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L’industria veneta lancia la sfida: torniamo ad essere protagonisti

All’evento di giovedì sono stati oltre mille gli utenti collegati e più di 70 i quesiti che hanno dato vita al dibattito

di Barbara Ganz

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All’evento di giovedì sono stati oltre mille gli utenti collegati e più di 70 i quesiti che hanno dato vita al dibattito


4' di lettura

«Le aziende stanno tenendo duro, ma molte si stavano ancora riprendendo dalla crisi del 2008 e non possono resistere per sempre. Già a gennaio, prima del coronavirus, si parlava di un Pil intorno allo 0,3%: è chiaro che così non si va lontano». Enrico Carraro, presidente di Confindustria Veneto, affronta i nodi della crescita in una regione che per prima ha contato un decesso per Covid-19, ma che ha saputo arginare l’emergenza sanitaria. E oggi riparte.

Il palcoscenico è quello della tappa veneta degli Innovation days, introdotta dal direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini, con oltre mille utenti collegati che hanno posto più di 70 domande ai relatori. «Vedo grande volontà da parte di imprese che lavorano e investono, ma la controparte pubblica sembra non avere chiaro quali saranno gli effetti a lungo termine: certo, ci sarà una ripresa a fine anno e ancor più nel prossimo, ma servirà molto di più per tornare alla situazione di partenza». Le parole chiave, sottolinea Carraro, sono infrastrutture, mobilità, e c’è un tema di dimensioni che non si può trascurare: «Abbiamo perso grandi imprese capaci di fare da volano all’intera filiera. Solo ragionando in grande possiamo tornare a essere protagonisti, e non solo come subfornitori».

Particolarmente cruciale, nell’epidemia, il ruolo delle banche: «È stato necessario uno sforzo organizzativo notevole: nel nostro caso abbiamo il 95% dei dipendenti in smart working, non abbiamo perso un solo giorno di presenza sul mercato», dice Luciano Colombini, amministratore delegato Banca Ifis, che ha già concesso 18mila moratorie. «La metà dei nostri clienti ha chiuso durante il lockdown, ma abbiamo tenuto i contatti supportandoli e abbiamo aperto 300 nuovi rapporti con aziende proprio in questa fase». E sul fronte della crescita dimensionale, «possiamo dare una mano al sistema, supportandolo non solo dal punto di vista dei tradizionali finanziamenti, ma mettendo a disposizione gli strumenti necessari perché investire è fondamentale. Si tratta di una trasformazione, da finanziatori a partner del sistema industriale».

Per sostenere più da vicino la struttura produttiva veneta Cassa depositi e prestiti ha aperto, nel maggio 2019, la prima delle sedi territoriali a Verona: «Un modo per mantenere un dialogo più diretto con le imprese e le pubbliche amministrazioni» sottolinea Marco Pessione, responsabile Sviluppo commerciale Nord CDP Imprese. «Il Gruppo CDP è in prima linea nel sostenere le imprese in questa delicata fase di ripartenza. Operiamo con una serie di strumenti che vanno dalle garanzie per le imprese medio-grandi alle anticipazioni di liquidità per accelerare i pagamenti della Pubblica amministrazione, fino ai finanziamenti diretti che possono contare su un plafond di 6 miliardi. Lo facciamo guardando al territorio che è da sempre al centro del nostro operato».

La fase della quarantena ha cambiato il modo di lavorare, e non solo: «Abbiamo registrato il +100% di traffico dati su rete fissa - spiega Roberto Collavizza, responsabile commerciale Mercati Industry e Manufacturing TIM - Ampliare le potenzialità della rete fissa e mobile ci ha permesso di garantire la forte domanda che è venuta dal mercato. Siamo al fianco di imprese, pubbliche amministrazioni e cittadini per favorire la “trasformazione digitale” anche in questa fase di ripartenza così come nella fase di lockdown. Stiamo investendo sulle più evolute infrastrutture di Data center e tecnologie cloud - anche grazie alla recente partnership con Google - e lavoriamo su più fronti, dal portare la fibra nei comuni che ne erano privi alla progressiva introduzione del 5G». Anche le assicurazioni si trovano a gestire nuove richieste di sicurezza: «Quando è iniziata l’emergenza, venerdì 21 febbraio, in un week end siamo passati da una modalità di lavoro analogica a digitale, e abbiamo sostenuto la sanità comprando ecografi e macchinari. Il Gruppo e Fondazione Cattolica hanno stanziato oltre 2 milioni di euro a favore di ospedali e realtà radicate nei territori più colpiti dalla pandemia - ricorda Samuele Marconcini, vice direttore generale del Gruppo Cattolica Assicurazioni -. Prima ancora del lockdown totale avevamo predisposto una polizza per le Pmi in caso di interruzione dell’attività, ad esempio per chi si fosse ritrovato in zona rossa. Oggi la richiesta di tutela è in aumento, ed è un dato trasversale in Italia come a Wuhan: ad esempio, abbiamo aggiornato tutti i prodotti salute dando la possibilità di aggiungere una copertura in caso di ricovero in terapia intensiva». Se c’è un settore che deve ancora ripartire e che non ha subìto un rallentamento, ma un vero azzeramento del fatturato, è quello delle fiere: «Abbiamo messo a punto un format nuovo, ibrido - spiega Corrado Peraboni, amministratore delegato IEG, Italian Exhibition Group - per avere le aziende realmente presenti, ma con una integrazione digitale per supplire alla mancanza dei visitatori internazionali, che rappresentavano per Vicenza Oro il 60% delle presenze».

Infine, le trasformazioni nella mobilità: «Il Veneto è un territorio molto importante per noi, qui abbiamo aperto una delle prime filiali commerciali e pochi mesi fa abbiamo realizzato il secondo store CarNext in Italia per la vendita delle auto usate dopo la struttura di Milano. Da questa regione sono arrivate meno richieste di sospensione o proroga dei contratti - fa sapere Alberto Viano, amministratore delegato LeasePlan - ed è un segno di tenuta. Dal canto nostro stiamo studiando nuove formule, come la possibilità di includere il monopattino elettrico negli abbonamenti: un modo per supportare i viaggi da soli, evitando i mezzi pubblici, e riducendo le occasioni di contagio».

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