Libri

L’uomo e la montagna di Emmanuel Carrère

Nel suo ultimo romanzo, l'autore francese scrive che “la letteratura è innanzitutto il luogo in cui non si mente”

di Caterina Orsenigo

(Reuters)

3' di lettura

Nel suo ultimo romanzo, l'autore francese Emmanuel Carrère scrive che “la letteratura è innanzitutto il luogo in cui non si mente”.

Proprio su questo tema, Yoga è stato accompagnato per mesi da una bufera di polemiche. Quando in autunno è uscito in Francia, infatti, Carrère, come un nuovo Harry a Pezzi, ha dovuto specificare che, per quanto si trattasse di un libro autobiografico, per “costrizione legale” ha dovuto modificare il “contesto” della vicenda: la moglie da cui aveva recentemente divorziato non voleva essere nominata.

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“Il contesto ero io”

Lei stessa però è venuta allo scoperto dichiarando su Vanity Fair “il contesto ero io”. I suoi lettori, e lui stesso del resto, hanno definito il libro “impuro” e si sono accapigliati sulla vanagloria e la furbizia che lo accompagnavano, su cosa fosse vero e cosa invece romanzato.

Limonov

Per leggerlo, però, c'è da lasciarsi alle spalle tutto questo.La letteratura è il luogo dove non si mente non perché si dicano solo cose vere, tutt'altro. Per definizione nel romanzo si inventa sempre, sia che si parli di maghi o di pirati, sia che si scriva la biografia di Limonov: perché si sceglierà quali fatti sono salienti e quali no e ci si immaginerà gesti e parole a cui non si ha assistito o storpiati dal ricordo.

C'è sempre invenzione e aderire perfettamente alla realtà non è possibile. Ma anche fosse, non è lì che sta la verità della letteratura. Nelle prime pagine Carrère cita una frase di Ludwig Börne: “scrivete tutto quello che vi passa per la testa, senza snaturarlo e senza ipocrisia”. La chiave è questa (anche se si parla di maghi o pirati), ma per arrivarci ci vuole tanto artificio quanto per Picasso a disegnare “come un bambino”. La verità della letteratura passa dall'artificio e Yoga è “costruito” con grandissima abilità autoriale.

Il personaggio Carrère si trova a un seminario di Vipassana e vuole scrivere un arguto libro sullo Yoga. Pochi giorni dopo però è costretto a tornare a Parigi. Da anni credeva di aver trovato la pace interiore e proprio ora, per motivi che non sappiamo e forse hanno a che fare con la moglie, ma che soprattutto dipendono dal suo bipolarismo, finisce in un ospedale psichiatrico in preda alla follia.

Qui tocca le viscere del malessere umano in tutta la sua bruttezza e il suo patetismo. Infine c'è un'estate in cui, ancora pieno di inquietudine, abbandona la famiglia in vacanza per tenere un corso di scrittura per rifugiati minori nell'isola di Leros. A questi sedicenni dalle storie tragiche e la splendida lucidità riuscirà a donare un po' di sé e del suo yoga.

Per quanto sfilacciato possa sembrare, Yoga ripercorre esattamente il “viaggio dell'eroe”, con una partenza, un viaggio colmo di insidie e un ritorno. Più volte torna un'immagine che dà conto di questo apparente sfilacciamento: “All'inizio del viaggio, la montagna in lontananza sembra una montagna. Nel corso del viaggio cambia continuamente aspetto, somiglia a mille altre cose ma non a una montagna. Alla fine del viaggio è di nuovo una montagna, ma ci appare diversa: è la montagna”.

Montagna

E la Montagna, in questo caso, è lo Yoga. Prima è raccontato con la serenità di un uomo, occidentale e benestante, che ha cercato di integrare in sé quel concetto orientale; poi c'è il suo totale rifiuto; infine c'è l'integrazione vera e lo Yoga è ormai completamente diverso da quello delle prime pagine del libro, eppure è lo stesso. A volte si crede che basti avere vissuto o visto una storia interessante e raccontarla “così com'è” per dire qualcosa di vero. Ma è per artificio, per magia, che quella verità riesce a trapelare. Carrère non parla della propria “esperienza” e quindi è uno scrittore: sarebbe un cattivo scrittore. Ne scrive perché è uno scrittore. Il suo compito è lavorare con il “materiale a disposizione” e farne qualcosa di universale, in cui sia inscritto lo yin e lo yang, il pieno e il vuoto, della Vita di ognuno.

Yoga non sarà forse il migliore dei suoi libri, ma se invece di chiedersi quanto tempo abbia passato davvero a Leros ci si chiede se questo libro parli dell'Uomo – dell'Uomo in generale, e dell'Uomo oggi – allora la risposta è sì: grazie all'artificio ne parla e non mente.

Emmanuel Carrère, Yoga, traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala, Adelphi, 312 pp., 20 Euro


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