RICERCA ORACLE

L’intelligenza artificiale? Aiuta i profitti a crescere più velocemente

Il 72% delle aziende che usano sistemi Ai confermano una migliore comprensione della performance complessiva di business

di Gianni Rusconi

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(REUTERS)

Il 72% delle aziende che usano sistemi Ai confermano una migliore comprensione della performance complessiva di business


3' di lettura

Uno dei compiti delle tecnologie emergenti è quello di facilitare e migliorare la gestione finanziaria e operativa di un’organizzazione, generando un vantaggio competitivo per l’azienda. Assunto più che noto e condiviso, mentre c’è più incertezza sulle modalità attraverso le quali le imprese sfruttano gli strumenti digitali (in varie forme) per ottenere questi benefici. Uno studio condotto da Enterprise Strategy Group e Oracle («Emerging Technologies: Driving Financial and Operational Efficiency»), che ha coinvolto lo scorso autunno 700 top manager di grandi aziende in 13 paesi, ha provato a fare luce sugli impatti dell’integrazione nei processi aziendali di intelligenza artificiale, assistenti virtuali, Internet of Things e blockchain.

La ricerca, in sintesi, ha confermato una tendenza già appurata da altri studi con finalità simili, rilevando nello specifico come le tecnologie emergenti, AI in testa, abbiano superato il livello critico di adozione (l'84% ne stanno usando attivamente almeno una) e stiano producendo risultati maggiori alle aspettative. Le aziende che le hanno implementate in ambito finance e operations, questo il primo dato da prendere in considerazione, vedono i loro profitti annuali crescere più velocemente e nella misura dell’80%. Come si giustifica questa percentuale così elevata?

Attraverso vari parametri. Gli errori di tipo finanziario, per esempio, sono diminuiti in media del 37% con l’ausilio degli algoritmi, il 72% delle aziende che utilizzano l’intelligenza artificiale confermano una migliore comprensione della performance complessiva di business, mentre la disponibilità di assistenti virtuali migliora la produttività nella misura massima del 36% e accelera del 38% i tempi necessari per realizzare analisi finanziarie.

Molto sensibile, si legge ancora nello studio, è inoltre l’apporto delle nuove tecnologie in fatto di precisione, rapidità, profondità delle informazioni disponibili a livello di supply chain. Le aziende che ricorrono agli algoritmi di machine learning in questo specifico ambito hanno ridotto i tempi di chiusura degli ordini in media di 6,7 giorni lavorativi mentre applicando alla catena di fornitura i dati raccolti attraverso le soluzioni IoT la percentuale di errore (nella gestione degli stessi ordini) scende in media del 26%, contribuendo in modo determinante a ridurre (di un terzo circa) i casi di esaurimento scorte e di interruzione delle attività produttive.

Non troppo diverse da queste, infine, sono le percentuali che registrano, a valle dell’adozione di assistenti digitali nella supply chain, la crescita della produttività dei dipendenti e la maggiore rapidità di analisi mentre il 78% dei manager oggetto di indagine ritiene che la possibilità di applicare alla propria catena di fornitura la tecnologia blockchain ridurrà i casi di frode anche del 50% nei prossimi cinque anni.

«Disporre di dati corretti e approfonditi – ha spiegato Gianfranco Caimi, Country Leader Cloud Applications di Oracle Italia, al Sole24ore.com - è vitale per la business continuity e ancor più per la crescita di ogni azienda - ma la sfida si gioca a livello delle applicazioni aziendali che sono alimentate da questi dati e che li trasformano in strumenti operativi e decisionali. La ricerca, in questo senso, evidenzia un potenziale dell’AI che non è possibile ignorare e fa piacere rilevare che l’Italia, dal punto di vista degli investimenti, è all’inizio di un percorso promettente».

Lo confermano, secondo il manager dell’azienda americana, i dati evidenziati dall’Osservatorio sull’AI del Politecnico di Milano, secondo cui il mercato dell’intelligenza artificiale nel nostro Paese nel 2019 ha sviluppato un giro d’affari di 200 milioni di euro, con il 79% delle imprese che vi vede un’opportunità per aumentare le capacità dei propri dipendenti.

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