Demografia e politiche familiari

L’Assegno unico universale non sarà risolutivo, ma può essere un inizio

di Alessandro Rosina

(B. Wylezich - Fotolia)

5' di lettura

All’interno del quadro europeo l’Italia è stata a lungo uno dei Paesi che maggiormente hanno sofferto di un insieme debole, frammentato e disomogeneo di politiche familiari e a sostegno delle nuove generazioni. La conseguenza è stata una maggiore crescita degli squilibri demografici, un’accentuazione delle diseguaglianze sociali, oltre che generazionali e di genere. Una delle principali novità su questo fronte è l’Assegno unico e universale (Auu), istituito con l’obiettivo di «favorire la natalità, di sostenere la genitorialità e di promuovere l’occupazione, in particolare femminile». A tale misura il portale dei demografi italiani (Neodemos.info) ha dedicato un ebook – appena pubblicato e liberamente accessibile – che ne presenta caratteristiche, potenzialità e limiti, anche in modo comparativo con misure analoghe adottate in altri Paesi (Portogallo, Spagna, Francia, Regno Unito, Svezia, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Russia). Nello stesso volume viene sottolineato come l’Auu non sia la bacchetta magica in grado di riallineare l’Italia ai percorsi più virtuosi in Europa,
ma possa costituire il punto di partenza di un processo che va in tale direzione.

Le politiche familiari, per essere solide ed efficaci, devono essere costruite su due assi ben integrati tra di loro: quello delle misure di armonizzazione tra lavoro e famiglia, da un lato, e quello del sostegno economico alle necessità di cura e crescita dei figli, dall’altro. Una nuova nascita comporta implicazioni rilevanti sia sull’organizzazione familiare, in termine di gestione di tempi e condivisione di carichi, sia sulla condizione economica. La carenza di strumenti adeguati porta a rivedere al ribasso il numero di figli desiderato, induce a rinunce nella carriera lavorativa ed espone a maggior rischio di povertà. La presenza, invece, di politiche efficaci consente alle coppie di realizzare scelte che contribuiscono a rafforzare in modo interdipendente gli indicatori demografici, economici e sociali nel territorio
in cui vivono.

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L’Auu va, quindi, considerato come uno degli ingranaggi principali di un sistema organico di misure che creano un contesto favorevole per la natalità e il benessere relazionale ed economico delle famiglie. Se è vero che i trasferimenti monetari non possono essere considerati, di per sé, il motivo che porta ad avere un figlio, è altrettanto vero che quando sono ben mirati e commisurati aiutano a ridurre l’incertezza nel processo decisionale di chi desidera averlo.

Come mostrano i dati e le analisi riportate nell’ebook edito da Neodemos, perché il sostegno economico si configuri come uno strumento di politica familiare in senso proprio – non solo di contrasto alla povertà, ma di efficace sostegno alle scelte e alle responsabilità genitoriali – deve essere strutturale e non occasionale, universale e non destinato solo ad alcune categorie, percepito come un aiuto non simbolico ma sostanziale anche dal ceto medio, oltre che chiaro e facilmente accessibile a tutti.

Il disegno di legge che contiene l’Auu italiano ha ottenuto il 30 marzo 2021 il via libera definitivo dal Senato (la Legge n.46 del 1° aprile 2021 contiene la delega al governo per riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico). La complessità del passaggio a un nuovo sistema fiscale ha però portato a rinviare al primo gennaio 2022 l’avvio a regime. Nel frattempo è stata realizzata una misura-ponte entrata in vigore il primo luglio 2021 (Legge n.112 del 30 luglio 2021).

In questa prima fase la preoccupazione principale è stata quella dell’estensione alle categorie sinora escluse dal vecchio assegno (che andava a beneficio soprattutto dei genitori con lavoro dipendente) con conseguente allargamento a ulteriori 1,8 milioni di famiglie beneficiarie. Le risorse aggiuntive previste, sommate alle misure preesistenti assorbite nel nuovo assegno, sono state pari a tre miliardi (a regime diventeranno sei).

Mettere al centro il bambino, indipendentemente dalle caratteristiche dei genitori e per tutto l’orizzonte della sua crescita fino alla maggiore età, è il principio che sta alla base di questo nuovo strumento, che però può essere fortemente rimesso in discussione da come verrà effettivamente implementato. La versione temporanea dell’assegno cesserà il 31 dicembre 2021, ma di fatto va a porre le basi di come sarà l’Auu nella sua forma finale. Va preso atto che tale misura-ponte è stata resa fortemente progressiva. L’ammontare è nullo per famiglie con Isee oltre 50mila e raggiunge il suo livello massimo, pari a 167,5 euro, per i nuclei con Isee inferiore o uguale a 7mila. Nelle fasce intermedie si scende con forte pendenza lineare: in particolare l’assegno è di 83,8 euro per Isee di 15mila e di 30 euro per Isee di 40mila. Esiste poi una maggiorazione dal terzo figlio in poi e in caso di disabilità. L’impatto della pandemia ha fatto, giustamente, aumentare l’attenzione nei confronti delle famiglie in difficoltà. Ma è evidente che la parte universale che va a tutti risulta posizionata su livelli molto bassi. In questo modo l’Auu diventa uno strumento orientato fortemente verso il contrasto alla povertà, lasciando però debole l’azione a favore della natalità che richiede misure percepite come rilevanti anche dal ceto medio.

Una valutazione della rilevanza dell’ammontare dell’assegno può essere ottenuta considerando quanto previsto in quei Paesi che, all’interno di un potenziamento sistemico delle politiche familiari, sono riusciti a frenare la denatalità e a invertire la tendenza. In particolare, in Germania l’importo della parte universale è superiore ai 200 euro. Un altro punto di riferimento è rappresentato dai costi sostenuti per la prole dalle famiglie italiane. In un contributo contenuto nell’ebook, Giulia Bovini e Fabrizio Colonna, ricercatori della Banca d’Italia, calcolano tali costi a partire dai dati sui consumi, ottenendo una spesa media di 645 euro al mese per ciascun figlio. Stimando, poi, di quanto dovrebbe migliorare il reddito affinché una famiglia mantenga inalterato il proprio livello di benessere dopo l’arrivo di un figlio si ottiene un valore pari a 720 euro (510 per le famiglie povere e 763 per le altre). È evidente che l’importo dell’Auu nelle fasce centrali, così come risulta dalla misura-ponte, incide in modo modesto rispetto agli effettivi costi sostenuti dalle famiglie.

Il successo dell’assegno unico e universale dipenderà molto sia dalle risorse destinate, sia da come la misura verrà effettivamente implementata. Le esperienze dei vari Paesi presi in considerazione nel volume mostrano che attraverso un sostegno economico adeguato è possibile dare un impulso immediato alla natalità. Ma mostrano anche che solo se si rafforza progressivamente il sistema dei servizi, in particolare quelli per l’infanzia, la ripresa può diventare poi solida nel tempo. L’Auu va considerato come parte di un processo di miglioramento continuo delle politiche familiari e richiede, quindi, anche un attento monitoraggio e una valutazione dell’efficacia
rispetto ai risultati attesi.

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