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La rivoluzione degli NFT negli spazi di Palazzo Strozzi

Il direttore Arturo Galansino spiega la scelta curatoriale di affiancare la mostra Donatello, il Rinascimento, al progetto espositivo dedicato agli NFT

di Maria Adelaide Marchesoni

Krista Kim Mars House, 20203D files (NFT)Music: Jeff Schroeder Courtesy Krista Kim Studio Collection AOI Vault

I punti chiave

6' di lettura

Let's Get Digital! dal 18 maggio al 31 luglio, negli spazi della Strozzina e del cortile, vuole accompagnarci nell'universo degli NFT attraverso le installazioni digitali e multimediali di cinque artisti internazionali: Refik Anadol, Anyma, Daniel Arsham, Beeple, Krista Kim e Andrés Reisinger che cercheranno di attirare la curiosità dei visitatori della mostra Donatello, il Rinascimento (19 marzo-31 luglio), che ad oggi ha ha superato le 50.000 presenze.

La gestione

Nel 2021 ha Palazzo Strozzi ha registrato un'affluenza di 240mila visitatori e ha chiuso i conti con un sostanziale pareggio a fronte di proventi che sono tornati ai livelli pre-pandemici. La Fondazione è riuscita a generare risorse proprie pari al 32% dei proventi totali mentre il 40% proviene dai contribuiti privati e il 28% dalle istituzioni pubbliche. Di grande rilevanza l'impatto economico generato dalla Fondazione sul territorio che è stato pari a circa 30 milioni di euro, calcolato sulla base degli oltre 60mila visitatori esclusivi provenienti al di fuori dell'area metropolitana, che hanno visitato le mostre in programma nel 2021.

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Direttore Arturo Galansino da un lato il Rinascimento, dall'altro il mondo virtuale dell'arte immateriale: non le sembra un azzardo proporre in un'unica sede queste due realtà così distanti?
Devo ammettere che possiamo parlare di un azzardo se si pensa al contrasto tra una mostra come quella di Donatello e le opere di questa nuova rassegna. Tuttavia per noi si tratta di una scommessa, di un rischio che possiamo dire calcolato, parte di una strategia di contaminazione e interrelazione tra le arti. Ormai da anni abbiamo affermato una linea artistica che vede una commistione tra antico, moderno e contemporaneo, che è diventata una specificità dell'attività di Palazzo Strozzi. Con questo progetto ci spingiamo fino alle ultime tendenze del XXI secolo, le nuove frontiere dell'arte digitale, ma sempre con l'intenzione di realizzare un progetto “alla Palazzo Strozzi” in grado di unire ricerca, accessibilità e innovazione.

Refik Anadol “Machine Hallucinations - Renaissance Dreams” (2022) Installazione site specific per il cortile di Palazzo Strozzi AI Data Sculpture, Video loop LED wall, cm 900 x 600 Courtesy RAS - Refik Anadol Studio

Cosa ha determinato questa scelta?
Con Let's Get Digital! vogliamo riaffermare il ruolo di Palazzo Strozzi come piattaforma di sperimentazione, un luogo in cui poter confrontarsi con le ultime tendenze artistiche e culturali, di cui il mondo NFT è forse una delle più “calde”. La nostra intenzione è quella di affrontare un tema così attuale e non ancora storicizzato per far conoscere alcuni degli esempi più importanti di questo nuovo mondo.

È un'operazione per avvicinare due tipologie di pubblico?
Il pubblico di Palazzo Strozzi è vario e diversificato. Ci piace parlare di “pubblici”, infatti, perché negli anni abbiamo lavorato proprio per allargare sempre di più la nostra capacità di engagement, cercando con ogni mostra di parlare a tutti. Così come cerchiamo di avvicinare giovani e giovanissimi all'arte antica, con questo progetto cerchiamo di avvicinare un pubblico, giovane o non giovane, ma magari meno vicino a certe tematiche, a un'arte che sembra apparentemente lontana.

Quando ha pensato di organizzare Let's get Digital!?
Il progetto è nato in modo rapido in questi ultimi mesi dialogando con Serena Tabacchi che cura con me questa mostra, nella volontà di creare qualcosa che un'istituzione italiana non aveva ancora fatto in questo modo. A livello di programmazione si inserisce nel programma Palazzo Strozzi Future Art che dallo scorso anno abbiamo lanciato con la Fondazione Hillary Merkus Recordati: una linea di progetti che ha l'obiettivo di puntare su innovazione e contemporaneità con una dinamicità e una reattività molto forti nella relazione con il presente. L'installazione di JR della scorsa primavera è stato il primo capitolo di questo percorso: una reazione dell'arte alle limitazioni imposte dalla pandemia che è diventata un'immagine virale e un manifesto globale grazie alla forza immaginativa dell'artista nel rapporto con il nostro Palazzo.

