storia

L’eclettico Carlo Lauberg, scienziato e rivoluzionario nella Napoli del fine ’700

Elisa Rampone Chinni e Mario Rovinelli dedicano il loro saggio “Scienza e politica, Carlo Lauberg alle porte della modernità” al politico e “scopritore” del chinino che affascinò Benedetto Croce

di Annarita D'Ambrosio

2' di lettura

Già Benedetto Croce nel 1936 rimase affascinato da Carlo Lauberg a cui dedicò il suo Vita di un rivoluzionario, è per questo ancor più sorprendente riscoprirne quei tratti rivoluzionari, oggi nel 2020, rivisitarne l'aspetto anche contemporaneo, grazie al lavoro di Elisa Rampone Chinni e di Mario Rovinelli nel libro edito da Edizioni Scientifiche italiane intitolato Scienza e politica, Carlo Lauberg alle porte della modernità.

Molte vite

Molte vite, molte identità quelle di Lauberg come ricorda Guido D'Agostino nellla prefazione del testo richiamando un episodio significativo che chiuse la vita di colui che fu Presidente del Governo provvisorio della Repubblica a Napoli nel 1799. Al giovane visitatore che lo avvicinò in punto di morte Lauberg rispose di essere stato quello che serviva essere in quel momento, sempre opportuno potremmo aggiungere, mai fuori posto.

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Lo si intuisce sin dalle prime pagine del ricco e documentato testo che partono dalla biografia di Lauberg, la nascita a Teano, il corso di studi matematico – scientifici nella scuola calasanziana, la sua fede cattolica salda che lo portò ad entrare nelle scuole degli scolopi a Napoli prima, nel Collegio del Nazareno a Roma poi. Gli anni dell'insegnamento tra Chieti e Napoli furono anni anche di delusioni e vicissitudini, storie simili a quelle di validi studenti oggi poco valorizzati quanto avrebbero dovuto.

La parte più corposa e affascinante è quella che ci porta nel periodo esistenziale come lo definiscono gli autori, la fuga avventurosa da Napoli, il Lauberg cospiratore e rivoluzionario, da scolopio a laico e marito, giornalista, esule ad Oneglia dove fabbrica salnitro, da farmacista militare a politico, fino al rientro a Napoli al seguito delle truppe francesi dove è nominato presidente appunto del Governo provvisorio della Repubblica Partenopea del 1799. Quell'esperienza si conclude con la delusione per il comportamento delle truppe francesi e l'esilio definitivo, da borghese, farmacista militare, in famiglia ma senza perdere la dinamicità, tratto essenziale della sua vita.

Muore in Francia, medico di sé stesso, accorgendosi di problemi al cuore. Rifiuta il funerale di Stato, indicando solo 12 amici a seguito del feretro che lo condurrà al cimitero. Nei capitoli che seguono gli autori si soffermano sulla formazione scolastica del 700 a Napoli, la chimica applicata di Lauberg tra Italia e Francia, la copiosa produzione scientifica in Italia e oltralpe. Il capitolo conclusivo svela le intenzioni che sottendono all'eloquente lavoro: la riabilitazione di un personaggio volutamente controverso, osannato in Francia come scopritore del chinino, serio ricercatore, saggio militare, ingiustamente dimenticato in Italia alla quale pure ha dato tanto.

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