sbagliando si impara

La ripartenza non può prescindere da una visione inclusiva

La responsabilità delle imprese non è solo tenere le organizzazioni in vita, ma supportare le persone e le famiglie a trovare il coraggio di ripartire

di Andrea Notarnicola *

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(EPA)

La responsabilità delle imprese non è solo tenere le organizzazioni in vita, ma supportare le persone e le famiglie a trovare il coraggio di ripartire


3' di lettura

C’è la tentazione di pensare il dopo come se la fase acuta dell’epidemia fosse una parentesi, oppure, all’opposto, credere che questa drammatica esperienza ci conduca automaticamente ad una palingenesi del nostro modo di vivere, lavorare ed incontrarci. Elena Bonetti, ministra delle pari opportunità e delle famiglie, ha proposto la rete delle famiglie come base della rinascita a Global Inclusion 2020, l’evento dell'ecosistema delle imprese, delle associazioni e delle università italiane, che ha deciso di mobilitarsi nel mese di settembre per promuovere i principi dell'art. 3 della Costituzione.

«Dobbiamo permettere a una responsabilità di comunità di potersi affermare – ha affermato Elena Bonetti - per poter stabilire in che modo le famiglie e le donne nelle famiglie possano svolgere un ruolo da protagoniste in un nuovo paradigma di società». Nella storia dell’umanità la maggior parte dei risultati di lungo termine è stata determinata da decisioni prese durante un periodo di crisi, in lassi di tempo circoscritti. Con ogni probabilità stiamo vivendo esattamente uno di questi momenti. La pratica della cura come prospettiva per una rinascita inclusiva può rimettere al centro i progetti familiari.

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Le imprese sono motivate a questa prospettiva perché, per essere resilienti, hanno bisogno di persone motivate, desiderose di costruire il futuro. La responsabilità delle imprese non è solo tenere le organizzazioni in vita, ma supportare le persone e le famiglie a ritrovare il coraggio di ripartire, a potenziare e valorizzare i progetti personali affinché possano diventare un motore propulsivo. La ministra è intervenuta al termine della presentazione di uno Statuto della Rinascita Inclusiva, proposto alle imprese e al Terzo Settore dal Comitato «Global Inclusion – art. 3» anche grazie alla mobilitazione dell’Associazione Italiana per la Direzione del Personale.

Lo Statuto promuove nel Paese un’azione che rilanci i legami e la condivisione, affinché fiorisca un nuovo impegno civico, si rinnovi l’appartenenza alla comunità e si rafforzi quello spirito di cittadinanza che, insieme alla passione per il lavoro, è fondamento della Costituzione italiana. La prospettiva da perseguire è quella indicata nell'evento Global Inclusion 2020 da Sandro Calvani della Mae Fah Luang Foundation di Bangkok quando, traducendo il termine inglese di “thrivability”, usa l’espressione «prosperità inclusiva e sostenibile».

Le idee fioriscono dentro la vita per un senso di riscatto e per un desiderio di migliorare il mondo che ci sta intorno. In momenti come questo, come confermano le ricerche sull’emergency response, emergono talenti diversi, insospettabili. Le donne, ad esempio, dimostrano una grande capacità di resilienza e di problem solving. L’emergenza apre spazi che normalmente sono chiusi e i processi decisionali sono più fluidi. Sarebbe utile che, terminata l’emergenza, queste capacità fossero messe a sistema, diventando competenze di innovazione sociale per un cambiamento concreto.

Saremo in grado di ottenerlo, secondo Stefano Zamagni, Presidente della Pontificia Accademia per le Scienze Sociali, nella misura in cui sapremo distinguere l’inevitabile precarietà di questi mesi dalla vulnerabilità: «Dobbiamo tener presente il fatto che oggi la vulnerabilità è in crescita, che inclusione ed esclusione non sono parole, ma persone, che i precari sono addirittura meno di vulnerabili, che i vulnerabili sono persone in attesa di essere relegate ai margini della società».

Il Comitato «Global Inclusion – art. 3» ha sottolineato che, senza un impegno consapevole per una solidarietà globale capace di unire i popoli e le persone, l’esperienza pandemica rischia di acuire la moltiplicazione di barriere nei confronti della diversità generando diffidenza, divisione e allontanamento. La necessità di chiudere i confini tra il virus e le persone non può giustificare «la creazione di nuovi confini tra persona e persona, nazione e nazione» (Yuval Noah Harari).

In particolare, si teme che una grande depressione economica risvegli alcune costanti della storia della civilizzazione, dai regimi tribali alla fine della modernità: persecuzioni, razzismo e sessismo di cui, su un piano non solo latente, abbiamo letto i segni nei primi mesi dell’emergenza. Basti considerare il richiamo all’uscirne prima e uscirne da soli, il conflitto razziale negli Stati Uniti, l’esperienza degli anziani e delle persone con disabilità nel cuore della crisi, la disgregazione potenziale tra personale impegnato in attività d’ufficio e personale operativo nelle aziende, la sistematica esclusione delle donne dai tavoli decisionali, relegate al solito quadruplo carpiato di professioniste, madri, colf, cuoche e insegnanti in assenza di una rete sociale di assistenza.

Global Inclusion è un'iniziativa senza fini di lucro organizzata dal «Comitato Global Inclusion-Art 3», ideata e prodotta da Newton S.p.A. principale promotrice di questa iniziativa. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto destinare alla plenaria dell’evento la medaglia di rappresentanza. Otto hub creativi e un inclusion-thon dedicato alla valorizzazione del mix generazionale hanno generato un set di proposte che saranno quindi presentate al Governo come riflessioni rispetto a un asse strategico del Recovery Fund per l'inclusione sociale.

* Partner di Newton SpA

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