ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùpassioni

La maglia della felicità: il boom del knitting come antidoto alla pandemia

Social network, tour a tema, libri e locali: intorno al lavoro a maglia sta crescendo un popolo di appassionati. Cresce veloce il business dei kit già pronti, mentre Harvard certifica che ferri e gomitoli ci fanno stare meglio

di Chiara Beghelli

4' di lettura

In Antartide ci sono cinque gruppi, quanti quelli sull'isola di Guernsey, nel canale della Manica, e ce n'è uno anche in quella di Pitcairn, 4,6 km quadrati nel mezzo dell'Oceano Pacifico. Sono i gruppi degli appassionati di ferri e gomitoli che si radunano per nazioni su Ravelry, il social network dedicato ai knit lovers con base negli Stati Uniti e 10 milioni di utenti. Un popolo che cresce costantemente, da quando il lavoro a maglia è uscito dalla sua nicchia di passatempo della nonna ed è diventata passione cool, diffusa ampiamente anche fra i Millennial, attività che favorisce il benessere psico-fisico, ispirazione per le mete di tour operator specializzati e simbolo di impegno ambientalista, persino politico.

Gruppi su Ravelry, il social network dei knitters

A sostenere questo nuovo successo è stata anche la pandemia: nella solitudine domestica imposta dal lockdown dare vita a una sciarpa o a un maglione ha consentito di far passare lunghe ore, e il lavoro delle mani ha aiutato a contenere l'inquietudine ansiosa della mente. Per questo un anno fa in Gran Bretagna The Campaign for Wool, associazione fondata dal principe Carlo per diffondere la cultura della lana, ha lanciato la campagna “Knit Together”, un invito ai cittadini a lavorare con i ferri nelle proprie case, come una sorta di collettivo nazionale, unito nella distanza. I movimenti ripetitivi delle mani rilasciano serotonina dal potere calmante, che migliora l'umore, combatte il senso di solitudine e aumenta la consapevolezza di fare qualcosa di utile.

Loading...

A sostenerlo è la Harvard Medical School, che ha anche calcolato come lavorare a maglia rallenti di 11 battiti al minuto il ritmo del cuore, elevando l'attività a veicolo di preziosa mindfulness, la capacità di concentrarsi sui doni del presente, ma con in più la tangibilità del frutto del proprio impegno.Come tangibile è stato nell'ultimo anno il boom delle vendite di kit per creazioni in maglia: nel febbraio 2020, poco prima del lockdown, in modo quasi profetico The Woolmark Company aveva lanciato un concorso per alimentare la passione per il lavoro a maglia, mettendo in palio 777 kit firmati dal brand Karl Lagerfeld.

«Nell'aprile del 2020 le nostre vendite sono cresciute del 300% rispetto all'anno precedente - racconta Maria Sanchez, che cura il marketing di We Are Knitters, piattaforma spagnola che vende kit da maglia e cucito -. Le nostre clienti sono soprattutto donne fra i 25 e i 40 anni, ma nell'ultimo anno abbiamo registrato un forte aumento anche degli uomini, ai quali infatti abbiamo dedicato nuovi kit». Presenti per ora in oltre 15 Paesi, e con 670mila follower su Instagram, We Are Knitters si prepara a evolversi ancora, grazie a questo successo: «Ora vogliamo arrivare in Asia, in Sud America, nei paesi Scandinavi, e stiamo pensando di estendere la nostra rete di pop up store», aggiunge.

Cara Delevingne è un’appassionata di maglia

Lo stesso aumento di interesse e vendite è stato registrato anche da Bettaknit, che propone kit di alta gamma da Prato, dove è nato nel 2010 come spin-off di una storica azienda del distretto tessile: «A marzo 2020 abbiamo avuto un aumento del 250% degli ordini, per arrivare a a un +350% a giugno - raccontano Barbara ed Elisabetta Fani, le sorelle fondatrici di Bettaknit -. Le nostre clienti sono principalmente donne, fra i 25 e i 45 anni, che lavorano e che grazie al knitting si sono ritagliate un hobby rilassante, e in certi casi una fonte di reddito aggiuntiva. Il lockdown, infatti, ha lasciato loro molto tempo libero, alcune sono rimaste inoccupate e realizzare accessori a maglia su commissione è stata per molte una via d'uscita».

Per molti intrecciare i fili è anche un impegno di sostenibilità: si usano filati prodotti da piccole comunità o di pecore a rischio di estinzione, oppure riciclati, lane tinte a mano con pigmenti vegetali. Inoltre il fatto stesso di confezionare da sé i propri indumenti abbatte il pesante impatto della produzione di abbigliamento sull'ambiente. In Islanda dal 25 al 29 marzo si terrà un Ullarthon (ull significa lana in islandese), maratona creativa che premierà i progetti più innovativi per la valorizzazione della lana nazionale. Mentre bisognerà aspettare il prossimo anno per visitare Wollinn, il festival della lana e dei filati di Dublino, dove si organizzano laboratori con le più note artiste della maglia e si scoprono tecniche antiche.

Sempre in Irlanda, dove nel 2019 sono state censite 3,8 milioni di pecore, a fronte di 4,9 milioni di abitanti, è basata Knitting Tours, tour operator che organizza viaggi e soggiorni pensati per chi ama il knitting: quest'anno sono previsti (anche se le date non sono ancora state fissate, causa Covid) nel sud est dell'isola, ma anche in quelle patria della lana come le Aran e le Shetland, e includeranno visite ad allevamenti e laboratori di maglieria insieme alle signore del posto.

Hanno seguito, e seguiranno ancora, le rotte della lana i viaggi proposti da Vogue Knitting, magazine di riferimento per gli appassionati: con il celebre Vogue ha in comune le origini in Condé Nast, ma poi le strade della maglia e quella della moda si sono divise. In ogni caso, per la fine di aprile i lettori potranno fare una crociera a tema maglia e lana in Norvegia, mentre a fine anno si partirà con la stessa ispirazione verso l'India.

Chi può solo sospirare al pensiero di mete così lontane si potrà consolare con esperienze più di prossimità, come i “knit café”: dopo l'apice del successo nei primi anni Duemila, questi locali dove ci si incontra per lavorare a maglia stanno raccogliendo nuovo interesse.

L’Oisive The a Parigi

Lo dimostra il caso di L'Oisive Thé, nel bel quartiere di Butte aux Cailles a Parigi, che organizza in sicurezza corsi di maglia e offre una selezione di una sessantina di thé, infusi e roiboos. A New York, invece, uno degli indirizzi preferiti dai knitters è Knitty City: si trova nell'Upper West Side, a un block di distanza dal Museo di Storia Naturale, e d'estate organizza corsi di maglieria sotto le fronde di Bryant Park.

Da Knitty City sono stati prodotti 600 dei berretti in lana rosa indossati dalle attiviste di Pussyhat, movimento di protesta contro l'insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump. Nell'apparentemente mansueto lavoro a maglia può celarsi infatti anche un assertivo impegno politico, come insegna la storia di Molly Rinker, spia degli indipendentisti durante la Guerra di Secessione, ai quali inviava messaggi nascosti in morbidi gomitoli.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti