Milano Moda Donna /2

La moda ritorna verso se stessa, ma rinnova l’incontro fra rigore e immaginazione

Nell’aria di Milano c’è una vena di pensosa leggerezza, che si traduce in proposte sospese fra severità e voglia di evasione, da Emporio Armani a Etro, passando per Max Mara e il nuovo Roberto Cavalli

di Angelo Flaccavento

Finale della sfilata Etro PE 2022

3' di lettura

Più cambia, vuole l'adagio, più è la stessa cosa. La massima non perde di efficacia: giunte al secondo giorno, le sfilate milanesi confermano che la moda, nel bene come nel male, riprende nell'esatto punto in cui aveva interrotto le trasmissioni. Coerenza o sventatezza?

In tema di coerenza - d'altro genere, sia chiaro - Giorgio Armani ha di certo parecchio da dire. A conclusione della sfilata co-ed che celebra il quarantesimo anniversario di Emporio Armani, la collezione nata sotto il segno dell'aquila nel 1981 e sviluppatasi in un brand contenitore, dichiara: «Tengo duro, faccio il mio e non cambio il mio modo di pensare». Onore al merito: la durata dello stile Armani, anche nella sua versione metropolitana, giovane, trasversale o come la si vuole chiamare, è indubitabile. Potere della semplicità, del lavoro in sottrazione, e del desiderio di rispondere allo spirito dei tempi; a modo suo, certo.

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La sfilata Emporio Armani per la PE 2022

La sfilata Emporio Armani per la PE 2022

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C'è una vena di pensosa leggerezza nell'aria a Milano. Armani la cattura nell'idea di un viaggio che parte in città, con il blu profondo, e arriva, passando per il deserto, in una India immaginaria, con i colori vividi arraggiati in elettriche contrapposizioni e le collane per lui e per lei. Ineffabile e ottimista, la prova è l'ennesimo update della formula, con una coesione tra mondo maschile e femminile che fa ben sperare per il futuro. A conclusione dello show, Armani inaugura la mostra sul quarantesimo negli spazi del Silos: una retrospettiva-manifesto che è una bomba visiva, minata però da uno stile espositivo a tratti vetrinistico.

Leggerezza è una lingua che a Milano i capaci maneggiano con personalità. Daniele Calcaterra ne fa la materia di uno stile lieve e concreto, dai tagli impeccabili, i volumi avvolgenti e i colori fondenti, pensato per mettere in risalto la donna più che il vestito. Gabriele Colangelo è etereo, ma non evanescente, anzi materico e presente: la collezione che immagina per Giada è allungata, flessuosa, di una eleganza appena un po' severa, gentile.

La sfilata Jil Sander per la PE 2022

La sfilata Jil Sander per la PE 2022

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Nel mondo rigoroso di Jil Sander, i coniugi Lucie e Luke Meier si muovono con molto agio. Hanno portato una ventata di astrazione, e una eleganza sbilenca che deve qualcosa al Céline di Phoebe Philo - la quale a sua volta molto doveva al Jil Sander di Jil. Il lavoro dei due è spesso freddo, ma non a questo giro. Non raggiunge temperature bollenti, certo, ma accoglie concretezza e imperfezione.

Roberto Cavalli, ritorno  opulento di un’icona

Roberto Cavalli, ritorno opulento di un’icona

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È bollente, invece, la femmina predace, maculata, sandalata e assatanata immaginata da Fausto Puglisi per l'esordio in passerella come direttore creativo di Roberto Cavalli. Versaciano almeno quanto Cavalli stesso nella proposta di uno stile dionisiaco e sfrenato, Puglisi azzecca la ricetta, anche se la sexy bombardona è modello estetico fuori tempo massimo. C'è una ruvida freschezza nella proposta che pare un buon seme da cui partire.

La sfilata Blumarine per la PE 2022

La sfilata Blumarine per la PE 2022

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Da Blumarine, Nicola Brognano continua a guardare ai tardi anni novanta e ai primi anni zero, in particolare quelli di MTV, di Missy Elliott, delle Destiny's Child e della TLC: musiciste che con lo stile hanno giocato da maestre, mescolando pop e sfrontatezza, jeans e colore, ragazzaccio e sciantosa. Il design c'entra poco con il progetto, certo: qui, piuttosto, si gioca di editing dell'archivio e assemblaggio.

Nell'aria, comprensibilmente, c'è voglia di condivisione e connessione, di comunione e umanità: come nei raduni hippie degli anni Sessanta, o i rave dei Novanta. Veronica Etro guarda ad entrambe le subculture, da Etro, e le mescola in una fioritura lisergica, invero molto giovane, di grandi jeans e lunghi abiti, di stampe ipnotiche e colori aciduli. Non mancano i tocchi esotici tipici del marchio, ma l'impressione è di un movimento deciso fuori dalla comfort zone.

Max Mara, la ribellione della borghesia

Max Mara, la ribellione della borghesia

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L'apertura in nero beatnik ed esistenzialista, da Max Mara, è un preludio depistante, perché ben presto si accendono i colori, e il buongiorno tristezza lascia spazio al buongiorno gioia. La collezione è invero un omaggio al vestire perbene e vacanziero degli anni Sessanta più spensierati: linee geometriche, gambe scoperte, ludica sveltezza. A tratti si deraglia verso incongrue sovrapposizoni sportivo-giovanilistiche, ma nel complesso il messaggio tiene.

Infine, le ninfe di Del Core, nome nuovo al secondo show, emergono dalla nebbia fitta come specie mutanti e glamourose di piante aliene, forse carnivore. Impeccabile nell'esecuzione, la prova è frastagliata: si sente il bisogno di trovare un filo che tenga tutto insieme, sempre che la frammentazione confondente non sia il messaggio. La coerenza non necessariamente è una virtù.

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