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La lente dell’Antitrust sulla shrinkflatione, prezzo uguale ma confezioni più leggere

Il nodo è la trasparenza con cui i consumatori sono informati della quantità di prodotto acquistato. Così le industrie scaricano sui consumatori i rincari delle materie prime e della speculazione internazionale.

di Enrico Netti

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Prima gli allarmi e le denunce delle associazioni dei consumatori, in primis il Codacons che ha presentato un esposto all’Antitrust e poi a 104 procure, poi il 24 maggio l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di monitorare il fenomeno della “shrinkflation”, ovvero stessa confezione, stesso prezzo, confezione identiche ma con una grammatura inferiore. Una mossa dettata dalla necessità dei produttori di compensare la lunga serie di rincari di materie prime, energia, logistica iniziata nel 2021 per salvare la propria marginalità scaricandoli sui consumatori. Cosi la confezione di prosciutto da 150 grammi passa a 120 grammi, quella di frollini da 1 chilo cala a 800 grammi, il tubo di maionese perde 20 grammi, il detersivo liquido è calato a 1,35 litri contro il vecchio 1,5 litri e via di seguito. L’unica certezza è che il prezzo esposto è sempre lo stesso. Giovanni Calabrò, direttore generale per la tutela del consumatore dell’Antitrust ricorda che «l’Autorità è al corrente della shrinkflation e sta monitorando il fenomeno per verificare se possa avere rilevanza ai fini dell’applicazione del Codice del Consumo, con particolare riferimento alla disciplina in materia di pratiche commerciali scorrette». Il problema, secondo il responsabile dell’Antitrust, non è la riduzione in sé della quantità di prodotto contenuta nella confezione, decisione aziendale legittima, ma la trasparenza di tale modifica nei confronti del consumatore. «In questo senso - spiega - condotte quali la diminuzione della quantità di prodotto a parità di dimensioni della confezione, in assenza di un’adeguata avvertenza sull’etichetta frontale, potrebbero essere ritenuti meritevoli di approfondimento». La decisione dell’Antitrust di monitorare il fenomeno è stata accolta con favore da associazioni come Coldiretti e le associazioni dei consumatori. «Lo shrinkflation è solo l’ultima trovata per scaricare l’aumento dei costi alimentato dalla guerra in Ucraina sugli anelli deboli della filiera come consumatori e produttori - avvertono da Coldiretti -. Si moltiplicano speculazioni e pratiche sleali sui prodotti alimentari, che vanno dai tentativi di ridurre la qualità dei prodotti offerti sugli scaffali alle etichette ingannevoli fino al taglio dei compensi riconosciuti agli agricoltori al di sotto dei costi di produzione. Il risultato è che più di 1 azienda agricola su 10 (11%) si trova - continua la Coldiretti - in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale nazionale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo». Accolgono con favore la presa di posizione dell’Autorità le associazioni dei consumatori: «speriamo che l’Antitrust condanni queste aziende e non si limiti alla moral suasion» afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, mentre Carlo Rienzi del Codacons segnala che la shrinkflation «determina un’inflazione occulta a danno dei consumatori e svuota i carrelli della spesa». Parallelamente l’Autorità lavora per aumentare le multe per le pratiche commerciali scorrette. Infatti Calabrò, durante l’audizione alla Commissione d’inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti, ha aggiunto che «il vigente cap in valore assoluto (fino a 5 milioni di euro per ciascuna infrazione ndr) nonostante rappresenti il valore più alto tra i 27 Stati Membri, costituisce spesso una frazione assai modesta dei profitti che gli operatori economici ricavano da talune infrazioni. Ne consegue che la sanzione irrogata dall’Autorità - peraltro perfettamente prevedibile nel suo ammontare massimo - può essere considerata dalle imprese come un costo fisso, un rischio d’impresa, insuscettibile di scoraggiare l’attuazione della condotta illecita e risultando priva di un significativo effetto deterrente». Calabò ha quindi precisato che «il Parlamento potrebbe elevare questo tetto dunque lasciamo al Parlamento la decisione».

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