Euro 2020

Il calcio resta in Europa: i segreti dell’Italia campione dopo 53 anni

Wembley si colora d'azzurro proprio sotto gli occhi del presidente Sergio Matarella che nella bolgia dei festeggiamenti sorride felice

di Dario Ceccarelli

Europei, Italia campione: Milano impazzisce per i festeggiamenti

5' di lettura

Adesso è vero. Ce l'abbiamo fatta! Centimetro dopo centimetro siamo arrivati sul tetto d'Europa. Wembley si colora d'azzurro proprio sotto gli occhi del presidente Sergio Matarella che nella bolgia dei festeggiamenti sorride felice come un bambino cui hanno fatto un regalo speciale. Finalmente per una volta, dopo questi due terribili anni di pandemia, può tirare un respiro di sollievo. È solo una vittoria calcistica, d'accordo. Ma a volte per rialzare la testa, e tornare a guardare il futuro con animo più leggero, si ha il bisogno di questi simboli, di queste imprese, di queste emozioni, di questi abbracci.

Come quello, fortissimo, che dopo l'ultimo rigore parato da Donnarumma, si sono dati Vialli e Mancini, gemelli e complici anche in questa nazionale. Piangono entrambi senza freni inibitori. Lacrime di felicità di due amici, non più di primo pelo, che insieme ne hanno viste tante. E che insieme, dopo 53 anni, e dopo due finali perse nel 2000 e nel 2012, hanno riportato il titolo Europeo in Italia. A casa nostra, in questo strano Paese che, quando meno te l'aspetti, risorge dalle sue ceneri. Come è avvenuto in quell'altro 11 luglio, quella del 1982, quando davanti a un altro presidente, Sandro Pertini, gli azzurri portarono a casa da Madrid il nostro terzo titolo mondiale. Scene di felicità, di gioia pura. C’è anche Spinazzola, che salta con le sue stampelle, venuto dopo l’operazione al tendine per stare assieme ai compagni. Il terzino sarà il primo a ricevere la medaglia. Giustamente, perché è stato uno dei migliori di questo Europeo.

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Il calcio resta in Europa

I tifosi inglesi, quasi cinquantamila, guardano invece nel vuoto sapendo d'aver perso - dopo l’unico glorioso titolo, il mondiale del 1966 - un'altra storica occasione per riportare in patria un trofeo importante. Prima della partita, potentissimo, si sentiva solo il loro inno, quel “Football is coming home” con cui ci hanno rimbombato la testa dall'inizio dell'Europeo. Niente da fare, nonostante gli eleganti incitamenti della Regina Elisabetta, e quelli più scomposti di Boris Johnson, dovranno aspettare ancora. Anche in questo caso simboli si sprecano. Dopo le polemiche sulla Brexit, inutile nasconderlo, anche una sconfitta a Wembley, nel leggendario tempio del football, assume il sapore di una rivincita particolare. Volevate tenervi anche il calcio? No, grazie, cari amici inglesi. Il calcio resta in Europa, Bye bye a voi e alla vostra Brexit.

Il primo tempo

Ma che fatica, che sofferenza anche questa volta! A Wembley quello di vincere dopo i supplementari è diventato un vizio. È avvenuto con l'Austria (2-1), con la Spagna, anch'essa battuta ai rigori( 5-3) e di nuovo nella finalissima (4-3) con i padroni di casa. Che erano partiti magistralmente tirandoci un cazzotto dopo appena 120 secondi. Un'azione velocissima avviata da Kane e conclusa con tiro al volo da Shaw dopo un preciso cross dalla sinistra di Trippier. Una doccia fredda che ci ha lasciati sotto choc per quasi tutto il primo tempo. Colpiti dal gol, e sorpresi dalla non prevista disposizione tattica (5-3-2) adottata dal c.t. Soutghate, i ragazzi di Mancini per la prima volta in questo Europeo, sotto la pioggia battente, si sono ritrovati sotto di un gol ancora prima di aver acceso il motore. Un motore che girerà a vuoto fino al 34' quando Chiesa, visto che nessuno si muove, fa tutto da solo inventandosi un sinistro che sfiora la porta inglese. Nel primo tempo è l'unica azione pericolosa dell'Italia quasi sempre presa d'infilata dai veloci cambi di passo degli inglesi guidati dal carismatico Kane. Quarantacinque minuti da dimenticare. Senza gioco, senza personalità, senza capacità di tener sotto pressione la loro difesa. A centrocampo manca la spinta di Barella. Insigne e Immobile s'incartano davanti ai giganti inglesi. Fatichiamo a mantenere il controllo del pallone. Non bastasse, rischiamo di perdere Jorginho, il faro della nazionale, rimasto fuori alcuni minuti per un colpo al ginocchio.

