Le sfide del dopo pandemia

La rinascita passa dal superamento dell’individualismo

di Carlo Carboni

(Adobe Stock)

3' di lettura

È vero, dobbiamo cambiare strada su digitale, green e salute e realizzare le riforme che attendiamo da decenni; ma dobbiamo anche cambiare pelle. L’incubo della pandemia sta finendo e le circostanze cambiano. Dopo il torpore da isolamento pandemico, da svegli, oggi, ogni persona, ogni città e regione ha l’occasione di vivere e di partecipare alla rinascita del paese, grazie anche agli aiuti europei. Si apre un’avventura straordinaria, che offre agli attuali adulti la possibilità di lasciare con una certa fierezza un quadro riformato, con vincoli sociali più leggeri del passato per l’emancipazione della persona, e ai giovani di plasmare il proprio futuro sociale. Finalmente, un po’ di ottimismo dopo un periodo tragico e sconsolato.

È forse la fine dell’errata convinzione che nella vita possiamo farcela da soli (ma poi quanta pessimistica solitudine nel fare da sé!). Al contrario, è il momento della scintilla del convincimento che se c’è collaborazione e volontà solidale in tutta la rete sociale, dalle persone alle istituzioni, ce la faremo. Questo comporta cambiare pelle. Dal neo-individualismo che ha dominato per quarant’anni la scena, dobbiamo passare alla missione comune sovra-individuale di ricostruire un’economia migliore sostenibile e un ordine sociale e istituzionale più leggero e reticolare, che dia l’opportunità alle persone di rimanere sé stesse e perciò libere. Un nuovo compromesso ed equilibrio fondato sulla responsabilità, il rispetto, la reciprocità e sul comune intento. Vale soprattutto per i giovani, che più di altri hanno metabolizzato in un’unica vita la prima e la seconda virtuale e, più di altre generazioni, sono allarmati da temi globali come il riscaldamento climatico e l’ambiente. Vivranno quel futuro. Su queste basi, dobbiamo ripensare l’ordine sociale del secolo. Non è il momento del “chi fa da sé fa per tre” e, tanto meno, di “una mano lava l’altra”, del furbetto di turno. Lo spirito del tempo non è quello ottocentesco dell’individualismo illuminato dalla sua razionalità, né quello novecentesco di sciagurati collettivismi totalitari: neppure quello del neo-individualismo, a cavallo tra Novecento e il nuovo secolo. Anche questo individualismo di seconda generazione (Lipovestky, 1983) sta finendo il suo tempo, con il mondo che gradualmente riprende – speriamo – con alle spalle lo spartiacque pandemico. A differenza dell’individualismo di stampo kantiano, sa che oggi l’identità personale è fondamentalmente relazionale e, pertanto, il neo-individualismo è narcisista, amorale perché singolare, autorealizzativo, geloso difensore del privato e di “piccole patrie”, sospettoso su chi non è del luogo. Al contrario, i tempi della ripresa e della rinascita chiamano la persona a ripensare alla sua costituzione sociale, civica, comunitaria, aprendo le sue convinzioni al dialogo e focalizzandole su qualcosa di più grande, come il benessere della società a cui appartiene.

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La consapevolezza delle incertezze che viviamo deve portarci a rafforzare i sistemi della salute, della formazione e della ricerca, le nostre infrastrutture, ma deve segnare anche un cambio di consapevolezza comune, con la rottura di un diaframma individualista per cui si prende in considerazione un bene comune solo in funzione di un proprio vantaggio individuale. Quanto sia effimero il far da sé, curando solo il proprio interesse, lo sanno bene le persone delle regioni appenniniche che, oltre la crisi del 2008 e la pandemia, hanno subìto lo shock della catastrofe del terremoto del 2017: è impensabile farcela da sé dopo una guerra che sta durando da un decennio. Possono solo fare del loro meglio e confidare sull’appartenenza a dimensioni di società più grandi del proprio municipio, come l’Italia e l’Europa.

Per rinascere ci vuole un cittadino partecipe e consapevole dell’importanza della costituzione sociale dell’individuo, della socialità come proprietà dell’individuo, della sua integrazione sociale comunitaria, della sua appartenenza e partecipazione a un’intelligenza inter-connettiva. È la premessa per ricollocarci tutti ai propri posti per un’impresa comune, la quale richiederà più tempo di quelli delle impazienti scadenze elettorali.

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