Stati Generali della Cultura

Alleanze pubblico-privato: perché la cultura è il miglior ambasciatore del made in Italy

E' il motore dello sviluppo su cui puntare per la ripresa del nostro Paese: grande successo dell'evento in diretta streaming, con i ministri Franceschini e Messa

di Nicoletta Polla-Mattiot

4' di lettura

La parola che più ricorre nel post-Covid19, è ripartenza. Quasi una combinazione lessicale: dopo la crisi, che ha colpito ogni ambito dell'economia e della vita, personale e globale, è tempo di rilancio, riapertura, ripresa. Di questo nuovo inizio il settore della cultura e dello spettacolo sente, se è possibile, un bisogno ancora più stringente. Musei, cinema, teatri, festival sono stati colpiti duramente dalle misure di contenimento e la pandemia ha messo in luce la fragilità del sistema, soprattutto per gli anelli deboli della “filiera” culturale, non solo le stelle della danza o della musica, ma i tecnici, gli orchestrali, le scuole, la grande quantità di persone che lavora dietro le quinte. Non tutto tornerà come prima, ma proprio adesso che si riparte, vale la pena di chiedersi di che cosa c'è bisogno, quali sono le opportunità di riorganizzazione e crescita.

Per questo Il Sole 24 Ore riavvia il dialogo sull'economia della cultura tra il sistema pubblico e privato italiano cominciato dieci anni fa con il Manifesto della Cultura. Insieme a Il Sole 24 Ore-Domenica, Radio 24, 24 Ore Eventi, 24 Ore Cultura, Confindustria Cultura Italia e AICC, torna, mercoledì 14 luglio, l'edizione 2021 degli Stati Generali della Cultura. Una diretta streaming per tutto il giorno, a partire dalle ore 9.30, il cui punto di partenza è semplice e condiviso: senza cultura non c'è sviluppo.

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Ma di quale cultura si parlerà e di quale sviluppo? Basta scorrere la lista degli ospiti delle tavole rotonde e delle interviste in programma (vedi box a lato) per comporre un'idea di cultura che intreccia territorio e istituzioni, imprenditoria e governo, tesse umanesimo e scienza, istruzione e ricerca e punta a uno sviluppo sia di saperi sia di mezzi, reclamando una valorizzazione economica e politica.

D'altronde in quel richiamo alle ricorrenze lessicali di cui si diceva all'inizio, persino il Recovery Plan di Mario Draghi, analizzato dalla lente dell'Uecoop, ha una parola che ritorna più di seicento volte: investimenti. Il focus del convegno sarà proprio questo: il rilancio economico di un settore centrale per la ripartenza dell'intero sistema Italia.

La cultura non sarà il pane, ma «è il petrolio del nostro Paese», sostiene un simbolo della capacità italiana di esportare arte e bellezza, l'étoile Roberto Bolle. Proprio mentre torna in questi giorni a esibirsi dal vivo, al Circo Massimo di Roma, con il suo spettacolo Bolle and friends, porta da lì la sua testimonianza agli Stati Generali della Cultura, invitando a riflettere sull'arte come lavoro.

E' un punto chiave: la bellezza è esercizio, investimento personale e collettivo, motore di crescita. Vale per la danza e per le arti in generale, vale per quella competenza del made in Italy che è trasversale alla produttività manifatturiera e creativa. Ecco perché, se vogliamo davvero ritornare a crescere, è necessario pensare a un’ottica di medio-lungo periodo dove si stringa la collaborazione fra azione di governo e investimenti imprenditoriali.

Merito, complementarità pubblico-privato, sgravi ed equità fiscale erano già un punto del Manifesto del Sole24Ore a cui oggi i tempi e l'emergenza della lunga crisi impongono tempestività e innovazione, come polo per creare occupazione e produrre progresso. Due ministri, uno in apertura e uno in chiusura, accompagnano l'analisi del presente come condizione per la ricostruzione e volano per il futuro: apre la mattinata di lavori il ministro della cultura Dario Franceschini che da sempre sostiene di essere «alla guida del ministero economico più importante del Paese, perché ogni prodotto italiano, anche il più semplice, ha dentro di sé secoli di saperi, conoscenze, mestieri. Quando il mondo pensa all'Italia pensa a bellezza, storia, arte e la cultura è il miglior ambasciatore del made in Italy».

Per crescere serve un cambiamento evolutivo che ci renda custodi del nostro patrimonio, ma innovatori, fieri della storia, ma non cristallizzati sulla mera conservazione. Se c'è investimento che produce rilancio, è quello sulla preparazione di nuove competenze e nuove generazioni di lavoratori. Non a caso la giornata si chiude con la ministra dell'Università e della Ricerca Maria Cristina Messa, convinta che il capitale umano vada valorizzato attraverso la formazione e che il Recovery Plan possa essere l'occasione per colmare il gap che separa la ricerca italiana da quella degli altri Paesi europei, aumentando gli investimenti in modo da avvicinarsi al 2 per cento del Pil.

Nel piano nazionale di ripresa e resilienza la seconda parola, con oltre 300 ricorrenze, è digitalizzazione. L'innovazione tecnologica è tema trasversale a tutta la giornata di lavori, che si muove lungo la dialettica fra locale e globale, teoria e pratica, case history e tranche de vie. Di qui il racconto di alcune esperienze-simbolo, dal Festival della Letteratura di Mantova che compie 25 anni, al Club to Club festival di Torino, di qui il viaggio nei territori, visto che ogni singolo angolo del nostro Paese è intriso di storia e bellezza. Ecco allora le città: Parma, capitale della cultura anche nel 2021, Verona e la sua Arena, Firenze, Bari, Roma, Milano e i loro rappresentati istituzionali.

L'ultima tavola rotonda è dedicata all'arte e vede protagoniste alcune delle realtà, pubbliche e private più interessanti, nell'ambito dell'esposizione, conservazione e committenza delle opere d'arte, da Triennale Milano ai Musei Vaticani, da Artissima ad Art Defender. «Gli Stati Generali della Cultura saranno una preziosa occasione di coesione, soprattutto in un momento storico in cui gli attori del mondo dell'arte si trovano a ripensare e ridefinire obiettivi inediti», racconta Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, fra le protagoniste del dibattito. «Nell’ultimo anno e mezzo, l'arte ha dovuto rinnovare strategie e attività, e penso che questa trasformazione possa essere letta anche come un’opportunità. L'arte ha oggi la libertà di immaginare altri scenari di espressione, di disegnare nuovi contenuti». Con un obiettivo comune: ripartire, rilanciare, generare valore.

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