La Relazione annuale

L’Inps: con crisi Covid brusca caduta del fabbisogno di lavoro. Balzo della spesa per Cig

Dall’inizio della pandemia ad oggi l’ente di previdenza ha speso 44,5 miliardi di euro in misure di sostegno al reddito che hanno complessivamente raggiunto 15.1 milioni di cittadini. Con il blocco dei licenziamenti preservati 330.000 posti

di Andrea Carli

(foto Ansa)

6' di lettura

È una fotografia quella dell’Italia travolta da oltre un anno di emergenza Coronavirus che si compone di tante ombre e poche luci. Da qualunque prospettiva lo si analizzi, osserva l’Inps nel XX Rapporto annuale 2021 presentato alla Camera, il 2020 è stato caratterizzato da una brusca caduta del fabbisogno di lavoro: ad una riduzione degli occupati del 2,8% si affianca un calo delle unità di lavoro del 7,1% e delle ore lavorate del 7,7%, a suggerire una riduzione allargata del contributo lavorativo. Una parte, se pur ridotta anche a seguito del blocco dei licenziamenti, ha perso il lavoro, ma molti hanno lavorato e guadagnato meno. Le assunzioni hanno subito una contrazione attorno al 30%, arrivando a sfiorare il 40% per intermittenti e apprendisti. Le trasformazioni sono diminuite del 21% e le cessazioni sono calate mediamente del 25%, con livelli più elevati in particolare per l'apprendistato (31%) e per il tempo indeterminato (29%), vale a dire per le tipologie contrattuali più interessate dal blocco dei licenziamenti e dal ricorso contestuale alla Cig Covid.

Dall’inizio della pandemia a oggi misure di sostegno al reddito per 44,5 miliardi

Dal rapporto viene fuori una fotografia completa di quanto è accaduto nel 2020, l’anno del Coronavirus. Un arco temporale che, complice anche le misure restrittive che sono state messe in campo per arginare la diffusione del contagi, ha visto l’Inps spendere dall'inizio della pandemia ad oggi 44,5 miliardi di euro in misure di sostegno al reddito che hanno complessivamente raggiunto 15.1 milioni di cittadini.

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BENEFICIARI RdC
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Reddito di cittadinanza: 2/3 beneficiari distanti da mercato lavoro, forse non immediatamente rioccupabili

Tra le misure di sostegno, reddito e pensione di cittadinanza. Nel report Inps viene chiarito che i due terzi dei 3.7 milioni di beneficiari di reddito di cittadinanza e pensione di cittadinanza non risultano presenti negli archivi Inps degli estratti conto contributivi negli anni 2018 e 2019, e sono quindi distanti dal mercato del lavoro (e forse non immediatamente rioccupabili). Il restante terzo, che invece risulta presente, rivela in media, spiegano da Inps, un reddito pari al 12% delle retribuzioni annue medie dei lavoratori del settore privato in Italia, e solo il 20% ha lavorato per più di 3 mesi nel corso del periodo precedente all'introduzione del sussidio, dipingendo quindi un quadro di considerevole esclusione sociale per gli individui coinvolti dalle misure.

Gli effetti della pandemia sui conti dell’istituto

«L'aumento della spesa per integrazioni salariali e la contrazione delle entrate contributive - ha detto Tridico - hanno determinato un peggioramento del risultato finanziario di competenza dell'Istituto, che è passato da +6,6 miliardi di euro del 2019 (il miglior risultato degli ultimi 11 anni) a meno 7,1 miliardi di euro del 2020. Nei primi cinque mesi dell'anno in corso - ha continuato Tridico - registriamo tuttavia importanti segnali di ripresa del tessuto produttivo. Infatti, al 31 maggio 2021, le entrate contributive riferite a tutto il settore privato (aziende, lavoratori autonomi, liberi professionisti e lavoratori domestici) sono aumentate di 4,5 miliardi di euro, con un incremento sul 2020 di oltre nove punti percentuali. Siamo confidenti che, nel corso dell'anno, la sostenuta ripresa economica in atto riporti le entrate contributive dell'Inps ai livelli del 2019, consentendoci di superare in un solo anno gli effetti finanziari negativi della pandemia».

Nell’anno del Covid 19 miliardi spesa per Cig

Le spese per Cassa integrazione salgono da 1,4 miliardi di euro del 2019 a 19 miliardi del 2020. Pur in presenza di una crescita delle entrate del 30% il saldo del 2020 è negativo per 12,4 miliardi di euro mentre nel 2019 era stato positivo per 3,4 miliardi. I beneficiari che erano nel 2019 poco più di 620 mila sono nel 2020 oltre 6,7 milioni, con una prestazione media di 2.788 euro. «La Cassa integrazione guadagni (Cig) - ha chiarito il presidente dell’Inps Pasquale Tridico in occasione della presentazione della Relazione annuale - ha visto aumentare, con i provvedimenti in deroga, i pagamenti di oltre 13 volte,passando da 1,4 miliardi di euro nel 2019 a 18,7 miliardi nel 2020, a seguito dell'aumento di quasi undici volte il numero dei beneficiari, passati da 620mila nel 2019 a 6 milioni e 700mila lavoratori coperti da Cig nel solo 2020, con un valore medio pro capite della prestazione pari a 2.788 euro. Si è trattato - ha aggiunto il numero uno del’Inps - di un fenomeno che ha riguardato tutti i lavoratori, se si considera che i dipendenti in cassa a zero ore, inizialmente pari alla metà dei beneficiari nel primo lock-down, con il 45% ad aprile 2020,sono calati come incidenza al 9% nel luglio 2020 fino a raggiungere il 7% nel febbraio 2021».

