Opinioni

La carta delle donne in banca per valorizzare la parità di genere

di Stefania Bariatti


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4' di lettura

Due mesi fa il comitato esecutivo dell’Abi ha approvato la Carta delle donne in banca, che mira a valorizzare la parità di trattamento e di opportunità tra i generi nel settore bancario, all’interno delle organizzazioni aziendali, riconoscendo la diversità di genere quale risorsa chiave per lo sviluppo, la crescita sostenibile e la creazione di valore in tutte le aziende. Il ruolo delle donne nel mondo bancario è in continua evoluzione, come è attestato dal continuo aumento del personale femminile, che rappresenta, ormai, quasi la metà dei dipendenti del settore finanziario (45,9%). Il dato complessivo, però, in parte inganna: nelle posizioni di vertice non si arriva al 25% nel settore pubblico e al 20% nel settore privato. Molto spesso le donne si occupano di risorse umane di segretariato o di gestione amministrativa, e quando hanno contatto diretto con la clientela, le loro responsabilità diminuiscono con l’aumentare del valore del cliente per l’istituto. Le ricerche mostrano che, in generale, la percentuale delle donne si riduce con l’aumentare del livello di qualificazione, prestigio e salario.

Le donne sono minoritarie nelle attività meglio remunerate legate ai mercati finanziari non solo in Italia. A Wall Street, Londra o Parigi guadagnano tra il 25% e il 60% meno degli uomini, ricevono bonus inferiori, sono spesso meno promosse, tenute lontano dai migliori clienti.

Le iniziative per valorizzare le risorse femminili si stanno tuttavia moltiplicando e ne sono state avviate anche nel settore finanziario.

La Carta delle donne in banca adottata dall’Abi si ispira, infatti, a un’analoga iniziativa del ministero del Tesoro britannico, “Women in Finance Charter”, lanciata nel 2016 e firmata da più di 330 operatori, britannici e stranieri, che chiede alle imprese firmatarie di impegnarsi a implementare quattro azioni specifiche:

individuare un dirigente responsabile a garante per la diversità di genere e l’inclusione;

definire obiettivi interni per la diversità di genere nell’alta dirigenza;

pubblicare, nei rapporti sull’attività aziendale, i progressi annuali rispetto a questi obiettivi;

garantire che la retribuzione del gruppo dirigente sia collegata agli obiettivi di diversità di genere.

I firmatari della Carta britannica si impegnano anche a comunicare i loro dati e i loro progressi al ministero del Tesoro, che pubblica un rapporto annuale, nel quale valuta lo stato di raggiungimento degli obiettivi da parte dei firmatari, analizza le best practices e identifica le aree di possibile miglioramento.

La Carta dell’Abi contiene previsioni in parte identiche, in parte adattate alla situazione italiana del settore bancario, nel quale operano sia istituti già in linea con i principi esposti nella Carta, sia istituti per i quali il percorso verso la piena valorizzazione delle risorse femminili richiederà più tempo. Giova ricordare, comunque, che si tratta di un percorso ineludibile, non solo perché risponde a precise esigenze di sviluppo dell’occupazione nazionale, ampiamente riconosciute, e a sollecitazioni di fonte internazionale quale l’Obiettivo 5 di sviluppo sostenibile (Sdg), ma soprattutto perché è imposto dalle norme vigenti sull’accesso all’attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento. Nel ricordare queste disposizioni, Banca d’Italia ha invitato gli intermediari «ad adottare iniziative volte a favorire una maggiore presenza femminile nei propri organi di vertice, in tutti i ruoli (specie quelli esecutivi e apicali)» (Benchmark di diversity per il sistema bancario italiano, luglio 2015).

In questa prospettiva la Carta delle donne in banca dell’Abi impegna i firmatari a valorizzare le proprie politiche aziendali secondo i seguenti principi per le pari opportunità:

promuovere un ambiente di lavoro inclusivo e aperto ai valori della diversità, anche di genere;

rafforzare le modalità di selezione e sviluppo idonee a promuovere le pari opportunità di genere, in un ambito aziendale orientato a ogni livello alle pari opportunità di ruolo e parità di trattamento;

diffondere la piena ed effettiva partecipazione femminile a ogni livello aziendale;

promuovere la parità di genere anche al di fuori della banca, a beneficio delle comunità di riferimento;

realizzare opportune iniziative per indirizzare e valorizzare le proprie politiche aziendali in materia di parità di genere.

Si tratta di un passo importante, che dà un segnale per tutte le donne che lavorano nel settore bancario, per le giovani che si dedicano a studi specifici in queste materie e che spesso non si avvicinano a questo settore proprio a causa della bassa percentuale di riuscita femminile. La previsione di difficoltà di carriera, infatti, è un elemento non secondario nella scelta del settore lavorativo, per le donne come per gli uomini.

A oggi la Carta è stata firmata da 21 istituti, oltre alla stessa Abi, che corrispondono all’80% del valore dell’attivo delle banche partecipanti all’associazione e all’80% dei dipendenti del settore. È auspicabile che la partecipazione si estenda ulteriormente a significare il rispetto del ruolo delle donne nel mondo lavorativo e l’attenzione alla parità di genere da parte di tutti gli istituti. È anche auspicabile che questa strada venga seguita anche in altri settori dell’industria finanziaria.

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