Le reazioni dell’Europa

Aukus, Francia: «Vicenda peserà sul futuro Nato»

All’origine c’è la crisi diplomatica legata all’accordo sulla sicurezza nell’Indo-Pacifico cosiddetto Aukus. Rientro immediato da Australia e Stati Uniti

di Riccardo Sorrentino

articolo aggiornato il 18 settembre 2021 alle ore 21.10

Patto anti-Cina tra Usa-Gb-Australia

4' di lettura

«C’è stata la menzogna, c’è stata la doppiezza, c’è una rottura grave della fiducia»: lo ha detto in tv il 18 settembre il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, a proposito della crisi dei sottomarini con Usa, Australia e Gb. Per Le Drian, quanto successo «peserà sul futuro della Nato».
«In una vera alleanza ci si parla, ci si rispetta. Non è stato così», ha aggiunto il ministro. «Per la prima volta nella storia fra gli Usa e la Francia - ha continuato - abbiamo richiamato il nostro ambasciatore per consultazioni. E’ un atto politico pesante che rappresenta la gravità della crisi fra i nostri due paesi e con l’Australia».

«Non c’è bisogno di richiamare il nostro ambasciatore nel Regno Unito. Conosciamo bene l’opportunismo perenne della Gran Bretagna - e in questo caso sono la ruota di scorta» ha dichiarato Le Drian.

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Dopo l’Afghanistan, l’Aukus. L’Unione europea, che ha appena varato una propria strategia per l’area dell’Indo-Pacifico, non ha ancora una posizione unitaria sull’accordo militare tra Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia. La cancellazione dell’ordine da 56 miliardi per il Naval Group francese - la società che fa risalire le sue origini a Richelieu, e ha impianti produttivi importanti in Olanda, in Irlanda e in Belgio - non ha infastidito però solo Parigi. L’esclusione della Francia, unico paese Ue ad avere una presenza militare permanente nell’area e che svolge quindi un ruolo chiave nella strategia dell’Unione dell’area, è stata considerata uno sgarbo molto pesante. A tal punto che Parigi ha richiamato i propri ambasciatori negli Stati Uniti e in Australia.

Le tensioni tra gli alleati sono ormai talmente forti, che una reazione unitaria dei Ventisette, divisi nel confronto quotidiano, ma molto uniti, anche se lenti, di fronte alle sfide comuni, non mancherà. Ha quindi suscitato un certo interesse la visita a Boris Johnson di Mark Rutte, il primo ministro dell’Olanda, il paese per cultura più vicino alla mentalità britannica.

Potenziali cooperazioni in materia di difesa e sicurezza

Il Times of London, citando fonti diplomatiche, ha parlato di un possibile accordo sulla sicurezza che Johnson e Rutte potrebbero proporre all’Unione, ma la Commissione ha smentito. «Non è vero. Ogni proposta di una cornice per la cooperazione su questioni di politica estera, di sicurezza o di difesa tra la Ue e la Gran Bretagna dovrebbero prima essere discusse e definite con gli stati membri. Non è questo il caso, ha detto un portavoce, ma la smentita, più che negare i fatti, rivela la volontà della Commissione di non poter accettare, perché fortemente irrituale, un simile metodo. Più accurate sarebbero le indiscrezioni raccolte dal Financial Times, secondo le quali tra i due leader ci sarà uno scambio informale di vedute su potenziali cooperazioni in materia di difesa e sicurezza.

Il ruolo dell’Olanda

È vero però che non sarebbe la prima volta che l’Olanda riveste un ruolo di leadership in questioni militari. È stata sotto la sua guida che l’Unione europea ha approvato a maggio la partecipazione all’intesa Military Mobility definita in sede Pesco, la Permanent structure cooperation, a Stati Uniti, Norvegia e Canada. L’iniziativa del 2017 intende facilitare il trasporto delle truppe all’interno dell’Europa, con un chiaro occhio a quanto sta avvenendo in Ucraina, e la sua estensione, voluta dall’Aja, a paesi extra Ue è stata una novità nella politica della difesa dell’Unione. All’accordo non partecipa però, almeno per il momento, la Gran Bretagna e non si può escludere che sia questo, in realtà, il motivo dell’incontro tra Rutte e Johnson. Inevitabile, in ogni caso, che si parli della crisi dell’Aukus.

La Francia minaccia ritorsioni

In ogni caso, l’Unione europea dovrà tener conto dell’irritazione della Francia, che minaccia ritorsioni. «Non si vede come si possa avere fiducia nel partner australiano nel negoziato commerciato fra la Ue e l’Australia», ha dichiarato il sottosegretario per gli Affari europei Clément Beaune; mentre la Germania richiama tutti al rispetto delle regole internazionali sull’uso del nucleare: «Supponiamo che l’iniziativa sia seguita in accordo con l’Aiea», l’agenzia internazionale per l’energia atomica, ha detto un portavoce. L’Australia da parte sua rivendica la correttezza del suo operato: il primo ministro Scott Morrison ha detto di aver avvertito il presidente francese, Emmanuel Macron, della decisione. Per la Francia, invece, l’Australia avrebbe solo informato dell’intenzione di rivedere le proprie opzioni sui sottomarini.

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Nuovo passo falso di Biden con gli alleati?

L’esclusione dell’Unione europea, già costretta a farsi carico delle conseguenze di un ritiro dall’Afghanistan che ha subito assunto le caratteristiche di una rotta totale, rischia ora di diventare un nuovo passo falso dell’Amministrazione americana nei confronti degli alleati. L’Unione europea ha adottato nel 2019, non senza difficoltà, un documento strategico sulla Cina in cui ha cercato di bilanciare le esigenze strettamente commerciali e finanziarie con quelle strategiche, che vedono la Cina un «rivale sistemico». Giovedì ha inoltre varato, a completamento del primo, un documento sull’Indopacifico. Molti degli interventi economici del NextGenerationEu e dei relativi piani nazionali hanno nel mirino non solo la crescita economica ma l’indipendenza dalle forniture cinesi: nelle batterie, nei microprocessori, nella farmaceutica e nel prodotti sanitari. La Ue può essere quindi un alleato prezioso nel contenimento di Pechino. È vero però che gli Usa hanno considerato lo scacchiere asiatico, dal dopoguerra in poi, come un territorio quasi di competenza esclusiva .

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