Minacce sistemiche

La pandemia non è finita, ma l’Europa ha i mezzi per imprimere una svolta

di Anne Bucher e Guntram Wolff

(Afp)

4' di lettura

Il mondo non è affatto vicino alla fine di questa pandemia. Quel che è peggio, è probabile che nuove pandemie metteranno in pericolo la salute globale nei prossimi decenni, con gravi conseguenze per l’attività economica. La prevenzione è un bene pubblico globale come la mitigazione del cambiamento climatico: il mondo deve agire collettivamente per evitare altri episodi come il Covid-19. Un recente rapporto ai ministri delle Finanze del G20 chiede una spesa aggiuntiva per investire nella prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie. Questo finanziamento colmerebbe importanti lacune nella sicurezza sanitaria globale. Adottando un approccio conservativo e concentrandosi sui bisogni di finanziamento per beni pubblici globali, stimiamo che ogni anno sarebbero necessari 15 miliardi di dollari per migliorare le capacità di sorveglianza delle pandemie, migliorare gli elementi essenziali dei sistemi sanitari nazionali e la fornitura di contromisure e strumenti medici. Il Fondo monetario internazionale stima che un’introduzione più rapida del vaccino a livello globale potrebbe far risparmiare al mondo 9mila miliardi di dollari in mancati guadagni. La spesa per la prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie offre il miglior ritorno di qualsiasi investimento pubblico.

L’attuale pandemia dimostra l’importanza di un’adeguata fornitura di contromisure mediche. Oggi miliardi di persone non sono ancora vaccinate: in uno scenario di business as usual, l’Fmi stima che la produzione di vaccini potrebbe raggiungere 6 miliardi di dosi entro la fine del 2021, permettendo di vaccinare il 45% della popolazione mondiale. Questo lascerebbe grandi regioni vulnerabili e non eviterebbe il rischio di emergere di nuove varianti. Nelle prime fasi della pandemia, i dispositivi di protezione individuale e altre contromisure mediche hanno scarseggiato. Questa mancanza si è tradotta in sofferenze umane più gravi, vincoli più duraturi alla nostra vita sociale e una perdita significativa nell’attività economica globale. Il rapporto al G20 ha identificato la fornitura di contromisure mediche e strumenti per accorciare radicalmente il tempo di risposta a una pandemia e fornire un accesso globale equo come una delle tre aree critiche in cui sono necessari finanziamenti.

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L’Europa può giocare un ruolo importante nel fornire al mondo i vaccini ora e per le future emergenze. Nell’attuale pandemia, le aziende europee sono state all’avanguardia nello sviluppo di vaccini efficaci. I responsabili politici dell’Ue hanno resistito alla tentazione di utilizzare la produzione principalmente per il mercato interno. Circa la metà dei vaccini prodotti nell’Ue sono stati esportati – in netto contrasto con altre parti del mondo. L’Ue dovrebbe fare un ulteriore passo avanti. È nel nostro interesse vaccinare il più rapidamente possibile il maggior numero di persone possibile: nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro.

Vediamo tre passi come essenziali.

1. Molti Paesi del mondo non hanno ancora accesso a un numero sufficiente di dosi di vaccino. E mentre l’Ue ha sostenuto approcci multilaterali per aumentare la fornitura globale di vaccini, iniziative come Covax non sono state all’altezza. Anche il recente impegno del G7 per aumentare la fornitura di vaccini di 1 miliardo non è sufficiente. Invece di aspettare il consenso globale, consigliamo all’Ue di continuare ad aiutare i Paesi in via di sviluppo ad accedere ai vaccini. Tale sostegno può essere costituito da donazioni o sovvenzioni o prestiti agevolati. Potrebbe anche essere un contributo alla struttura Covax. La questione non è solo l’accesso: l’Ue dovrebbe aiutare i Paesi più poveri ad acquistare i vaccini a condizioni paragonabili agli acquisti nazionali quando negozia con i fornitori europei.

2. Come sostiene il rapporto al G20, il mondo ha bisogno di avere maggiori capacità di fornitura di vaccini e altre contromisure mediche anche nei periodi in cui non infuria una pandemia. Con perdite potenziali di 500 miliardi di dollari al mese, come stimato dall’Fmi per il Covid-19 nella prima parte del 2021, ci sono enormi benefici nell’accelerare la produzione di vaccini durante le pandemie. Ma la costruzione di questa capacità in “tempo di pace” richiede sovvenzioni, poiché le imprese private da sole non hanno sufficienti incentivi per mantenere le capacità di produzione in eccesso. Mano a mano che il mondo emerge dalla pandemia e la domanda di vaccini Covid-19 diminuisce, l’Ue farebbe bene a continuare a sostenere le catene di fornitura nella produzione di vaccini per assicurare che siano disponibili capacità più elevate. La capacità di produzione multimodale (vaccini e terapeutici a base di mRNA, proteine e virus) può aumentare rapidamente la produzione di contromisure mediche specifiche per la pandemia, quando necessario. Per la produzione di prototipi multipli di vaccini patogeni/ candidati diagnostici/terapeutici prima delle epidemie servono capitali. Si dovrebbero cercare scopi dual use per tale capacità, che potrebbe contribuire al controllo delle malattie endemiche e al miglioramento dei risultati sanitari durante gli anni tra le pandemie. L’Ue ha alcuni dei migliori centri di ricerca al mondo e dovrebbe aumentare la spesa in R&S.

3. Le capacità di produzione in diverse regioni renderebbero il sistema più resistente e contribuirebbero a una più equa distribuzione globale. L’iniziativa franco-tedesca per incrementare la produzione di vaccini BioNTech in Sudafrica è un esempio positivo.

L’Europa ha già fornito un significativo contributo finanziario per superare la pandemia. Deve fare un ulteriore passo avanti nel breve termine acquistando e distribuendo più vaccini. Sostenere gli sforzi globali offre anche opportunità per un importante settore industriale europeo. È un imperativo morale e una grande opportunità per l’Europa di intensificare i suoi sforzi per combattere la crisi pandemica.

(Visiting fellow, Bruegel ed ex direttore generale per la salute della Commissione Europea; direttore, Bruegel)

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