Decarbonizzazione

L’Italia aderisce alla Global Energy Alliance

di Ce.Do.

(Romolo Tavani - stock.adobe.com)

2' di lettura

Quale sarebbe stata la direzione imboccata l’aveva lasciato intuire lo stesso ministro della Transizione ecologica parlando lunedì 1 novembre durante la prima giornata della Cop26 a Glasgow: «Serve uno sforzo globale che, oltre ad aiutare i Paesi nella transizione climatica, individui tecnologie nuove per andare più veloci».

Così mercoledì 3 Roberto Cingolani ha dato una forma a quello sforzo annunciando l’ingresso dell’Italia, in qualità di coinvestitore, nel fondo della Global Energy Alliance che nasce con una dotazione di 10 miliardi di dollari (e l’ambizione di arrivare a quota 100 miliardi) «per accelerare la transizione energetica nei Paesi più deboli, raggiungere un miliardo di persone con energie rinnovabili, risparmiare 4 miliardi di tonnellate di CO2 e creare oltre 150 milioni di posti di lavoro, soprattutto nelle economie meno sviluppate».

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Un progetto trasversale che metterà a fattor comune i contributi di più soggetti: enti filantropici (in prima linea saranno schierate Rockfeller Foundation, Ikea Foundation e il Bezos Earth Fund), istituzioni finanziarie internazionali come la World Bank o regionali come l’Asian Development Bank, e ancora, banche, istituzioni private e Stati.

Una decina per cominciare, chiarisce il ministro, che però mantiene il riserbo su chi aderirà e si limita solo a precisare l’entità dell’impegno italiano, pari a 10 milioni di dollari. «Serve a dare garanzia dello scopo filantropico e della trasparenza delle iniziative». Insomma, l’apporto sarà soprattutto di idee «per accelerare l’abbattimento delle disuguaglianze senza il quale l’azione contro il climate change sarebbe monca».

Ma l’iniziativa italiana si muoverà anche su un altro fronte: il Mite ha infatti deciso di stanziare un budget annuale di 3-4 milioni per stabilizzare il format della Youth4Climate, la conferenza dei giovani sul clima, e creare una macchina «che trasformi una protesta in proposta», precisa Cingolani. Per poi ribadire, rispondendo alle domande dei cronisti, «che per i prossimi anni è impensabile liberarsi del gas» e che non bisogna bloccare lo studio e la ricerca sul nucleare di nuova generazione, il cui sviluppo, ricorda, è al centro dei piani di diversi Stati.

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