Uno scrittore e la sua terra

«La vista da lassù, dall'alto delle cime, non ha nulla da invidiare al mare»

Il bello è vivere la montagna dove la natura viene rispettata e non oltraggiata da asfalto e cemento. Tra malghe e prati dove un tempo si faceva la legna.

di Carmine Abate

Uno scorcio della Val Rendena - Panorama delle Dolomiti di Brenta (ph. Carlo Baroni/Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A.).

5' di lettura

Sono nato a Carfizzi, un paese della Calabria fondato alla fine del Quattrocento dai profughi albanesi che scappavano dalla loro terra invasa dall'Impero Ottomano. Fino a sei anni parlavo solo l'arbëresh, l'albanese antico. L'italiano l'ho imparato a scuola. Da giovane sono emigrato in Germania, ad Amburgo, dove inizialmente ho lavorato in fabbrica e, dopo la laurea in Lettere, ho insegnato italiano nelle scuole tedesche. Quando ho deciso di tornare in Italia, ho scelto di stabilirmi in Trentino, a metà strada tra la Germania del Nord e la Calabria. Al di là dei calcoli geografici, mi ha attratto questa terra di confine, perché fin da subito l'ho percepita come terra di contatto e non di divisione tra gli uomini e le culture. Da qui cerco di raccontare con uno sguardo nuovo il Sud e il Nord dell'Europa; qui posso vivere in una realtà che è sintesi e simbiosi dei due mondi e che arricchisce culturalmente e umanamente. E soprattutto qui ci sono le montagne, i paesaggi trentini, che ho imparato ad amare. Lo confesso: essendo nato a pochi chilometri dallo Ionio, con negli occhi fin da bambino il vasto e liberatorio orizzonte marino, all'inizio mi sentivo soffocare dalle montagne, perché le vedevo da sotto. Quando ho cominciato a salire le cime, mi sono accorto che la vista da lassù non aveva nulla da invidiare a quella marina, anzi arricchiva il mio sguardo di immagini e paesaggi che stordiscono come una buona grappa profumata. Vedere le cose dall'alto, dalla maestosità delle montagne, ti fa toccare con mano la nostra pochezza; più la vista ha la possibilità di spaziare, maggiori e più in profondità sono le cose che vedi.

Ho frequentato e insegnato in diversi luoghi del Trentino: Rovereto, Folgaria, Fondo, Sarnonico, Coredo, Taio, Cles, Tuenno, Trento, Mattarello, Besenello, Arco, Riva del Garda. Devo a ognuno di questi luoghi e ai paesaggi vividi in cui sono immersi se il mio sguardo con il tempo è cambiato e mi sono liberato delle generalizzazioni e dei pregiudizi, miei e degli altri su di me. Da allora ho deciso di vivere per addizione in questa terra di mezzo, valorizzando le mie radici originarie e quelle nuove, trentine, che sono spuntate sotto i miei piedi. Le radici, se le viviamo in maniera folkloristica, non ci portano da nessuna parte, ma se abiti in profondità una terra, ecco che a un certo punto s'intrecciano, le vecchie e le nuove, e si rafforzano a vicenda. Per me, dunque, si è trattato di un lungo processo, che ho raccontato nei miei romanzi. Non è un caso se, dopo Tra due mari e La collina del vento, adesso ho sentito l'urgenza di scrivere un romanzo sulla montagna, trentina, svizzera e calabrese.

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Un esemplare di gallo cedrone. (Ph. Francesco Vaona/Fototeca Trentino Sviluppo S.p.A.)

