entrate in banca o in gioielleria?

L’Antitrust dà il via libera alla vendita dei diamanti allo sportello

di Gianfranco Ursino

(AFP)

2' di lettura

Un giro di parole articolato su ben 9 pagine, per arrivare a concedere una sanatoria per i “possibili” profili di illegittimità seguiti da Ubi Banca e Diamond Love Bond nel commercializzare i diamanti online e allo sportello. A sancirlo è stato in settimana l’Antitrust nel chiudere l’istruttoria avviata lo scorso 7 marzo. Dopo aver usato un anno fa il macete con Intesa SanPaolo, UniCredit, Bpm, Mps e con le due società Intermarket Diamond Business (Idb) e Diamond Private Investment (Dpi), complessivamente multate per oltre 15 milioni di euro per aver venduto pietre preziose senza informare i clienti sui rischi sottostanti, l’Antitrust non ha usato il pugno di ferro con Ubi e Dlb.

Ad evitare pesanti sanzioni a quest’ultimi due intermediari è stato, in particolare, il non aver fornito ai clienti il servizio di ricollocamento dei diamanti. Non offrendo alcuna garanzia in ordine alla rivendita, per l’Antitrust l’acquisto del diamante è stato caratterizzato «come un acquisto destinato a durare nel tempo, senza quindi ingenerare nell’acquirente alcun affidamento in ordine alla possibilità di ricollocare i diamanti ai prezzi di listino pubblicati dal professionista». Secondo l’Antitrust tale modalità di offerta basta a chiarire al consumatore che l’acquisto del diamante non risulta alternativo ad acquisti di natura finanziaria. Il diamante per il nostro ordinamento non è un prodotto finanziario ma un bene di consumo e non è quindi corretto parlare di rendimenti quando vengono proposti al cliente.

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Piccoli dettagli che hanno consentito a Ubi e Dlb di “salvarsi”: per concedergli anche la possibilità di riprendere la vendita dei diamanti, per il futuro l’Antitrust ha chiesto ai due soggetti di assumersi solo un impegno scritto di agire con maggior trasparenza, indicando punto per punto cosa esplicitare sui loto siti internet e sull’informativa precontrattuale.

Precisazioni che lasciano comunque intendere che in precedenza le “avvertenze” non erano veicolate al cliente con la massima chiarezza. Nei casi di Intesa, UniCredit, Mps e Bpm, l’Antitrust aveva sancito la vendita di diamanti da “investimento” anche con pratiche commerciali gravemente ingannevoli e omissive: banche che hanno annunciato (ma non tutte lo hanno ancora avviato) un piano di rimborso per i clienti.

Nel caso di Ubi e Dlb, invece, gli unici rimborsi che quest’ultimo intermediario si è impegnato a corrispondere sono quelli relativi a spese erroneamente addebitate ai consumatori che, dal 2015 ad oggi, hanno esercitato il diritto di recesso. Nonostante la gratuità del recesso entro 14 giorni, Dlb applicava un costo fino a un massimo del 4,5% del prezzo pagato dal cliente, addebitando anche costi amministrativi e costi di remunerazione del personale che svolgeva la pratica. Per l’attività di intermediazione Ubi riceveva da Dlb una commissione pari al 15-20%. Percentuali che molto probabilmente convinceranno la banca a riprendere la vendita di diamanti allo sportello.

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