Le due facce delle retribuzioni nell’ambito del lavoro dipendente

Le conseguenze della crisi si sono sentite anche in busta paga, Se consideriamo le retribuzioni individuali, la retribuzione media annua dei dipendenti scesa da 24.140 euro nel 2019 a 23.091 euro nel 2020 (4.3%, corrispondente a una perdita di poco più di 1.000 euro), a seguito della riduzione media delle settimane lavorate. Dal momento che questo contrasta con quanto è accaduto invece alla media dei dipendenti del settore privato che hanno lavorato full time per l'intero anno: in questo caso le retribuzioni sono cresciute da 32.668 a 36.448 euro (+11,6%). Questi due dati sono indicativi di una tendenziale divaricazione all'interno del lavoro dipendente, come conseguenza di una crescente precarizzazione. A raccontare l’impatto sugli stipendi è anche un altro dato: l'imponibile previdenziale è calato di circa 33 miliardi scendendo da 598 miliardi nel 2019 a 564 miliardi nel 2020 (5.6%). In valore assoluto la contrazione più rilevante è stata quella dei dipendenti privati (da 369 a 340 miliardi, pari al 7.9%), mentre per gli autonomi il calo è stato pari al 6%.

I BENEFICIARI
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Tridico, 8,8 milioni di pagamenti per 6 miliardi per indennità 600 e 1.000 euro

«Dalle analisi Inps, in particolare sul sostegno offerto ai lavoratori autonomi e ad alcune categorie di lavoratori dipendenti - ha spiegato Tridico -, emergono alcune evidenze. Si tratta delle indennità di 600 e 1.000 euro, per le quali nel corso del 2020 complessivamente sono stati effettuati 8.8 milioni di pagamenti per un importo complessivo di quasi 6 miliardi di euro, di cui le erogazioni per autonomi e stagionali superano il 70% del totale».

Con il blocco dei licenziamenti preservati 330.000 posti di lavoro

A pochi giorni dallo sblocco dei licenziamenti per motivi economici per l’industria manifatturiera e l’edilizia con l’eccezione per il tessile e I settori a esso collegati, l’Inps spiega che i posti di lavoro preservati con il blocco dei licenziamenti nel periodo marzo 2020-febbraio 2021, rispetto alla fisiologia del mercato del lavoro come documentata dai dati statistici disponibili, possono essere valutati in circa 330.000 e per oltre due terzi riconducibili alle piccole imprese (fino a 15 dipendenti). Si tratterà ora di vedere come evolverà tale saldo al seguito della rimozione del blocco dei licenziamenti. Va tenuto conto che negli anni precedenti la pandemia i licenziamenti di natura economica superavano il mezzo milione all'anno, a fronte tuttavia di una dinamica positiva di assunzioni. Nel complesso, considerando tutte le tipologie contrattuali, a fine febbraio 2021 i posti di lavoro dipendente presso le aziende private risultavano diminuiti di 37.000 unità rispetto allo stesso momento dell'anno precedente.

La recessione si è abbattuta sulla piccola impresa

La recessione ha colpito principalmente nel settore della piccola impresa. Utilizzando come misura della domanda di lavoro gli anni-uomo contribuiti, nel 2020 la domanda effettiva di lavoro dipendente risulta diminuita dell'8.5% per effetto della crisi pandemica che ha investito principalmente il settore privato (10.6% corrispondenti a circa 1,3 milioni di anni-uomo), con particolare intensità nell'area della piccola impresa fino a 15 dipendenti (16.6%) ma significativamente anche nell'area delle medie imprese tra 15 e 99 dipendenti (11.3%) e, decrescendo, anche nelle aziende di dimensione superiore (5.3%). Anche l'apporto del settore pubblico è stato negativo (0.7%), principalmente per effetto del turnover generazionale.

Quota 100: nessuna evidenza chiara che agevoli le assunzioni

Dall'analisi di Quota 100, mette infine in evidenza il Rapporto annuale 2021, emerge che la misura è stata utilizzata prevalentemente da uomini, da soggetti con redditi medio-alti e relativamente con maggior frequenza da dipendenti pubblici. Se ci si limita invece ai dipendenti del settore privato, oltre al genere e al reddito, assume un ruolo chiave anche la salute negli ultimi anni di carriera. Rispetto agli impatti occupazionali di Quota 100, osserva ancora l’istituto di previdenza nella relazione, l’analisi condotta su dati di impresa non mostra evidenza chiara di uno stimolo alle maggiori assunzioni da parte dell'anticipo pensionistico. Questa possibilità di anticipo dell’uscita dal mercato del lavoro, va ricordato, ha natura sperimentale e vi possono aderire solo i lavoratori che maturano i requisiti nel triennio 2019-2021. In particolare, Quota 100 ha permesso il pensionamento anticipato di 180.000 uomini e 73.000 donne nel biennio 2019-20.

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