Lo sto scrivendo a Besenello, dove vivo, un borgo ai piedi di Castel Beseno, uno dei più belli del Trentino. Dalla mia finestra vedo in alto la Scanuppia, la montagna di Besenello, famosa anche per la salita durissima che conduce alle baite e a Malga Palazzo. Ecco, a me interessa la montagna vissuta dalla gente del posto, quella delle malghe e dei prati da sfalciare, dove si andava a fare la legna, che poi si portava a valle con le slitte. Quando si arriva a piedi a Malga Palazzo, che si trova a circa 1.600 metri di altitudine, la fatica dell'ascesa viene compensata dal fascino della vista che si gode da lassù: le montagne che incoronano l'ampia vallata sottostante, l'Adige che serpeggia tra i paesi e le campagne punteggiate di vigneti e alberi da frutto e, in lontananza, la cima innevata del monte Baldo. Malga Palazzo, restaurata una decina di anni fa, apparteneva ai Conti Trapp, signori pure di Castel Beseno, era il loro casino di caccia. Oggi il superbo bosco di larici, abeti bianchi e rossi, è diventato la riserva naturale della Scanuppia, che si estende sul massiccio della Vigolana. È l'habitat ideale per caprioli e camosci, ma non è difficile avvistare l'aquila reale e, soprattutto, il gallo cedrone. Nelle notti di primavera è possibile ascoltare il suo canto d'amore: assomiglia a un ticchettio ritmato, a un fuoco di artificio rallentato, con pause e riprese improvvise. Canta solo per avvisare le sue amate che lui è pronto per l'amore, così innamorato che mentre canta non si accorge di nulla: era il momento in cui i cacciatori gli sparavano, durante le cosiddette battute di caccia “al canto”.

La riserva naturale protetta della Scanuppia è un paradiso di colori e profumi, come tutte le montagne del Trentino. Erba, pascoli, prati, fiori, fragoline selvatiche, lamponi, mirtilli, funghi. Neve in inverno e luce, in ogni stagione. Montagne di luce. Ma anche laghi di luce. Non a caso il mio nuovo romanzo che uscirà in autunno s'intitola: Il cercatore di luce. I miei romanzi nascono da immagini che, attraverso i miei occhi, entrano in me e si sedimentano. Questo è nato da un'immagine piena di luce, che mi inseguiva da anni. Anche i luoghi sono fondamentali in un romanzo, ci attirano a tal punto da farli entrare nei libri. Luoghi dell'anima che diventano protagonisti delle storie che raccontiamo. Io ne ho più di uno. Mi è assai caro Riva del Garda per la disarmante bellezza del suo lago: visto da vicino sembra un mare, circondato dalle montagne che si aprono all'orizzonte verso la Lombardia, con la battigia di sassolini come la spiaggia di Punta Alice, in Calabria. Quando arrivi da Rovereto e ti fermi su un terrazzo naturale sopra Torbole, è davvero un incanto il lago di Garda, con la luce che cade a perpendicolo dal cielo come una pioggia silenziosa. Sono attratto dai laghi trentini, Ledro, Lavarone, Molveno, Tenno, Toblino, Cei, che ti appaiono all'improvviso mentre passeggi, con le montagne che vi si specchiano come raddoppiate.

La bellezza dei paesaggi e della natura in Trentino ti lascia sempre a bocca aperta. Penso, per esempio, alle Pale di San Martino con le cime delle Dolomiti illuminate dal sole; la Val di Cembra e le Piramidi di terra a Segonzano, dove la natura ha agito come una scultrice; il sentiero scavato nella roccia che conduce al santuario di San Romedio; le cascate di Vallesinella a Madonna di Campiglio; il lago di Tovel, in Val di Non, nel Parco naturale Adamello Brenta: quando insegnavo a Tuenno, andavo ad ammirarlo, con quelle sue acque verdi e blu, un tempo addirittura rosse. Ma molti sono i luoghi del Trentino che ti fanno comprendere e vivere appieno la bellezza della natura. Soprattutto, laddove la natura viene rispettata e non oltraggiata da asfalto e cemento. Amare una terra significa tutelarne l'ambiente, per noi e per le generazioni future.

Carmine Abate.

Carmine Abate è nato nel 1954 a Carfizzi, un paese arbëresh della Calabria. Emigrato da giovane ad Amburgo, oggi vive in Trentino. Come narratore ha esordito in Germania con Den Koffer und weg! (1984), cui sono seguiti romanzi di successo e raccolte di racconti, tutti editi da Mondadori, tranne L'albero della fortuna (Aboca). I suoi libri, vincitori di numerosi premi, sono tradotti in Francia, Stati Uniti, Germania, Olanda, Grecia, Portogallo, Albania, Kosovo, Giappone e in arabo. Con La collina del vento (Mondadori) nel 2012 ha vinto il 50° Premio Campiello. Il suo prossimo romanzo, Il cercatore di luce, uscirà in autunno per Mondadori.

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