ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa riunione di luglio

La Fed stretta tra inflazione e crescita

A settembre è previsto l’annuncio per la riduzione degli acquisti di titoli, ma la politica monetaria deve districarsi tra l’aumentata incertezza e i surriscaldamento dei prezzi

di Riccardo Sorrentino

Tassi Usa in rialzo nel 2023

4' di lettura

A giugno, aveva sorpreso tutti. La Federal reserve era apparsa improvvisamente “hawkish”, come dicono gli americani, più “falco” di quanto si era pensato fino ad allora. Il cambio di strategia – con l'adozione dell'inflazione media del 2% “nel tempo – aveva modificato le aspettative sui prezzi riportandole al livello giusto e nel frattempo l'inflazione – compresa, a differenza di quanto accade in Eurolandia, l'inflazione core – era balzata in alto. Prima o poi doveva accadere.

Condizioni finanziarie ancora più accomodanti

CONDIZIONI FINANZIARIE
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I mercati hanno assorbito la novità ma, forse anche per il fatto che il messaggio è stato leggermente smussato nei successivi interventi dei governatori, non hanno realmente cambiato rotta. L'indice delle condizioni finanziarie complessive, calcolato dall'Università di Chicago sulla base di oltre 100 indicatori diversi, in modo da valutare l'intera catena di trasmissione delle scelte della banca centrale, è del resto calato ancora, portandosi ai minimi di tutta la fase pandemica, ai livelli di agosto 2014: la politica monetaria, e i suoi effetti, non è mai stata così accomodante da allora.

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Tassi a lunga ancora in calo

LA CURVA DEI RENDIMENTI DAL 2020
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Esaminando le componenti principali, è importante capire come la Fed valuta per esempio l'andamento dei rendimenti. La componente a breve – un mese, tre mesi - più legata alla politica monetaria ha segnato un moderatissimo rialzo, mentre la parte a lungo termine ha segnato un'ulteriore flessione, legata, secondo diversi analisti, alle maggiori incertezze sull'andamento della pandemia e ai timori sulla crescita. Il cambio del dollaro, intanto, pur restando nel corridoio relativamente ristretto in cui si muove da inizio anno - 110-115, grosso modo – ha leggermente guadagnato terreno rispetto ai livelli di inizio giugno.

Liquidità ancora in azione

L’INDICE DI BORSA WILSHIRE 5000
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Non è sembrato particolarmente turbato dalla piccola svolta di giugno l'azionario: l'indice Wilshire 5000, il più ampio, ha continuato la sua corsa rapidissima iniziata contemporaneamente all'avvio delle misure pandemiche di politica monetaria e fiscale. Così come è stata confermata – ma i dati risalgono ancora ad aprile – l'accelerazione nei prezzi delle case. Nel complesso sembra che i mercati finanziari siano ancora condizionati dall'ampia liquidità, mentre le nuove aspettative hanno inciso solo marginalmente.

Un tantrum da evitare

Può essere contenta la Federal reserve di questa situazione? La banca centrale Usa deve sicuramente evitare, in vista della riduzione degli acquisti dei titoli di Stato e dei titoli delle agenzie di mutui – 80 miliardi di dollari al mese – ogni forma di “tantrum”, di reazione capricciosa da parte dei mercati come avvenne, oltretutto a livello globale, nel 2013, quando Ben Bernanke iniziò ad avvertire gli investitori che gli acquisti di titoli, in una data futura non ancora precisata, sarebbero stati ridotti. Il conseguente irrigidimento delle condizioni finanziarie causò un rinvio del cosiddetto tapering.

Inflazione in forte rialzo

INFLAZIONE USA - INDICE PCE
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La situazione, questa volta è complicata dall'andamento dell'inflazione: l'indice Pce ha raggiunto il 3,9% e, a differenza di quanto accade in Eurolandia, dove la Bce può muoversi con maggiore agilità senza rischiare di compromettere i propri obiettivi - il rialzo ha interessato anche la core inflation, l'inflazione sottostante, che ha raggiunto il 3,4%. L'indice Pci dei prezzi al consumo ha addirittura segnato a giugno un +5,4%, con una core inflation al 4,5%, il massimo da 30 anni. I tassi reali sono quindi ulteriormente calati.

Core inflation alla guida

Se nell'Unione monetaria si può tranquillamente parlare di prezzi relativi che si muovono e incidono sull'indice, negli Usa il movimento dei prezzi sembra quindi generalizzato. Prima della fase di lowflation, di bassa inflazione, la core inflation americana indicava la strada che avrebbe seguito l'inflazione complessiva (il contrario accadeva nella zona euro). Non è detto però che la relazione si sia conservata.

Oltre la soglia di tolleranza?

La nuova strategia della Federal reserve ammette che l'inflazione possa salire e restare anche relativamente a lungo sopra il 2%, dopo che è stata per molto tempo al di sotto: l'obiettivo è che in media e “nel tempo” – due anni? cinque anni? sono questi gli orizzonti temporali più verosimili – centri il due per cento. Un ritmo di crescita dei prezzi superiore al 3% però sembra al di sopra della soglia di tolleranza di qualunque banca centrale dei paesi avanzati.

Aspettative ancorate

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI MERCATO
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Finora la Fed ha potuto argomentare che l'inflazione era temporanea. Le stesse aspettative, nelle misure di mercato, sembrano essersi leggermente raffreddate e continuano a segnalare una dinamica dei prezzi leggermente più rapida nel medio periodo – il break even a cinque anni – che nel lungo (dieci anni e oltre). In questo senso, sembra abbastanza ancorata, sia pure a un livello leggermente superiore al 2% (ma non si possono escludere premi al rischio o di liquidità), e lascia relativamente tranquilla la Fed.

Verso il tapering?

La banca centrale Usa, di fronte a questo quadro e alle nuove incertezze sull'andamento della pandemia, è chiamata a un esercizio di grande equilibrio. Per settembre, in occasione della pubblicazione delle nuove proiezioni economiche – e dei “dots” che indicano le previsioni dei banchieri centrali sull'andamento futuro dei tassi – analisti e investitori si attendono che il Fomc, il comitato di politica monetaria, dia indicazioni sul nuovo tapering, la riduzione degli acquisti.
Alcuni di loro pensano che già in questa riunione di luglio la Fed possa dare qualche indicazione sulle modalità, senza indicare i tempi. È un classico esercizio di gestione delle aspettative, mai così delicate come questa volta: evitare un nuovo tantrum è un imperativo, con un costo: che sfugga di mano l'inflazione finanziaria, sugli assets, o anche sui prezzi al consumo.

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