Marchi storici

La corsa di Diadora: fatturato triplicato negli Usa e investimenti nel reshoring

L’ad Enrico Moretti Polegato: «L’unione di stile iconico e ricerca ci premia. A fine 2021 ricavi in crescita a doppia cifra e proseguiremo con il rientro in Italia della produzione»

di Chiara Beghelli

Enrico Moretti Polegato, ceo Diadora

2' di lettura

Un fatturato triplicato: sono ottime le notizie che arrivano per Diadora dagli Stati Uniti, uno dei mercati in più veloce ripresa del momento. L'azienda veneta conta infatti di chiudere l'anno con ricavi pari a 9,7 milioni di euro, rispetto ai 3,2 del 2020, per correre verso i 25 milioni entro il 2023. «Premia la nostra strategia di distribuzione sia per i prodotti sportivi sia per il lifestyle, corredata da 73 anni di autentica storia italiana - spiega Enrico Moretti Polegato, presidente dell'azienda dal 2010, anno in cui è stata rilevata da L.i.r., la holding di famiglia -. Peraltro negli Stati Uniti Diadora non è un marchio associato solo al running, ma anche al calcio, lo sport che si pratica nelle scuole, un altro segmento in cui stiamo crescendo insieme al tennis».

A guidare lo sviluppo di Diadora, fondata nel 1948 a Caerano di San Marco (Treviso) sono gli investimenti in ricerca e innovazione: «Migliorare le performance è il nostro obiettivo costante - dice Moretti Polegato -. Ora sta avendo molto successo la nostra tecnologia Dynamic Cushioning, che adatta la scarpa allo stile di corsa. Stiamo realizzando nuovi sistemi di ammortizzazione, tema chiave nel running moderno, come la leggerezza, espressa dai nostri prodotti Volo, scarpa fra le più leggere».

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Tutte le forme di sostenibilità, dai materiali all’impegno sociale

Innovazione che mira anche alla sostenibilità, intesa come processo e sistema che impegna tutta l'azienda. Diadora, d'altra parte, vuol dire «condividere doni e onori»: «Deve essere perseguita passo dopo passo - spiega -. Le Mi Basket, fra le nostre scarpe più iconiche, per la primavera-estate 2022 saranno anche realizzate in un materiale alternativo alla pelle ricavato dalla buccia d'uva. Il cotone certificato che usiamo nelle nostre T-shirt tornerà anche nella nostra collezione “Manifesto”: abbiamo raccolto sui nostri social le frasi più belle sul significato del passo nello sport, e le riporteremo sui capi».

La Mi Basket per la PE 22 in materiale ricavato dalle bucce d’uva

Per due anni di seguito Diadora ha anche ottenuto la Gold Medal del certificatore Ecovadis: «La nostra sede è alimentata da energie rinnovabili, abbiamo abolito la plastica monouso, le luci sono Led», prosegue. Sostenibilità è anche impegno sociale: «Ogni anno celebriamo la Festa della Donna donando una borsa di studio a una studentessa meritevole che altrimenti non avrebbe la possibilità di proseguire la sua formazione - dice Moretti Polegato -. E collaboriamo anche con il Centro Simon Peres per la Pace: lui era un caro amico di famiglia, e abbiamo deciso di sponsorizzare le attività sportive del centro, a Tel Aviv, per favorire il dialogo anche facendo giocare insieme dei bambini».

A fine anno un’altra tappa del processo di reshoring

Nel 2015 Diadora ha avviato un processo di reshoring, che ha portato ad aprire una manifattura proprio a Caerano di San Marco per la produzione top di gamma: «Nella seconda metà dell'anno annunceremo una novità molto importante, che per Diadora avrà anche un'importante valenza simbolica». Esito di tutto questo, i numeri: nel 2019 il fatturato Diadora era stato di 168 milioni di euro, e per il 2021 si attende una crescita «middle double digit, guidata dai progetti innovativi su cui abbiamo puntato. Oltre agli Stati Uniti stiamo andando molto bene anche in Benelux: ad Anversa la Mi Basket è un'icona di stile».

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