Parigi / Giorno 2

La luminosità di Armani Privé e la femminilità di Chanel

In passerella a Parigi nel secondo giorno di sfilate tra antichi palazzi e haute couture

di Angelo Flaccavento

2' di lettura

Palazzi e haute couture sono una magnifica accoppiata parigina: una classica cartolina della moda, a tutta grandeur. Le sfilate di questi giorni, per forza di cose a capienza ridotta, consentono di godere particolarmente dei diversi contesti e di apprezzare il dialogo tra architetture storiche e collezioni che puntano in maniera decisa in direzione di una certa leggerezza, così cogliendo l'afflato collettivo per tutto ciò che eleva umore e spirito.
Giorgio Armani sceglie gli ambienti sontuosi ma misurati dell'Hôtel de Boisgelin, sede dell'Ambasciata d'Italia, per presentare Armani Privé. Negli stessi saloni rocaille aveva sfilato a luglio del 2018, in quello che sembra un passato a questo punto remoto. Eppure quel che in Armani sempre colpisce è la continuità: quella collezione era in nero e champagne con esplosioni finali di colore, questa è un inno alla luminosità liquida e alle iridescenze acquee con tocchi di colore delicato. Identico è il lavoro in sottrazione, lo spirito di sintesi, la linearità lieve. Nuovo, però, è il senso spiccato di gioia ed elevazione, catturato nei tessuti lucidi dai riflessi fluidi: un moto luminoso che accompagna la quasi definitiva uscita dal tunnel, o se non altro la augura. “Chi non ha voglia di leggerezza, oggi?” dice Armani, raggiante e affermativo, a fine show. Tra gli ospiti della sfilata, anche Laura Mattarella, figlia del Presidente della Repubblica, attualmente in visita ufficiale. L'improvvisa vicinanza tra moda e istituzioni, per di più in terra straniera, è un ulteriore segnale positivo.

Chanel sfila nel cortile circolare del Palais Galliera, candida e fremente sede del museo parigino della moda (la mostra in corso è proprio su Gabrielle Chanel e il suo lavoro seminale attraverso le decadi): una messa in scena intima rispetto al passato, che consente di apprezzare da vicino la sapienza del lavoro sartoriale, la ricchezza tattile dei tweed, la fluidità delle mussole. Ennesima e lineare ricapitolazione dei codici altoborghesi della maison, in una gamma di colorini delicati tra il pittorico e il dolciario - vengono in mente i macarons, le meringhe a tinte accese che sono altra istituzione locale - la prova, nella sua alternanza di leggero e pesante, di femminile e fiorito, di flou fiorito e tailleur geometrico, è la migliore di Virginie Viard: onesta e del momento, per quanto priva di una decisa personalità. Del resto, i codici Chanel sono cosí forti da parlar da soli, anche se certo non troppo a lungo si puó vivere di rendita.

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