Moda uomo

L’insostituibile sfilata (vera): Dolce&Gabbana a Milano tra le luminarie di Catania

La collezione della primavera-estate 2022 con pietre, perline e tessuti in paillettes dipinti a mano: ritorno all’edonismo sfrontato e al metrosexual

di Giulia Crivelli

2' di lettura

Tutto come nel 2000. Ma completamente diverso dal 2000. Tutto come nel febbraio 2020. O forse no. A suggerire – e poi spiegare – l’apparente paradosso sono Domenico Dolce e Stefano Gabbana a pochi minuti dall’inizio della prima sfilata dal vivo e con pubblico dei giorni della moda maschile milanese, che ci proiettano, come solo la moda sa fare, nel 2022, perché le collezioni sono quelle della prossima primavera-estate.

Decorazioni luminose e tessuti dipinti a mano

«Avevamo una certezza, quando abbiamo iniziato a lavorare su questa collezione: doveva esserci luce, tanta luce – raccontano i due stilisti –. Nei 95 look che poi hanno preso forma questo si è tradotto in decorazioni luminose, applicazioni di pietre e perline e tessuti in paillettes dipinti a mano. La scenografia è stata una scelta naturale: le luminarie, che nelle regioni del sud significano che è tempo di festa». Ma il paragone con il 2000 come si spiega? «In quell’anno, forse complice l’alba del millennio, era nato un nuovo edonismo maschile, sfrontato e non necessariamente legato a un tipo di sessualità. Fu a quell’epoca che, partendo da David Beckham, si coniò il termine metrosexual – rispondono Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Le luminarie sono sempre state una nostra passione e lavoriamo con artigiani pugliesi e siciliani ogni volta che ne abbiamo bisogno, per negozi, eventi speciali, sfilate. Queste in particolare vengono da Catania».

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Edonismo senza etichette

Nel post pandemia l’edonismo, secondo i due stilisti, si è evoluto, in particolare per gli uomini, in consapevolezza di sé e del proprio corpo, senza bisogno di etichette. «È il bello delle nuove generazioni, ragazzi e ragazze nate proprio dopo il 2000, che non sanno nemmeno cosa voglia dire metrosexual, come i circa 100 modelli di questa sfilata, che all’80% sono italiani, ma hanno tratti e colori della pelle di ogni tipo – aggiungono –. In vent’anni sono cambiate moltissime cose, la moda segue le novità ma cavalca pure gli eterni ritorni». A proposito di ritorno: era dal febbraio 2020, quando Milano ospitò l’ultima fashion week pre Covid, che Dolce&Gabbana non sfilavano nella consueta location, l’ex cinema Metropol di viale Piave. Nel luglio dello scorso anno fu allestita una sfilata uomo all’aperto, nei giardini dell’Humanitas, l’istituto che Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno sostenuto per la ricerca sul virus; nel settembre scorso fu la volta dell’alta moda e alta sartoria a Firenze, ma per le ultime due sfilate di pret-à-porter il format era stato digitale.

La tecnologia e la libertà ritrovata

Abbiamo imparato moltissimo dai mesi del lockdown e da quelli successivi, usando di più e meglio la tecnologia, in privato e in azienda – concludono Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Ma le sfilate dal vivo, come gli spettacoli teatrali, sono insostituibili, per le emozioni che danno a tutti. Quella di oggi è finalmente uguale a quella del febbraio 2020, eppure diversa: abbiamo imparato ad apprezzare ogni passaggio della preparazione, abbiamo avuto ancora più cura e attenzione per le persone. La moda sarà sempre leggera, ma la pandemia ci ha insegnato a dare un nuovo significato a ogni gesto che facciamo e alla libertà, ritrovata, di cui godiamo».

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