e far muovere le persone con ogni mezzo ed in ogni modo attraverso un'offerta integrata nella quale la possibilità di muoversi con auto Toyota e Lexus rappresenta solo una piccola parte di un ventaglio di servizi che è in continua espansione.
Kinto è una parola che deriva da Kintoun, la nuvola sulla quale si muove Dragonball, personaggio di un famoso cartone animato giapponese, ed identifica il terzo marchio globale di Toyota Motor Company. La società è nata in Giappone nel 2019. L'anno successivo l'arrivo in Europa e nel 2021 la nascita di Kinto Italia che raggruppa tutte le attività finanziarie, di mobilità ed assicurative finora fornita da società specifiche. Un percorso che dura ormai da qualche anno tanto che in Kinto hanno deciso di convocare la stampa per fare un riassunto dei risultati finora conseguiti e, allo stesso tempo, precisare meglio gli obiettivi e la propria filosofia di fornitore unico di soluzioni per la mobilità senza fare, come in casi analoghi, annunci roboanti.

Secondo Kinto, la mobilità deve essere semplice, sostenibile e accessibile a tutti per mettere al centro le persone, protagoniste del percorso che porta verso la mobilità sostenibile insieme a industria, società ed istituzioni. L'approccio dunque non prescinde certo dalle tecnologie – l'elettrificazione per i veicoli, cavallo di battaglia storico di Toyota, e la digitalizzazione – e che chiama all'azione anche i singoli e gli attori sociali senza fare appelli morali, ma offrendo un ventaglio di soluzioni capaci di offrire a individui, aziende ed enti, vantaggi tangibili con ricadute ambientali, economiche e sociali. Questo per Toyota e per Kinto significa fare mobilità sostenibile, in ogni senso e ad ogni livello.Cinque i servizi che rientrano sotto l'ombrello Kinto. Tre sono cosiddetti Asset-based poiché fanno leva sui modelli elettrificati di Toyota e Lexus con la massima flessibilità nella durata e un gamma di soluzioni che vanno da un minuto a 6 anni.

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Il primo è Kinto One, il noleggio a lungo termine “captive”, rivolto ad aziende e a privati, che ha al proprio interno una gamma amplissima di soluzioni elettrificate: dalle full-hybrid alle ibride plug-in, dalle elettriche fino alle fuel cell ad idrogeno. Al momento la flotta è di oltre 5mila vetture. Kinto Share è il servizio di car sharing “station based” di Kinto. Partito nel 2018 a Venezia, oggi è presente in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Sardegna e ha almeno 6mila iscritti che, con circa 30mila noleggi, hanno percorso 1,13 milioni di km e il 50% del tempo in elettrico risparmiando 35 tonnellate di CO2. Interessanti i mobility pack, che permette di utilizzare le vetture anche nei fine settimana o per le vacanze. Funziona anche come corporate car sharing, di recente anche per Confindustria Bergamo presso il polo industriale del Kilometro Rosso. Ad oggi Kinto Share conta 45 punti di consegna e 130 vetture ai quali saranno aggiunti altri 29 punti facendo passare la flotta a 300 auto. Il terzo servizio asset-based è Kinto Flex ed è un abbonamento da 1 a 12 mesi pay-per-use che sta per essere introdotto.

La sottoscrizione è digitale, senza anticipo e può essere variata o disdetta in ogni momento su base mensile. È dunque una via di mezzo tra un rent-a-car e un noleggio a lungo termine.Ci sono poi le due soluzioni “service-based”. La prima è Kinto Join invece vuol dire carpooling aziendale, non solo per migliorare la mobilità di dipendenti e diminuire traffico, consumi ed emissioni, ma anche per essere strumento di welfare aziendale. Ha attualmente 13mila utenti in 21 grandi aziende di diversa tipologia: da Ernst & Young alla WPP, da Assist Digital passando per Lo Jack e arrivando al Bologna FC con la previsione di estendere il programma dai tesserati ai tifosi che vanno a vedere le partita. La seconda è Kinto go, un app (170mila download dal 31 marzo 2020) di mobilità integrata intermodale che permette di pianificare il proprio viaggio con qualsiasi mezzo di trasporto pubblico prenotando e pagando a distanza anche i parcheggi sulle strisce blu.

Presto si potranno acquistare anche i biglietti per gli eventi. La piattaforma conta oltre 500 operatori di mobilità per accedere a servizi in oltre 5mila comuni coprendo il 70% del territorio nazionale ed è in continua espansione, in particolare verso la micro-mobilità urbana. Inoltre si possono utilizzare i crediti di WeHybrid, il programma che incentiva chi guida auto ibride Toyota per non pagare i km percorsi in elettrico.Un approccio dunque a 360 gradi, concentrato davvero sulla mobilità concepita come uno strumento che non dipende necessariamente dall'autovettura e che va invece incontro ad aziende comunità ed istituzioni per portare un contributo di professionalità formando le professionalità. Per questo, può vantare collaborazioni prestigiose come quella con l'Università Bocconi di Milano e la partecipazione al percorso di specializzazione in Sustainable Mobility, Major dell'Executive Master in Circular Economy Management della Luiss Business School a supporto della formazione di nuovi profili emergenti come quello del Mobility Manager, ormai necessario per le aziende così come per il decisore pubblico.

Ulteriore dimostrazione che per Toyota, la mobilità è davvero qualcosa di diverso dai numeri di vendita delle automobili ed è anzi un percorso nel quale tutti possono e devono essere coinvolti.«L'evoluzione della mobilità non può essere pianificata come abbiamo fatto finora. Bisogna sperimentare, rischiare, provare mentre si pensa – ha dichiarato il ceo di Kinto Italia, Mauro Caruccio – perché la mobilità del domani sarà uno sforzo di molti attraverso strumenti diversi e intrecciati tra di loro. Kinto in questi due anni ha messo le sue radici, abbiamo offerto le nostre soluzioni e abbiamo raccolto dati ed esperienze che ci permetteranno di identificare meglio le esigenze degli utenti e creare maggiori integrazioni con il territorio perché oggi non è l'auto che si muove sul territorio, ma è il territorio che muove l'auto». Al momento in Kinto lavorano circa 40 persone e uno dei primi obiettivi è la semplificazione delle app (lavoro che viene svolto in Italia in collaborazione con le sedi centrali europee e globali) che oggi riguardano ciascun prodotto di Kinto, ma nel futuro procederanno verso la convergenza per rendere sempre più semplice ed inclusivo il loro utilizzo.

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