Studio Intesa Sanpaolo

La bioeconomia ha generato 317 miliardi in Italia nel 2020

È stato il settore economico piú resiliente e che ha perso meno durante la pandemia in Europa

di Giovanni Uggeri

2' di lettura

La bioeconomia (intesa come sistema che utilizza le risorse biologiche per la produzione di beni ed energia) è stato il settore economico piú resiliente e che ha perso meno durante la pandemia in Europa. Nel 2020 in Italia ha generato circa 317 miliardi di euro, occupando poco meno di due milioni di persone. E’ uno dei dati emersi dal rapporto ’La bioeconomia in Europa’, presentato oggi a Trieste e redatto dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, con il Cluster Spring e Assobiotec-Federchimica. Dopo aver chiuso il 2019 in Italia con un incremento dell’1,4%, nel 2020 la bioeconomia ha perso nel complesso il 6,5% del valore della produzione, rispetto al -8,8% dell’intera economia: il suo peso in termini di produzione è cosí salito al 10,2% rispetto al 10% del 2019 e al 9,9% del 2018. La filiera agro-alimentare, che nel nostro Paese rappresenta oltre il 60% del valore della bioeconomia, è risultata meno colpita dalla crisi generata dalla pandemia, così come i settori di energia, acqua, rifiuti e la filiera della carta (grazie al sostegno dei prodotti per utilizzi sanitari e del packaging, visto il boom del commercio online). In tutti i paesi europei il valore della bioeconomia ha registrato un calo meno rilevante rispetto al totale dell’economia (-4,3% per il Regno Unito, -3,1% per la Germania, -3% per la Spagna, -2,3% per la Francia e +3,3% per la Polonia), evidenziando una maggiore resilienza allo shock pandemico. A livello regionale Basilicata e Trentino-Alto Adige, con un’incidenza del 9,3%, si posizionano ai primi posti per valore aggiunto della bioeconomia sul totale. Seguono Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna, con un peso compreso tra l’8% e l’8,7%

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