CINQUANT’ANNI

La Fiat 124 Abarth Rally è un ottimo acquisto, ma attenzione ai falsi

La trasformazione di una normale 124 Sport Spider, sebbene impegnativa, non è un’operazione impossibile

di Vittorio Falzoni Gallerani

3' di lettura

Già negli Anni 60 la Fiat era stata attratta verso le gare su strada dai buoni risultati ottenuti dai suoi clienti, tra i quali un giovanissimo Luca Cordero di Montezemolo, al volante delle berline 125 Special e 124 Special T; ci si rese conto, infatti, che tutto ciò aveva ottimi riscontri sui dati di vendita e quindi l’assistenza prestata dalla Casa a costoro tendeva a divenire sempre più assidua ed efficace. Il cambio di passo avvenne puntando sulla nuova versione del 1971 della 124 Sport Spider, dotata del motore da 1,6 litri a due carburatori, per la stagione 1972 e si concretizzò con l’allestimento di una versione Abarth che colse la vittoria nel Campionato Europeo Conduttori Rally di quell’anno, con l’equipaggio Raffaele Pinto/Gino Macaluso, collezionando (la vettura) undici vittorie e cinque secondi posti su ventuno gare disputate.

Nel frattempo, sulla nuova berlina Fiat 132, il noto e vincente bialbero aveva raggiunto i 1.800 cc di cilindrata e fu proprio da questa unità che si partì per creare la nuova versione della 124 Sport Spider, denominata Abarth Rally, che vide la luce poco prima della fine del 1972, pronta per la nuova stagione di gare. Si trattava di una versione di quest’auto ancor meglio predisposta per le competizioni ed in grado di essere venduta, in configurazione stradale, in almeno mille esemplari per potere essere così omologata anche nel Gruppo 3 (Gran Turismo di serie).

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Questa non era un’auto solo da corsa, come la sua progenitrice da 1,6 litri, ma poteva essere considerata anche una divertentissima gran turismo; tutte le modifiche che presentava rispetto alla Sport Spider 1800 normale non ne pregiudicavano, infatti, l’uso stradale. Andiamo comunque ad elencarle: la più eclatante è l’eliminazione del mantice della capote in tela a favore di un tetto rigido in resina destinato a rimanere imbullonato al suo posto pur rimanendo eventualmente amovibile; visivamente i componenti più evidenti sono i cofani neri opachi in plastica come i codolini supplementari ai parafanghi applicati per contenere i bei cerchi in lega Abarth da 5,5” con canale allargato; nero opaco infine anche lo specchietto retrovisore esterno aerodinamico.

Per contenere al massimo il peso vengono eliminati i paraurti a favore di quattro tamponi in gomma, le parti in lamiera sono spesse un decimo di millimetro in meno e le portiere sono in alluminio: questi interventi contengono la massa totale a 938 kg, venticinque in meno rispetto alla 124 Sport Spider nonostante tetto rigido, roll bar e scocca rinforzata nei punti strategici presenti sulla Abarth Rally.

Pochi fronzoli anche nell’abitacolo che perde la console sul tunnel centrale, il cassettino sul cruscotto ed i rivestimenti in legno a favore dell’alluminio; semplificati i pannelli porta e molto belli i sedili anatomici (optional ma onnipresenti) ed il volante a tre razze rivestito in pelle. Una “scena” del tutto giustificata: il motore, modificato tramite l’adozione di due carburatori Weber da 44 mm, sviluppa 128 CV anziché 114, sufficienti per prestazioni già di sicura soddisfazione ed oltretutto facilmente aumentabili grazie all’ottima risposta alle elaborazioni fornita da questa pregevole unità; ad ogni buon conto il differenziale, a richiesta, può divenire autobloccante e gli interventi sul telaio sono decisivi per la gestione della potenza: le sospensioni anteriori sono modificate e su quelle posteriori si opera una vera e propria rivoluzione: il ponte rigido lascia il posto ad un sistema a ruote indipendenti con montanti di tipo Mc Pherson e bracci trasversali infulcrati a centro vettura con barra antirollio registrabile.

Tanta cura non ebbe purtroppo il riscontro meritato in gara; le Fiat Abarth 124 Rally, preparate per il Gruppo 4 (Gran Turismo Preparato) attraverso evoluzioni sempre più performanti, dovettero vedersela inizialmente con le Alpine Renault A110 1800 e, dal 1974 in avanti, con le Lancia Stratos uscendone sconfitte sempre, a livello mondiale, tranne nel Rally di Polonia nel 1973 ed in quelli del Portogallo nel 1974 e 1975. La loro efficacia ed affidabilità però consentirono di ottenere il secondo posto nel Campionato Costruttori ininterrottamente dal 1972 al 1976 facendone quindi comunque una protagonista dei rally.

Non si fece fatica invece a vendere i 1.013 esemplari prodotti anche con una gamma colori ridotta a sole tre tinte: rosso, azzurro e bianco: l’auto era ed è piacevolissima da guidare, nonostante una rumorosità fuori dal comune, e molto veloce: oltre 190 km/h e 8 secondi circa nello 0-100 km/h. Le sopravvissute in allestimento stradale sono pochissime poiché la tentazione di gareggiarci era pressoché irresistibile e questa rarità ne ha portato molto in alto la quotazione: sempre sopra i centomila Euro per un buon esemplare. Acquisto comunque consigliato assieme alla necessaria estrema cautela: trasformare una bonaria Fiat 124 Sport Spider in una Abarth Rally è difficile, ma non impossibile.


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