Microcosmi

L’ambivalenza della piattaforma e voglia di comunità

di Aldo Bonomi

(Fotolia)

3' di lettura

Piattaforma è ormai parola chiave della iper-modernità. La usiamo ambivalente sia per il digitale che per il territorio. È un Giano bifronte. Ci fa vedere sia il digitale delle parole che volano che la terra della crisi ambientale dove si scheggia il diamante del lavoro in “conflitti tristi” tra penultimi ed ultimi (Tavazzano) e crisi tragica delle forme di convivenza (Novellara). Svela la dialettica dello sviluppo che verrà ed anche i conflitti che verranno nelle tre piattaforme del nuovo triangolo industriale: la pedemontana lombarda-la via Emilia-la pedemontana veneta.

La prima si rapporta con Milano smart city in metamorfosi, la seconda con motor valley e distretti tra Tavazzano della logistica, Novellara con i pachistani in agricoltura e i big data a Bologna e la terza che ha appena celebrato una strada, la pedemontana quasi terminata come catena di montaggio a cielo aperto di 35mila imprese, più di 150mila lavoratori in una rete di campanili che fanno una città di quasi 400mila abitanti. Ma una strada da sola non basta a produrre coscienza di luogo. Nel suo scorrere tra terre alte e terre basse lambisce l’ecosistema montano dell’alto vicentino a Valdagno con la Marzotto un tempo snodo del fordismo temperato con paternalismo comunitario con tanto di asili nido per la maggioranza femminile al lavoro, colonie per i dipendenti, la cassa mutua Marzotto ed una società di mutuo soccorso per operai e artigiani. La fabbrica occupava 6000 addetti negli anni 60 e con il suo paternalismo comunitario, che negli anni 30 progettò e costruì la “città sociale” e nel 1959 la Fondazione per le attività sociali, si confrontava a nord-ovest con il comunitarismo di territorio di Adriano Olivetti. Oggi rimangono 700 addetti in un distretto tessile diffuso nei comuni delle terre alte. Nessuna nostalgia del fordismo paternalista.

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Microstoria utile per capire se da ciò che resta del salto d’epoca di allora, che portò nel conflitto ad abbattere la statua del padre padrone, rimangono tracce per affrontare il salto del secolo che viene, anche per il capitalismo proliferante dei capannoni nelle terre basse della pedemontana. Questione tipica del nord-est se guardiamo anche alle terre alte della “magnifica comunità” del bellunese e della globale Luxottica, sino ad arrivare alla Fincantieri di Monfalcone, a proposito di scomposizione dei lavori. Quel che è certo, è che lo snodo tra digitale ed ambiente non potrà che avvenire trainando, includendo ed innovando ciò che resta e prolifera del capitalismo delle terre basse e delle terre alte della pedemontana. Partirei da lontano seguendo le tracce di comunità per arrivare alla community del digitale. La Fondazione Marzotto è ancora oggi operativa gestisce case per anziani, nidi e scuole per l’infanzia ed a Valdagno opera ancora per consolidare i rapporti con il territorio. Che intanto è cresciuto sviluppando coscienza di luogo infatti nel 2002, i tre sindaci di Valdagno-Schio-Thiene decisero di creare la Fondazione Palazzo Festari affrontando le grandi questioni che il salto d’epoca nel nuovo millennio imponeva ai sistemi produttivi locali. Si avviò una ricerca azione sul sistema formativo interfacciato con il mercato del lavoro in turbolento mutamento altro dalle gerarchie fordiste di un tempo. Dal progetto nasce il progetto di un nuovo ITS che partirà in autunno in collaborazione e dentro il Gruppo Marzotto per formare manager della sostenibilità nel settore tessile. Le due comunità divise dalla storia si rincontrano per mangiare futuro. I problemi del sociale e dell’ambiente nel 2001 hanno visto tutti i sindaci dell’alto vicentino dare vita alla Fondazione di Comunità Vicentina per la qualità della vita. Colpisce il riemergere carsico della voglia di comunità per fare coesione che vede, come attori di un comunitarismo adeguato ai tempi, gli eredi di una grande storia Veronica Marzotto, una ex sindacalista Franca Porto, che anima la Fondazione Palazzo Festari e i tanti sindaci del territorio. Buon segno anche per l’eterno dibattito nordestino che, guardando troppo spesso a Milano e Bologna, si arrovella sulla mancanza della città-regione. Senza accorgersi che sotto gli occhi si evolve e scorre lungo la pedemontana la città distretto in transizione ecologica e digitale. Dalla Inox valley a Conegliano, arredamento a Oderzo, scarpa tecnica a Montebelluna, ceramica-automotive nel Bassanese, la pelletteria nella valle del Chiampo, la meccatronica e il packaging a Schio ed il vitivinicolo tra Valdobbiadene e Valpolicella. Senza dimenticare che anche qui è atterrata Amazon con le sue contraddizioni da capitalismo delle reti. Altro dalle reti che ai tempi del fordismo progettavano la città-sociale. Oggi pensare la città-regione è un lavoro di tessiture sociali che attraversa la città distretto con reti di saperi come gli ITS collegati con le università delle medie città, e darsi cittadinanza ai tempi della conoscenza globale.

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