DATI UNAPROL

L’olio italiano paga un conto salato per il Covid: perdite per 2 miliardi

La chiusura forzata di bar, ristoranti e agriturismi, gli ostacoli alle esportazioni e la presenza sul mercato di olio vecchio spagnolo hanno messo in difficoltà le aziende olivicole

di L.Ben.

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(Dušan Zidar - stock.adobe.com)

La chiusura forzata di bar, ristoranti e agriturismi, gli ostacoli alle esportazioni e la presenza sul mercato di olio vecchio spagnolo hanno messo in difficoltà le aziende olivicole


2' di lettura

Il coronavirus non ha risparmiato nemmeno la filiera dell’olio Made in Italy che registra un crack da 2 miliardi. La chiusura dell’horeca durante il lockdown, ancora in difficoltà a 2 mesi dalla ripartenza, gli ostacoli all’export i e l'azzeramento delle presenze turistiche, hanno causato un danno enorme, secondo l'analisi della Coldiretti ricavati dall'assemblea di Unaprol, principale organizzazione di aziende olivicole.

A pesare sul comparto è stato soprattutto il blocco del canale della ristorazione sia in patria che all'estero. Un impatto devastante a livello economico, occupazionale e ambientale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia, ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive.

Il crollo dei prezzi, ai minimi dal 2014

A incidere sulle imprese è anche il crollo del 44% dei prezzi pagati ai produttori, scesi a valori minimi che non si registravano dal 2014. Un trend causato anche dalla presenza sul mercato mondiale di abbondanti scorte di olio vecchio spagnolo , spesso pronto a essere spacciato come italiano a causa della mancanza di trasparenza sul prodotto in commercio, nonostante sia obbligatorio indicare l'origine per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario 182 del 6 marzo 2009.

Le misure per il rilancio

Per rilanciare il settore Coldiretti ha elaborato un piano salva-ulivi con misure straordinarie a sostegno delle imprese agricole e frantoi che operano in filiera corta. Si va dalla semplificazione delle procedure, a meccanismi di flessibilità per la certificazione delle produzioni di qualità anche attraverso finanzianti specifici. Vanno poi assicurati sostegno a fondo perduto per le imprese produttrici di olio 100% tricolore per compensare la riduzione delle vendite e un aiuto integrativo per gli olii certificati Dop e Igp in giacenza, sfusi o confezionati non venduti alla data del Dpcm dell'11 marzo. In arrivo a disposizione degli olivicoltori ci sono anche 400 milioni di euro che sono stati stanziati dal ministero delle Politiche agricole, la cui parte preponderante (300 milioni di euro) deriva dal Piano per la rigenerazione olivicola della Puglia a seguito dell'epidemia di Xylella fastidiosa.

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