Daniel Arsham “Eroding and Reforming Bust of Rome (One Year)”, 2021 NFT single-channel video with sound Owned by Pablo Rodriguez-Fraile Courtesy the artist

Come sono stati scelti gli artisti?
La scelta non è stata semplice proprio per le caratteristiche e il numero degli artisti parte di questo movimento, così fresco e in evoluzione. Grazie all'immediatezza della comunicazione digitale ci confrontiamo in maniera costante con davvero tante possibilità e approcci di artisti che sperimentano diverse modalità creative. La selezione fatta con Serena è partita da alcuni nomi che ormai possiamo definire mainstream della Criptoarte per guardare anche a posizioni eterogenee, per questo motivo abbiamo coinvolto Refik Anadol, celebre per la sua capacità di coinvolgere il pubblico tramite le sue monumentali installazioni che uniscono sensorialità e ricerca scientifica, o Beeple, che ormai è una vera e propria star del sistema dell'arte, non solo digitale, come testimonia la vendita del suo Everyday: The First 5000 Days per 69,3 milioni di dollari, posizionandolo come il terzo artista vivente più pagato di sempre, solo dopo a Jeff Koons e David Hockney. In parallelo però la mostra presenta opere di artisti come il collettivo italiano Anyma o Andrés Reisinger che sperimentano attraverso la musica e la poesia. Oppure artisti che riflettono in modo interdisciplinare sul rapporto tra architettura e scultura e dimensione digitale come Daniel Arsham o Krista Kim, una tra le poche donne ad essersi affermata in questo mondo.

Le opere che saranno esposte avranno un denominatore comune?
Il punto di partenza è l’essere opere NFT, legate alla tecnologia blockchain, ma al di là di questo, intendiamo raccontare ed esporre la varietà e le tante possibilità estetiche e creative che questo movimento artistico esprime. Obiettivo è quello di mostrare come non si parli di opere che vivono solo nei piccoli schermi dei nostri cellulari ma di artisti che sperimentano modalità installative diverse, immersive e multisensoriali.

Andrés Reisinger, “Arcadia” (2021) A collaborative work by Andrés Reisinger, Arch Hades e RAC. Video with sound (NFT), 9'48” Designers: Sebastian Baptista, Carlos Neda, Javier Bianchi. Courtesy the artist RFC Collection - Pablo Rodriguez-Fraile & Desiree Cason

La mostra avrà degli appuntamenti di didattica per meglio comprendere gli NFT?
Come per ogni mostra Palazzo Strozzi propone programmi di coinvolgimento del pubblico per approfondire temi e aspetti legati ai nostri progetti. In questo caso abbiamo in programma appuntamenti settimanali di visite alla mostra con approfondimenti dedicati alle specifiche parole chiave del mondo degli NFT per cercare di includere anche il pubblico meno esperto alla scoperta di termini come blockchain, wallet, criptovaluta o metaverso. I nostri social racconteranno tutto ciò e in mostra sarà presente uno spazio fisico di approfondimento, con un glossario e un'area lettura dedicati a questi temi. Abbiamo poi in programma la realizzazione di una conferenza pubblica in cui coinvolgere artisti ed esperti internazionali del settore.

Quali sono gli altri appuntamenti del programma Palazzo Strozzi Future Art?
La prossima iniziativa sarà legata alla mostra che dal 22 settembre 2022 dedicheremo a Olafur Eliasson , la sua prima personale in Italia (*). L'esposizione permetterà di immergersi nel mondo artistico di Olafur attraverso numerose opere, tra cui alcune installazioni site specific che saranno prodotte come parte del programma Palazzo Strozzi Future Art.

Tralasciando per un attimo l'aspetto artistico che ha determinato l'evento espositivo quale è il suo parere sul mercato degli NFT e della cripto-arte in generale con i rischi di bolle speculative sempre all'orizzonte per effetto delle cryptocurrency?
Non sono un reale esperto del mercato dell'arte, quindi non credo sia il mio ruolo dare consigli o indicazioni in merito. Quello di cui sono certo è che il fenomeno degli NFT è qualcosa di estremamente nuovo che ancora non ha espresso totalmente il suo potenziale. Il mercato più tradizionale dell'arte se ne è già accorto, tanto che le più importanti case d'aste e gallerie del mondo stanno già operando rendendo questi processi parte dei meccanismi più classici di vendita. Il rischio di fenomeni speculativi è ovviamente presente, come in qualsiasi altro settore, ma ritengo sia ancora presto parlare di “bolla”. Sicuramente si tratta di un mercato in grande espansione, che ha avuto una forte accelerazione nel periodo della pandemia e nella conseguente rincorsa al digitale. Dal mio punto di vista non penso che NFT e opere tradizionali siano da considerarsi in opposizione, bensì come complementari. Gli NFT sono un nuovo prodotto, non un'alternativa, qualcosa che va a sostituire altro. In questo senso assistiamo infatti a come molti collezionisti “tradizionali” si stiano affacciando anche al mercato delle opere NFT e mi auguro che viceversa i nuovi collezionisti della criptoarte si possano sempre più avvicinare al mondo più tradizionale dell'arte.

(*) Olafur Eliasson ha esposto nel lontano 1999 al Castello di Rivoli, con l'opera «Your Circumspection Disclosed» (La tua circospezione svelata), un'installazione site specific. Una sorta di camera oscura percorribile, che mediante l'uso di superfici riflettenti unisce lo spazio esterno e quello interno, permettendo ai visitatori di sperimentare una particolare visione e fare un'esperienza ottica e fisica allo stesso tempo.

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