La ripresa

Nella ripresa lo scenario è cambiato radicalmente. A dare la scossa sono i nuovi inserimenti. Quello di Cristante per Barella, ormai senza benzina. E l'ingresso di Berardi al posto di Immobile, anche questa volta non pervenuto. Ciro è come Godot, lo abbiamo tutti aspettato, ma non è mai arrivato. Così adesso giochiamo senza un centravanti di ruolo, ma non importa, gli azzurri crescono lo stesso. Chiesa si sposta a sinistra e anche Insigne, non sempre preciso, da distanza ravvicinata s'avvicina al pareggio. Per gli inglesi il party è finito. Con le percussioni a sinistra di Chiesa e quelle a destra di Berardi, la pressione azzurra si fa minacciosa. Finalmente rivediamo l'Italia che conosciamo. Quella che sa giocare al pallone. E che lo nasconde agli inglesi, ormai tutti nella loro metà campo a difendere il vantaggio. Il pareggio, nato da una mischia in area, lo realizza Bonucci rapido a chiudere in rete dopo un rimpallo sul palo (66').

Raggiunto il pareggio l'Italia è padrona del campo. Gli inglesi ci guardano. E noi giochiamo. Sembra la partita con la Spagna, ma a parti invertite. I Leoni di sua maestà diventano gazzelle e gli italiani fanno i cacciatori. L'unico limite degli azzurri è di non riuscire a chiudere la partita. Ha una buona opportunità Berardi, servito da un lungo lancio da Bonucci, ma il suo sinistro al volo supera la traversa. Ci manca qualcuno che la butti dentro. Il più pericoloso, Chiesa, toccato duro a una caviglia, lascia il posto a Bernardeschi che comunque dà una buona spinta.

I supplementari e i rigori

Anche nei supplementari, a parte una rasoiata di Philips uscita di poco, è sempre l'Italia a tenere il pallino. Mancini, pensando anche ai rigori, fa entrare forze fresche. Locatelli per Verratti e Belotti al posto di Insigne. Tanti cambi che però non modificano il quadro d'insieme: l'Italia che cerca il ko, gli inglesi sempre più all'angolo, ma che non mollano. Bisogna ancora far ricorso ai rigori. Il primo a sbagliare è Belotti. Ma poi gli inglesi ne falliscono due. Uno finisce sul palo (Rashford) e l'altro (Sancho) è parato da Donnarumma. A questo punto, con Jorginho sul dischetto, sembra fatta. Jorginho è una garanzia. E invece anche a lui, al nostro freddo metronomo, l'emozione fa un brutto scherzo. E il suo tiro, debole, viene intuito da Pickford che ridà speranze ai tifosi inglesi. Ma è solo un attimo. Donnarumma, cui daranno il premio come miglior giocatore dell'Europeo, para anche il rigore di Saka. E' un trionfo. l'Italia dopo 53 anni torna sul tetto d'Europa. Un trionfo straordinario se si pensa che, solo nel 2017, venivamo esclusi dai mondiali. Da quelle ceneri, da quel grande buio, Roberto Mancini è riuscito a farci risalire ridandoci gioco, personalità e risultati. “Siamo felici” dice di nuovo commosso alla fine di questa sfida. “Devo ringraziare questi giocatori meravigliosi, ma ora non voglio pensare ad altro, festeggiate”.

Un nuovo inizio

Un grande obiettivo, quello del tecnico azzurro, ottenuto facendo il contrario di quello che avevano fatto i suoi predecessori: e cioè di non pensare subito al risultato, ma di pensare soprattutto al gioco, al divertimento, alla coesione del gruppo. E a far ritrovare il sorriso a chi scende in campo con la maglia azzurra. “Se riusciremo a divertirci, vinceremo” aveva detto suscitando lo stupore di qualcuno che non aveva ben capito che il calcio, alla fine di tutto, resta sempre un gioco. Ed è forse anche per questo che milioni di persone si sono ritrovate a far festa per le strade. C'era bisogno, dopo due anni di solitudini esistenziali, di stare vicino, di condividere, anche su un traguardo apparentemente ludico, una ritrovata compattezza. C’era bisogno di un nuovo inizio. E la nazionale, divertendoci, ci ha fatto ritrovare questa voglia.

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